Lettera LXVII.
Ad Atanasio, vescovo di Alessandria.
Nella mia precedente lettera mi era parso sufficiente indicare a Vostra Eccellenza che tutta la porzione del popolo della santa Chiesa di Antiochia salda nella fede dovrebbe essere condotta alla concordia e all’unità. Il mio scopo era di rendere chiaro che le fazioni, attualmente divise in più parti, dovrebbero unirsi sotto il vescovo Melezio, amato da Dio. Ora lo stesso amato diacono, Doroteo, ha chiesto una spiegazione più precisa su questi temi, e sono pertanto indotto a precisare che vedere costui alla guida delle Chiese del Signore è la preghiera dell’intero Oriente, oltre che l’ardente desiderio di chi, come me, gli è così intimamente legato. È un uomo dalla fede irreprensibile; la sua condotta di vita è di una nobiltà incomparabile; egli si erge, per così dire, alla testa dell’intero corpo della Chiesa, mentre tutti gli altri non sono che membra disgiunte. Per ogni ragione è dunque necessario, oltre che vantaggioso, che gli altri si uniscano a lui, proprio come i ruscelli più piccoli si uniscono ai grandi fiumi.
Riguardo agli altri, tuttavia, è necessaria una certa cautela nella gestione, adeguata alla loro posizione e adatta a pacificare il popolo. Ciò si accorda con la vostra stessa saggezza e con la vostra ben nota prontezza ed energia. Non è del resto affatto sfuggito alla vostra intelligenza che questa medesima linea di condotta è già stata raccomandata dagli Occidentali che sono in accordo con voi, come ho appreso dalle lettere recatemi dal beato Silvano.




