San Basilio: Lettera 69 a Sant’Atanasio

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San Basilio: Lettera 69 a Sant’Atanasio

Ecco la traduzione della lettera:

Lettera LXIX

Ad Atanasio, vescovo di Alessandria.

1. Con il trascorrere del tempo, si conferma continuamente l’opinione che nutro da lungo tempo per la vostra santità; o meglio, tale opinione è rafforzata dal corso quotidiano degli eventi. La maggior parte degli uomini si accontenta infatti di vigilare, ciascuno, su ciò che rientra specificamente nella propria provincia; non è così per voi, la cui sollecitudine per tutte le Chiese non è inferiore a quella che provate per la Chiesa che vi è stata espressamente affidata dal nostro comune Signore; dal momento che non lasciate passare momento senza parlare, esortare, scrivere e inviare emissari, i quali di volta in volta offrono i migliori consigli in ogni emergenza che si presenti.

Ora, dai ranghi del vostro venerabile clero, avete inviato il venerando fratello Pietro, che ho accolto con grande gioia. Ho anche approvato il nobile scopo del suo viaggio, che egli manifesta in conformità ai comandi di Vostra Eccellenza, nel promuovere la riconciliazione laddove trova opposizione e nell’operare l’unione anziché la divisione. Nell’intento di offrire un contributo all’azione che si sta intraprendendo in questa materia, ho pensato di non poter fare inizio più opportuno che ricorrere a Vostra Eccellenza, come al capo e al guida di tutti, e trattarvi al tempo stesso da consigliere e comandante dell’impresa.

Ho pertanto deciso di inviare alla vostra reverenza il nostro fratello Doroteo, diacono della Chiesa sotto la guida del molto onorevole vescovo Melezio, essendo egli un energico sostenitore della fede ortodossa e con un fervente desiderio di vedere la pace delle Chiese. Spero che i risultati saranno tali che, seguendo i vostri suggerimenti (che potete offrire con minore probabilità di errore, sia per la vostra età che per la vostra esperienza negli affari, e perché possedete in misura maggiore di tutti gli altri l’aiuto dello Spirito), egli possa così tentare il raggiungimento dei nostri obiettivi. Lo accoglierete, ne sono certo, e lo guarderete con occhi benevoli. Lo rafforzerete con l’aiuto delle vostre preghiere; gli darete una lettera come viatico per il viaggio; gli concederete, come compagni, alcuni degli uomini buoni e fidati che avete accanto; e così lo avvierete rapidamente sul cammino verso ciò che lo attende.

Mi è parso opportuno inviare una lettera al vescovo di Roma, pregandolo di esaminare le nostre condizioni e, poiché vi sono difficoltà, affinché vengano inviati rappresentanti dall’Occidente per mezzo di un decreto sinodale generale, di consigliargli di esercitare la propria autorità personale nella questione, scegliendo persone idonee a sostenere le fatiche di un viaggio — idonee, altresì, per mitezza e fermezza di carattere, a correggere gli indisciplinati qui tra noi; capaci di parlare con la dovuta riserva e adeguatezza, e perfettamente a conoscenza di tutto ciò che è stato compiuto dopo Rimini per annullare le misure violente lì adottate. Consiglierei che, senza che alcuno ne sappia nulla, essi viaggino verso di qua per via di mare, attirando il meno possibile l’attenzione, al fine di sfuggire alla vista dei nemici della pace.

2. Un punto su cui alcuni da queste parti insistono, molto necessariamente, come appare chiaro persino a me stesso, è che si debba scacciare l’eresia di Marcello, in quanto grave, dannosa e contraria alla retta fede. Infatti, fino a questo momento, in tutte le lettere che scrivono, essi continuano ad anatemizzare apertamente il famigerato Ario e a ripudiarlo dalle Chiese. Tuttavia, non attribuiscono alcuna colpa a Marcello, il quale ha proposto un’eresia diametralmente opposta a quella di Ario, ha empiamente attaccato l’esistenza stessa della Divinità dell’Unigenito e ha inteso erroneamente il termine “Verbo”. Egli concede infatti che l’Unigenito sia stato chiamato “Verbo” uscendo al momento del bisogno e a tempo debito, ma afferma che Egli sia poi ritornato a Colui da cui era uscito, non avendo alcuna esistenza prima della Sua uscita, né ipostasi dopo il Suo ritorno. I libri in mio possesso che contengono i suoi scritti empi stanno a prova di ciò che dico.

Nondimeno essi non lo hanno mai condannato apertamente, e sono a questo riguardo colpevoli del fatto che, essendo fin dall’inizio nell’ignoranza della verità, lo abbiano accolto nella comunione della Chiesa. L’attuale stato delle cose rende specialmente necessario richiamare l’attenzione su di lui, affinché a coloro che cercano la propria opportunità sia impedito di ottenerla dal fatto che uomini saldi siano uniti alla vostra santità, e tutti coloro che sono vacillanti nella vera fede siano apertamente riconosciuti; cosicché possiamo sapere chi sta dalla nostra parte e non lottare, come in una battaglia notturna, senza poter distinguere tra amici e nemici.

Vi scongiuro soltanto che il diacono che ho menzionato sia inviato con il primo imbarco possibile, affinché almeno alcuni dei fini per cui preghiamo possano essere raggiunti nel corso dell’anno venturo. Una cosa, tuttavia, che già comprendete prima ancora che io la menzioni e a cui sono certo presterete attenzione, è che, quando verranno, se Dio vuole, non devono farsi promotori di scismi tra le Chiese; ed anche se dovessero trovare alcuni che hanno motivi personali di disaccordo reciproco, non devono lasciare intentato alcun mezzo per unire tutti coloro che la pensano allo stesso modo. Siamo infatti tenuti a considerare prioritari gli interessi della pace e a rivolgere prima di tutto l’attenzione alla Chiesa di Antiochia, affinché la sua parte sana non si amnali a causa di divisioni per motivi personali. Ma voi stesso presterete più completa attenzione a tutte queste questioni non appena, per benedizione di Dio, vedrete ognuno affidarvi la responsabilità di assicurare la pace della Chiesa.

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