PADRI DEL DESERTO: AMMONAS (Ammone) – Introduzione
PADRI DEL DESERTO: AMMONAS (Ammone) – Introduzione

PADRI DEL DESERTO: AMMONAS (Ammone) – Introduzione

Biografia

Apoftegmi (testo)

Lettere (introduzione) – il testo delle lettere verrà gradualmente tradotto qui

ORTHODOX CHRISTIANITY THEN AND NOW: Life and Sayings of Holy Abba Ammonas  the Bishop

Discepolo di Antonio il Grande che, alla morte di quest’ultimo, prima di diventare Vescovo, pare che passò a dirigere la colonia di monaci di Pispir. Non ci sono dati certissimi ed il dubitativo lo mettiamo perché all’epoca in Egitto il nome Ammonas era abbastanza diffuso. A lui sono state attribuite 14 lettere che rappresentano un’ottima fonte – una delle più importanti dopo gli Apoftegmi – per conoscere il monachesimo primitivo fiorito nel deserto egiziano.

Alcune brevi note biografiche possono essere tracciate esaminando gli scritti che ci sono pervenuti a suo nome. Abbracciò la vita monastica in gioventù (XIII,6)1, svolse «molti lavori nel deserto e sui monti» (XI,5); fu discepolo di sant’Antonio e come sia diventato anche un padre spirituale. Nelle lettere, infatti, si rivolge autorevolmente ai suoi corrispondenti, chiamandoli “figli carissimi” (IV,1). Visse per qualche tempo con i suoi discepoli, ma poi li lasciò per vivere in maggiore solitudine: «Voglio che tu sappia che dal giorno in cui ti ho lasciato, Dio mi ha fatto prosperare in ogni cosa, fino a quando sono venuto al mio posto. E quando sono solo, Egli rende il mio cammino ancora più prospero e mi aiuta, segretamente o apertamente». (XIII,4). Questo non gli ha impedito di continuare a mantenere uno stretto rapporto con loro e, a quanto pare, li visitava periodicamente: “ … Se vado a visitarli, li affermerò molto con la dottrina dello stesso Spirito, e farò conoscere loro anche altre cose che non posso scrivere loro per lettera» (V,2).  

L’ Historia Monachorum e gli Apotegmi della serie alfabetica attribuita ad Ammonas Offrono alcune informazioni che consentono di confermare e ampliare i dati sulla vita dell’autore delle lettere:  

– fu discepolo di Antonio (Ammonas 7 e 8; Historia Monachorum 15);  

– visse 14 anni nel deserto di Scete nell’ascesi (Ammonas 3);  

– dovette subire varie prove, per un tempo abbastanza lungo, nei deserti (Ammonas 9);  

– Alla morte di sant’Antonio, gli succedette alla guida della comunità da lui diretta a Pispir, sulla sponda destra del fiume Nilo, nel basso Egitto (cfr Historia Monachorum 15);  

– si distinse per la sua grande gentilezza, tranquillità e dolcezza (Ammona 6, 8 e 10);  

– ad un certo momento, che non possiamo precisare, lasciò il suo posto, a capo della comunità semianacoretica del Pispir, venendo succeduto in quel ministero da un certo Pityrion (cfr Historia Monachorum 15); forse è a lui che si rivolge nella lettera XIII.

– fu nominato vescovo.

– Non conosciamo la data precisa della morte di Ammonas. Dobbiamo comunque porla sicuramente prima della stesura dell’Historia Monachorum, cioè alla fine del IV secolo (396?). Ammonas quindi visse, molto presumibilmente, nella seconda metà del IV secolo.  

La Chiesa greca lo ricorda il 26 gennaio e il sabato prima del cinquantesimo (dedicato agli “asceti”). La Menologia della Chiesa siriana lo celebra il 10 giugno. 

GLI APOFTEGMI (testi)

1. Un fratello chiese al padre Ammone: «Dimmi una parola». L’anziano gli disse: «Ecco, poniti in mente ciò che pensano i malfattori in prigione: essi domandano sempre a tutti dov’è il giudice e quando verrà, e piangono nell’attesa del castigo. Allo stesso modo il monaco deve sempre essere attento, e accusare l’anima sua dicendo: – Guai a me, come potrò presentarmi al tribunale di Cristo? . Come potrò giustificarmi dinanzi a lui? Se tu ripeti questo incessantemente, potrai salvarti».

2. Raccontano che il padre Ammone uccise una volta un basilisco: uscito nel deserto per attingere acqua al pozzo, vide un basilisco e si gettò con la faccia a terra dicendo: «Signore, chi deve morire, io o lui?». Immediatamente il basilisco fu squarciato dalla potenza di Cristo.

3. Il padre Ammone ha detto: «Ho trascorso quattordici anni a Scete chiedendo a Dio giorno e notte la grazia di vincere l’ira».

4. Uno dei padri raccontò che alle Celle vi era un monaco molto laborioso, che indossava una stuoia. Si recò un giorno dal padre Ammone. L’anziano lo vide vestito di una stuoia e gli disse: «Questo non ti giova a nulla». L’altro lo interrogò: «Sono preso da tre pensieri, se vagare nel deserto, se andare in terra straniera dove nessuno mi conosca, o se invece chiudermi in una cella, non rispondere a nessuno, e mangiare un giorno sì e un giorno no». Il padre Ammone gli disse: «Nessuna di queste tre cose ti giova. Rimani piuttosto nella tua cella, mangia un po’ ogni giorno, medita incessantemente nel tuo cuore la parola del pubblicano, e potrai salvarti».

5. Dei fratelli vennero a trovarsi in angustie nel luogo dove abitavano e, pensando di lasciarlo, si recarono dal padre Ammone. Ed ecco che l’anziano era in viaggio in barca; e, vedendoli camminare sulla riva del fiume, chiese ai barcaiuoli: «Mettetemi a terra!», e chiamò i fratelli: «Io sono quell’Ammone da cui volete andare!». Consolò i loro cuori e li convinse a ritornare donde erano partiti. Ciò che li angustiava infatti non era di danno alle loro anime, ma umana tribolazione.

6. Una volta il padre Ammone, venuto al fiume per attraversarlo, vi trovò un battello bene allestito, nel quale prese posto. Ed ecco sopraggiungerne un altro, che trasportava persone ragguardevoli. Gli dicono: «Vieni anche tu, padre, viaggia con noi». Ma egli dice: «Io salgo solo nell’imbarcazione pubblica». Egli aveva con sé un piccolo fascio di rami di palma, e sedeva intrecciando una corda e quindi disfacendola, finché l’imbarcazione non fu arrivata ed ebbe così raggiunto la riva. I fratelli si inchinarono davanti a lui dicendo: «Perché fai così?». Disse loro l’anziano: «Perché, avendo sempre il pensiero impegnato, io non divaghi». Ma questo è solo un esempio, per dire che dobbiamo percorrere con raccoglimento la via di Dio.

7. Un giorno il padre Ammone, uscito per recarsi dal padre Antonio, perse la strada. Si sedette allora per dormire un poco, quindi, alzatosi dal sonno, pregò Dio con queste parole: «Ti supplico, Signore Dio mio, non perdere la tua creatura!». E gli apparve come una mano d’uomo sospesa in cielo, che gli indicò la via, finché giunse e si fermò alla grotta del padre Antonio.

8. A questo padre Ammone, il padre Antonio profetizzò che doveva fare progressi nel timore di Dio; lo condusse fuori dalla cella e gli mostrò una pietra dicendogli: «Insultala e colpiscila!». Dopo che ebbe fatto così, il padre Antonio gli chiese: «Forse che la pietra ha detto qualcosa?». L’altro disse: «No». E il padre Antonio a lui: «Ecco, anche tu devi arrivare a questo punto». E così avvenne: il padre Ammone fece tali progressi che per la sua grande bontà ignorava completamente il male. In questa situazione, divenuto vescovo, gli venne condotta un giorno una giovane che era incinta, e gli dissero: «Il tale… ha commesso questo. Puniscili!». Egli invece, fatto un segno di croce sul suo ventre, diede ordine di darle sei paia di lenzuoli, perché, se al momento del parto o lei o il bimbo fossero morti, non mancasse qualcosa in cui seppellirli. Quelli che l’accusavano gli dissero: «Perché fai questo? Puniscili piuttosto!». Ma egli disse loro: «Non vedete fratelli che è vicina alla morte? E cosa posso fare io?». E la congedò; né mai l’anziano osò condannare qualcuno.

9. Raccontavano che un giorno alcuni si recarono dal padre Ammone per essere giudicati da lui. Ma egli finse di essere stupido. Una donna allora disse al suo vicino: «Questo vecchio è folle!». Il vecchio la udì e, chiamatala, le disse: «Ho fatto tanta fatica, nel deserto, per acquistare tale follia, e dovrei perderla oggi per te?».

10. Il padre Ammone venne un giorno a pranzo in un luogo dove vi era un fratello che godeva cattiva fama. E avvenne che la donna [con cui quel fratello era in relazione] giunse ed entrò nella cella del fratello che aveva cattiva fama. Gli abitanti di quel luogo, quando lo seppero, si agitarono e si radunarono, per mandarlo via dalla sua cella. Udendo che il vescovo Ammone si trovava in quel luogo, lo andarono a chiamare perché venisse con loro. Il fratello se ne accorse e nascose la donna in una grande botte. Quando la gente arrivò, il padre Ammone sapeva cos’era accaduto, e, per amore di Dio, volle nascondere la cosa. Entrato, si sedette sulla botte, e diede ordine che cercassero per tutta la cella. Quando ebbero frugato dappertutto senza trovare la donna, il padre Ammone disse: «Che cosa significa questo? Dio vi perdoni!». E dopo aver pregato, li fece uscire tutti; quindi prese la mano del fratello e gli disse: «Bada a te stesso, fratello!». Detto questo, se ne andò.

11. Fu chiesto al padre Ammone: «Qual è la via stretta e piena di tribolazioni?». Rispose: «È questa: fare violenza ai propri pensieri e recidere le proprie volontà per amore di Dio. Questo è anche il significato delle parole: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

LE LETTERE2

Le lettere di Ammonas. Il contenuto delle lettere di Ammonas offre senza dubbio più materiale e maggiori spunti di riflessione rispetto agli Apophthegmata: se in altri casi questi ultimi contengono un maggior numero di detti edificanti, consigli, parole di salvezza e indicazioni anche puntuali per il progresso spirituale personale, quelli attribuiti ad Ammonas sono piuttosto costruiti intorno ad episodi significativi o addirittura ad aneddoti. Inoltre, il genere letterario dell’epistola è molto efficace per una ricerca sul rapporto tra un padre o un maestro e un discepolo, in quanto rappresenta in sé uno strumento di «direzione», che mette in relazione le due parti distinte in modo netto e rende esplicito, già da una prima lettura, il ruolo del padre che si prende cura dei suoi figli spirituali. In particolare, l’importanza delle epistole di Ammonas risiede nel fatto che esse sono latrici di un’originale, se pur primitiva, mistica cristiana, indipendente da Origene ed Evagrio; un modello letterario è senza dubbio l’epistolario paolino: il « tredicesimo apostolo » non solo è spesso citato, ma anche è preso come modello. Come Paolo prova un grande amore per Timoteo, suo «figlio», tanto da ricordarsi di lui nella preghiera e gioire per le sue lacrime sincere e i suoi pianti, così Ammonas ricorda la pena dei suoi figli, prega per loro e desidera essere loro utile, donando loro non solo il Vangelo ma anche la sua vita. D’altronde l’essenza della corrispondenza scritta di Ammonas è contenibile in una sentenza di Paolo e nella sua spiegazione: «Per questo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore». Paolo ama i suoi figli con tutto il cuore e vuole che anche loro abbiano in dono la ricchezza che egli possiede affinché vivano con Dio e non abbiano più paura: questo è il medesimo sentimento che Ammonas prova per i suoi figli. Per Ammonas l’ascesi spirituale, il cammino verso la perfezione, pur essendo molto stretto e pieno di ostacoli, è accessibile a chiunque voglia mettersi su questa strada ed egli, come un padre responsabile, si sente investito dell’incarico di indicare tale via, lui che ha avuto delle esperienze faticose e in seguito ha potuto riflettere sull’azione dello Spirito Santo. La lingua originale delle lettere di Ammonas, come anche delle epistole di Antonio, fu probabilmente il copto, ma esse sono pervenute in diverse tradizioni linguistiche: ne restano quattordici in siriaco, tredici in georgiano, tre in armeno e due in etiopico, mentre più incerta è la recensione araba.

…il testo delle lettere verrà gradualmente tradotto qui

NOTE:

1 – I numeri romani indicano di quale carta si tratta; Numeri arabi, il paragrafo corrispondente. Citiamo secondo la numerazione siriaca.

2 – Mariachiara Giorda, Aspetti del discepolato nell’anacoretismo successivo ad Antonio: i «padri del deserto» del IV e V secolo

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