PATRISTICA

PORTALE PATRISTICA (in costante, lenta elaborazione)

Padri del Deserto


“Ed in essa Chiesa Cattolica è da guardare, che si tenga fermamente come principio di vera credenza quello, che dappertutto, che sempre, e da tutti è stato creduto come di fede. Imperocchè è ciò veramente Cattolico, come la forza della stessa parola ci esprime, che tutte le verità comprende senza eccezione di sorta. E siffatta cattolicità sarà tenuta da noi, ove seguitiamo la universalità, l’antichità, e la unanimità. E seguiremo certamente la universalità, qualora noi confessiamo quella essere l’unica e vera fede, che tutta la Chiesa in tutto il mondo professa; l’antichità, ove noi punto non ci scostiamo dal sentire professato e dichiarato dai santi nostri Padri e Maggiori; la unanimità finalmente, se nella medesima antichità noi consentiremo colle definizioni ed i placiti di tutti, o quasi tutti i vescovi e dottori di santa Chiesa”.

VINCENZO DI LERINO, Commonitorium

PORTALE

sTORIA DELLA CHIESA

II secolo

I PADRI APOSTOLICI



Didaché (I-II sec.)

Didaché: La dottrina dei dodici Apostoli
Didaché: La dottrina dei dodici Apostoli

Il Pastore di Erma – (tra 130 e 140)

Gli apologeti

Sant’Aristide Marciano – (v. 130/140 – ?)

San Giustino Martire – (? – 165)

Atenagora di Atene – (v. 180 – ?)

Tatiano (Taziano) il Siro – discepolo di Giustino (155/172)

Melitone di Sardi – (v. 160/170 – ?)

San Teofilo d’Antiochia – (v. 180 – ?)

Lettera a Diogneto – (tra 140 e 200)

IV secolo


Nato ad Alessandria d’Egitto, Atanasio ricevette una solida formazione teologica e filosofica. Fin da giovane fu testimone delle ultime grandi persecuzioni romane e strinse un legame profondo con i monaci del deserto egiziano. Nel 325, ancora semplice diacono e segretario del patriarca Alessandro, partecipò al Primo Concilio Ecumenico di Nicea, dove si distinse come il più acuto oppositore del sacerdote Ario, il quale negava la piena divinità di Cristo. Divenuto Patriarca di Alessandria nel 328, Atanasio dedicò i successivi 45 anni di episcopato alla difesa del dogma niceno. La sua fermezza gli costò l’odio della corte imperiale, spesso incline ai compromessi con gli ariani. Subì ben cinque esili per ordine di quattro diversi imperatori, passando in totale ben 17 anni lontano dalla sua sede, spesso nascosto tra i monaci del deserto o in cimiteri sotterranei. La sua resistenza solitaria coniò il motto “Athanasius contra mundum” (Atanasio contro il mondo). La Chiesa Ortodossa lo venera come il “Pilastro dell’Ortodossia”.

  • Sull’Incarnazione del Verbo
  • Tre discorsi contro gli ariani
  • Lettere festali
  • Vita di Antonio.

Padri del Deserto (vai alla pagina dedicata)

Ammonas (Ammone) – ApoftegmiLettere

Nato a Cesarea di Cappadocia in una famiglia straordinaria di santi (tra cui la madre Emelia, la sorella Macrina e il fratello Gregorio di Nissa), Basilio studiò nelle migliori scuole di Costantinopoli e Atene, dove legò la sua vita a una fraterna e imperitura amicizia con Gregorio il Teologo. Dopo una brillante giovinezza, abbandonò la carriera retorica per farsi monaco lungo il fiume Iris. Nel 370 fu eletto Arcivescovo di Cesarea. Si rivelò un genio poliedrico: difese strenuamente la fede ortodossa contro l’imperatore ariano Valente (il quale, impressionato dalla dignità di Basilio che si rifiutava di cedergli le chiese, rinunciò a esiliarlo) e codificò le regole del monachesimo cenobitico. Inoltre, realizzò alle porte di Cesarea la cosiddetta “Basiliade”, un immenso complesso edilizio dotato di ospedali, ospizi per i poveri e scuole professionali, inventando di fatto le prime strutture assistenziali pubbliche della storia. Logorato dalle malattie e dalle fatiche ascetiche, morì a soli 49 anni.

  • Trattato sullo Spirito Santo
  • Omelie sull’Esamerone
  • Regole ampie e Regole brevi
  • Discorso ai giovani sull’utilità della letteratura pagana
  • La struttura testuale della Divina Liturgia di San Basilio
  • Le lettere


Anima sensibile, poetica e profondamente incline alla contemplazione solitaria, Gregorio nacque a ad Arianzos, vicino a Nazianzo (Cappadocia), dove suo padre era vescovo. Dopo i lunghi studi ad Atene, visse per un periodo l’ideale monastico insieme a Basilio il Grande. Suo padre lo ordinò sacerdote quasi a forza, un “sopruso” d’amore che spinse Gregorio a fuggire temporaneamente nel deserto prima di accettare il ministero pastorale. Nel 379, quando Costantinopoli era quasi interamente in mano agli ariani e l’Ortodossia sembrava morente nella capitale, Gregorio vi si trasferì. Iniziò a predicare in una casa privata trasformata in cappella, chiamata Anastasis (Risurrezione), dove la sua straordinaria eloquenza e profondità trinitaria ribaltarono le sorti della fede, riconducendo la città all’ortodossia nicena. Fu nominato Patriarca di Costantinopoli e presiedette il Secondo Concilio Ecumenico (381). Tuttavia, disgustato dalle invidie e dalle divisioni politiche tra i vescovi, preferì dare le dimissioni con un celebre discorso d’addio e ritirarsi nella solitudine natia a scrivere poesie e lettere fino alla morte.

  • I Cinque Discorsi Teologici (Omelie 27-31)
  • Lettere teologiche
  • Poesie

Nato ad Antiochia di Siria, Giovanni fu educato alla celebre scuola del retore pagano Libanio, che vedeva in lui il suo successore, prima che il giovane scegliesse la via della Chiesa. Dopo la morte della madre, passò diversi anni come eremita sulle montagne, vivendo in ascesi estrema e studiando le Scritture, un’esperienza che gli compromise permanentemente la salute ma ne forgiò lo spirito. Tornato ad Antiochia, fu ordinato sacerdote e per dodici anni incantò la città con le sue omelie esegetiche, guadagnandosi l’epiteto di Chrysostomos (“Bocca d’oro”). Nel 397, a sua insaputa e quasi rapito per evitare tumulti popolari, fu consacrato Arcivescovo di Costantinopoli. Nella capitale imperiale, Giovanni attuò riforme radicali: ridusse i lussi del clero, vendette i beni preziosi dell’episcopio per sfamare i poveri e tuonò dal pulpito contro l’ingiustizia sociale e la corruzione della corte, attirandosi l’astio feroce dell’imperatrice Eudossia. Deposto illegalmente da un sinodo pilotato dai suoi nemici, fu condannato all’esilio. Costretto a marciare a piedi sotto il sole cocente verso i confini del Mar Nero, morì di stenti a Comana in Ponto, pronunciando come ultime parole: “Gloria a Dio per tutte le cose!”.

  • Trattato sul Sacerdozio
  • L’immenso corpus di Omelie (sulla Genesi, sui Vangeli di Matteo e Giovanni, e sulle Lettere di Paolo)
  • La struttura centrale della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

VI – VIII secolo

La Sintesi Teologica e la Difesa delle Sante Icone

Di nobile origine costantinopolitana, Massimo ricevette un’educazione enciclopedica e divenne capo della cancelleria dell’imperatore Eraclio. Intorno al 614, spinto dal desiderio di una vita interamente dedicata a Dio, lasciò la corte per farsi monaco a Crisopoli. Fu la mente più lucida e coraggiosa del VII secolo. Quando l’imperatore e i patriarchi orientali appoggiarono l’eresia del monotelismo (secondo cui Cristo aveva una sola volontà, quella divina, annullando di fatto la reale libertà della sua natura umana) nel tentativo di fare un compromesso politico con i monofisiti, Massimo si oppose fermamente. Viaggiò in tutto l’Impero, da Alessandria a Roma, per organizzare la resistenza teologica. Arrestato dalle truppe imperiali, fu portato a Costantinopoli e processato per tradimento. Avendo rifiutato ogni compromesso con gli eretici, all’anziano monaco venne tagliata la lingua (con cui predicava) e recisa la mano destra (con cui scriveva). Esiliato nella remota regione della Lazica (Caucaso, Georgia), morì pochi mesi dopo a causa delle torture. Fu pienamente riabilitato pochi anni dopo dal Sesto Concilio Ecumenico, che assunse la sua teologia come dogma.

  • Ambigua.
  • Questioni a Talassio.
  • Mistagogia.
  • Centurie sulla carità.

Giovanni nacque a Damasco, che all’epoca era già sotto il dominio del Califfato arabo omayyade. Nonostante fosse cristiano, la sua famiglia godeva di immenso prestigio, e Giovanni ereditò dal padre la carica di alto funzionario e tesoriere del Califfo. Intorno al 700, lasciò la vita mondana e si ritirò nel celebre monastero di San Saba, nel deserto della Giudea, dove fu ordinato sacerdote. Quando a Costantinopoli l’imperatore Leone III Isaurico scatenò la tempesta dell’iconoclastia (la distruzione delle immagini sacre), Giovanni, protetto dal fatto di vivere fuori dai confini dell’Impero bizantino, divenne il difensore teologico più accanito delle icone. La tradizione narra che l’imperatore, furioso, fece falsificare una lettera per far accusare Giovanni di tradimento davanti al Califfo, il quale gli fece tagliare la mano destra; la notte stessa, Giovanni pregò davanti all’icona della Madre di Dio, e la sua mano fu miracolosamente riattaccata (in memoria di questo miracolo nacque l’icona della Tricherousa, la Vergine con tre mani). Passò il resto dei suoi giorni a San Saba scrivendo trattati dogmatici e componendo i più bei canoni liturgici della Chiesa Ortodossa.

  • Fonte della conoscenza (divisa in Dialettica, Sulle Eresie e Esposizione della fede ortodossa).
  • Tre discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini.
  • I testi innografici del libro liturgico dell’Octoechos (Libro degli Otto Toni).

X – XI secolo

Il Rinnovamento Mistico e la Teologia della Luce

Nato a Galazia (in Paphlagonia, Asia Minore) da una famiglia dell’aristocrazia provinciale, Simeone fu inviato giovanissimo a Costantinopoli per ricevere un’educazione superiore e intraprendere la carriera politica alla corte imperiale. Tuttavia, a soli 14 anni, l’incontro con il monaco Simeone il Pio (noto come lo Studita) cambiò radicalmente la sua vita. Sotto la sua guida spirituale, il giovane iniziò una pratica ascetica intensa, durante la quale sperimentò la sua prima e travolgente visione della Luce divina increata. A 27 anni entrò definitivamente nel celebre monastero di Studion e, successivamente, fu nominato igumeno del monastero di San Mamas a Costantinopoli.Simeone trovò il monastero in una condizione di grave decadenza spirituale e lo riformò con fermezza, incentrando la vita dei monaci sulla confessione quotidiana dei pensieri e sulla ricerca cosciente del Santo Spirito. Questa sua radicalità, unita all’affermazione che Dio può essere esperito sensibilmente e interiormente già in questa vita, attirò la forte opposizione del clero secolare. Il suo principale avversario, Stefano di Nicomedia (sincello del Patriarca), lo accusò di arroganza e di aver tributato un culto pubblico al suo padre spirituale defunto senza l’autorizzazione sinodale. Nel 1009 Simeone fu condannato all’esilio a Paloukiton, sulle rive del Bosforo. Lì, lungi dal disperarsi, fondò un nuovo monastero dedicato a santa Marina. Fu richiamato dall’esilio pochi anni dopo, ma rifiutò di tornare a Costantinopoli, preferendo rimanere nella quiete della sua nuova comunità fino alla morte.Le Catechesi (34 Discorsi): Omelie rivolte ai suoi monaci durante gli anni a San Mamas. Sono un capolavoro di teologia pastorale e ascetica, incentrate sulla necessità della conversione, sulle lacrime di pentimento (penthos) e sulla maternità spirituale.

  • Gli Inni dell’Amore Divino (58 Inni): Una raccolta di poesie mistiche di straordinaria bellezza e intensità. In essi Simeone descrive, con un linguaggio audace e paradossale, le sue visioni della Luce divina e l’unione nuziale dell’anima con Cristo.
  • I Discorsi Etici (15 Trattati): Opere di carattere più dogmatico in cui Simeone affronta temi come la creazione, la caduta dell’uomo, la redenzione operata da Cristo e la teologia sacramentale, difendendo la realtà della divinizzazione (theosis).
  • I Capitoli Teologici, Gnostici e Pratici (Centurie): Brevi sentenze e aforismi spirituali modellati sulla tradizione dei Padri del deserto, scritti per guidare i monaci nella vigilanza interiore e nella preghiera.

XIV secolo

La Tarda Patristica e il Trionfo dell’Esicasmo

Nato a Costantinopoli da una famiglia aristocratica legata alla corte dell’imperatore Andronico II, Gregorio ricevette un’educazione filosofica eccellente, stupendo i dotti dell’epoca per la sua comprensione di Aristotele. All’età di vent’anni, rifiutando una brillante carriera politica, convinse l’intera famiglia (madre, fratelli e sorelle) a prendere i voti monastici. Egli stesso si recò al Monte Athos, dove visse per anni nell’ascesi più rigorosa e nell’unione mistica sotto la guida di anziani spirituali. Intorno al 1330, il monaco intellettuale Barlaam di Calabria giunse a Costantinopoli e iniziò ad attaccare pubblicamente i monaci esicasti dell’Athos, accusandoli di ignoranza e di eresia perché affermavano di poter vedere la Luce divina increata durante la preghiera profonda. Gregorio scese in campo per difendere i monaci: con una profondità filosofica e teologica immensa, palesò che l’uomo può realmente unirsi a Dio non attraverso la sua essenza inaccessibile, ma attraverso le sue “energie increate”, le stesse che avvolsero gli apostoli sul Monte Tabor. La disputa teologica divenne feroce e si intrecciò con la guerra civile bizantina; Gregorio fu persino imprigionato per un periodo. Infine, i Concili di Costantinopoli diedero pienamente ragione a Palamas. Divenuto Arcivescovo di Salonicco, fu anche catturato dai pirati ottomani e tenuto prigioniero per un anno, durante il quale sostenne dialoghi teologici con i dotti musulmani prima di essere riscattato. È considerato il secondo teologo dell’Ortodossia.

  • Triadi in difesa dei sacri esicasti.
  • Il Tomo Agioritico.
  • Centoquaranta capitoli.
  • Omelie.
image_pdfimage_print