del Vescovo e Santo russo, Ignazio Brjanchaninov
Sulla penitenza
«Pentitevi e credete al Vangelo! Pentitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mc 1,15; Mt 4,17). Queste furono le prime parole della predicazione del Dio-Uomo. Queste stesse parole Egli rivolge a noi ancora oggi per mezzo del Vangelo.
Quando il peccato crebbe in maniera virale nel mondo, scese sulla terra l’onnipotente Medico. Egli scese nel paese dell’esilio, nel paese dei nostri tormenti e sofferenze che precedono il supplizio eterno nell’inferno e annunciò la liberazione, il sollievo, la guarigione a tutti gli uomini, senza alcuna eccezione. «Pentitevi!»
La forza della penitenza si fonda sulla forza di Dio: il Medico è onnipotente e il farmaco da Lui somministrato è onnipotente.
Allora – durante la Sua predicazione sulla terra – il Signore chiamava alla guarigione tutti coloro che soffrivano per il peccato, non riconoscendo alcun peccato come incurabile. E anche ora Egli continua a chiamare tutti, promette e dona il perdono di ogni peccato, la guarigione di ogni infermità peccaminosa.
O viandanti terreni! O voi tutti, che correte o siete trascinati lungo la via larga, tra il rumore incessante delle preoccupazioni terrene, dei divertimenti e dei piaceri, su fiori mescolati a spine pungenti, affrettandovi lungo questa via verso il fine a tutti noto e da tutti dimenticato, verso l’oscura tomba, verso un’eternità ancora più oscura e terribile: fermatevi! Scuotete via l’incanto del mondo che vi tiene costantemente prigionieri! Ascoltate ciò che il Salvatore vi annuncia, prestate la dovuta attenzione alle Sue parole! «Pentitevi e credete al Vangelo», Egli vi dice, «pentitevi: perché il regno dei cieli è vicino».
È estremamente necessario per voi, viandanti terreni, prestare piena attenzione a questa esortazione essenzialmente utile e salvifica: altrimenti raggiungerete la tomba, raggiungerete la polvere e le porte dell’eternità senza aver acquisito alcuna corretta nozione né dell’eternità, né dei doveri di chi vi entra, preparandovi in essa solo giusti castighi per i vostri peccati. Il più grave dei peccati è la disattenzione alle parole del Salvatore, il disprezzo per il Salvatore. «Pentitevi!»
Lusinghiera e ingannevole è la via della vita terrena: per chi la inizia appare come un campo infinito colmo di realtà; per chi l’ha compiuta appare come la via più breve, costellata di sogni vuoti. «Pentitevi!»
E la gloria, e la ricchezza, e tutte le altre acquisizioni e vantaggi corruttibili, per ottenere i quali il peccatore accecato impiega tutta la vita terrena e tutte le forze dell’anima e del corpo, egli dovrà lasciarli in quegli istanti in cui viene violentemente tolta dall’anima la sua veste – il corpo, quando l’anima viene condotta da angeli inesorabili al giudizio del Dio giusto, a lei ignoto e da lei disprezzato. «Pentitevi!»
Gli uomini si affaticano e si affrettano ad arricchirsi di conoscenze, ma solo di quelleconoscenze di poca importanza, utili solo per il tempo presente, atte a soddisfare i bisogni, le comodità e i capricci della vita terrena. La conoscenza e l’opera essenzialmente necessarie, per le quali unicamente ci è stata donata la vita terrena – la conoscenza di Dio e la riconciliazione con Lui per mezzo del Redentore – noi le disprezziamo del tutto. «Pentitevi!»
Fratelli! Esaminiamo imparzialmente, alla luce del Vangelo, la nostra vita terrena. Essa è nulla! Tutti i suoi beni vengono tolti dalla morte, e spesso molto prima della morte da varie circostanze impreviste. Questi beni corruttibili, che svaniscono così presto, non sono degni di essere chiamati beni! Piuttosto, sono inganni, reti. Coloro che restano impigliati in queste reti e ne vengono avvolti, rimangono privi dei beni veri, eterni, celesti e spirituali, elargiti dalla fede in Cristo e dal seguirLo lungo la via misteriosa del vivere evangelico. «Pentitevi!»
In quale terribile cecità ci troviamo! Com’è evidente in questa cecità la nostra caduta! Vediamo la morte dei nostri fratelli; sappiamo che essa attende infallibilmente e, forse, molto presto anche noi, perché nessuno degli uomini è rimasto per sempre sulla terra; vediamo che a molti, anche prima della morte, viene meno la prosperità terrena, che essa si trasforma spesso in sventura, simile a un quotidiano assaporare la morte. Nonostante ciò, testimonianza così evidente dell’esperienza stessa, inseguiamo i soli beni temporali come se fossero permanenti, eterni. Su di essi soltanto è rivolta tutta la nostra attenzione! Dio è dimenticato! L’eternità maestosa e insieme terribile è dimenticata! «Pentitevi!»
Tutti i beni corruttibili, fratelli, ci tradiranno infallibilmente: ai ricchi verrà meno la loro ricchezza, ai gloriosi la loro gloria, ai giovani la loro giovinezza, ai sapienti la loro sapienza. Solo un unico bene eterno e sostanziale può acquisire l’uomo durante il suo pellegrinaggio terreno: la vera conoscenza di Dio, la riconciliazione e l’unione con Dio, donate da Cristo. Ma per ricevere questi beni supremi bisogna anche lasciare la vita peccaminosa, bisogna odiarla. «Pentitevi!» «Pentitevi!» Che cosa significa pentirsi? Significa: riconoscere, rincrescersi per i propri peccati, abbandonarli – rispondeva un grande santo Padre a tale domanda – e non tornare più ad essi [1]. In questo modo molti peccatori si sono trasformati in santi, molti iniqui in giusti. «Pentitevi!», rigettate da voi non solo i peccati evidenti – l’omicidio, la rapina, la fornicazione, la calunnia, la menzogna – ma anche i divertimenti perversi, i piaceri carnali, le fantasie colpevoli e i pensieri illeciti – tutto, tutto ciò che è proibito dal Vangelo. Lavate la vita precedente e peccaminosa con le lacrime di un sincero pentimento.
Non dire a te stesso nello sconforto e nella debolezza dell’anima: «Sono caduto in peccati gravi; ho acquisito con una lunga vita peccaminosa abitudini viziose: col tempo esse sono diventate come proprietà naturali, rendendo per me impossibile il pentimento» [2]. Questi pensieri oscuri te li suggerisce il tuo nemico, da te ancora non notato e non compreso [3]: egli conosce la potenza della penitenza e teme che la penitenza ti strappi dal suo potere – e cerca di allontanarti dalla penitenza, attribuendo debolezza all’onnipotente medicina di Dio.
L’Istitutore della penitenza è il tuo Creatore, che ti ha creato dal nulla. Tanto più facilmente Egli può ricrearti, trasformare il tuo cuore: rendere un cuore amante di Dio partendo da un cuore amante del peccato; rendere un cuore puro, spirituale, santo, da un cuore sensuale, carnale, malintenzionato, voluttuoso.
Fratelli! Riconosciamo l’ineffabile amore di Dio verso il genere umano caduto. Il Signore si è fatto uomo affinché, attraverso l’incarnazione, rendesse possibile per Se stesso prendere su di Sé i castighi meritati dagli uomini e con il castigo del Santissimo riscattare i colpevoli dal castigo. Cosa Lo ha attirato qui da noi sulla terra, nel paese del nostro esilio? Le nostre giustizie? No! Lo ha attirato a noi quella condizione miserevole in cui ci ha gettati la nostra peccaminosità.
Peccatori! Facciamoci coraggio. Per noi, proprio per noi, il Signore ha compiuto la grande opera della Sua incarnazione; alle nostre malattie Egli ha volto lo sguardo con inconcepibile misericordia. Smettiamo di esitare! Smettiamo di scoraggiarci e di dubitare! Pieni di fede, di zelo e di gratitudine accostiamoci alla penitenza: per mezzo di essa riconciliamoci con Dio. «Se l’empio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutti i Miei decreti e agisce con giustizia, rettitudine e misericordia, egli vivrà e non morirà: nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma per la giustizia che ha praticato, vivrà» (Ez 18,21–22). Tale promessa Dio rivolge al peccatore per bocca del Suo grande profeta.
Corrispondiamo, secondo le nostre deboli forze, al grande amore del Signore verso di noi. Come possono corrispondere all’amore del Creatore le Sue creature cadute? Pentiamoci!
Pentiamoci non solo con le labbra; testimoniamo la nostra penitenza non solo con poche e brevi lacrime, non con la sola partecipazione esteriore al culto divino o nell’adempimento dei riti ecclesiastici, di cui si accontentavano i farisei. Portiamo, insieme alle lacrime e alla pietà esteriore, anche un frutto degno di penitenza: cambiamo la vita peccaminosa in vita evangelica. «Perché volete morire, o casa d’Israele!» (Ez 18,31). Perché perite, cristiani, nei vostri peccati per la morte eterna? Perché l’inferno si riempie di voi, come se nella Chiesa di Cristo non fosse stata istituita l’onnipotente penitenza? È stato dato questo dono infinitamente buono alla casa d’Israele – ai cristiani – e in qualunque tempo della vita, qualunque siano i peccati, esso agisce con la medesima forza: purifica ogni peccato, salva chiunque ricorra a Dio, fosse pure negli ultimi istanti prima della morte.
«Perché volete morire, o casa d’Israele!» I cristiani periscono definitivamente di morte eterna perché per tutto il tempo della vita terrena non fanno altro che violare i voti del battesimo, servendo unicamente il peccato; essi periscono perché non degnano della minima attenzione la Parola di Dio che annuncia loro la penitenza. Negli istanti stessi prima della morte non sanno approfittare della forza onnipotente della penitenza! Non sanno approfittarne perché non hanno ricevuto alcuna nozione del cristianesimo o ne hanno ricevuta una del tutto insufficiente e confusa, che dovrebbe essere chiamata piuttosto completa ignoranza che vera conoscenza.
«Com’è vero che Io vivo, dice il Signore…» quasi costretto a rafforzare l’assicurazione davanti ai non credenti e a destare l’attenzione in chi non ascolta – «com’è vero che Io vivo, dice il Signore: non voglio la morte del peccatore, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva… perché volete morire, o casa d’Israele?» (Ez 33,11).
Dio conosceva la debolezza degli uomini, sapeva che anche dopo il battesimo sarebbero caduti in peccato: per questo motivo Egli ha istituito nella Sua Chiesa il sacramento della penitenza, con il quale vengono purificati i peccati commessi dopo il battesimo. La penitenza deve accompagnare la fede in Cristo, precedere il battesimo in Cristo; e dopo il battesimo essa ripara la violazione dei doveri di chi ha creduto in Cristo ed è stato battezzato in Cristo.
Quando molti da Gerusalemme e da tutta la Giudea accorrevano da Giovanni, predicatore della penitenza, al Giordano per il battesimo, confessavano a lui i loro peccati – li confessavano, osserva un santo Scrittore [4], non perché il santo Battista avesse bisogno di conoscere le colpe di chi andava da lui, ma perché per la solidità del loro pentimento era necessario unire ai sentimenti di rammarico per la caduta nei peccati la confessione degli stessi.
L’anima che sa di essere obbligata a confessare i suoi peccati – dice lo stesso santo Padre – da questo pensiero stesso, come da un freno, è trattenuta dal ripetere le colpe precedenti; al contrario, i peccati non confessati, come se fossero compiuti nell’oscurità, vengono facilmente ripetuti.
Con la confessione dei peccati si rompe l’amicizia con i peccati. L’odio verso i peccati è segno di vero pentimento, della risoluzione di condurre una vita virtuosa.
Se hai acquisito l’abitudine ai peccati, rendi frequente la loro confessione – e presto ti libererai dalla schiavitù del peccato, seguirai con facilità e gioia il Signore Gesù Cristo.
Chi tradisce costantemente i propri amici, a costui gli amici diventano nemici, si allontanano da lui come da un traditore che cerca la loro sicura rovina: da chi confessa i suoi peccati, essi si ritirano, perché i peccati si fondano e si rafforzano sull’orgoglio della natura caduta e non sopportano la denuncia e il disonore.
Chi, nella speranza della penitenza, si permette di peccare volontariamente e intenzionalmente, agisce in modo insidioso nei confronti di Dio. Chi pecca volontariamente e intenzionalmente, nella speranza della penitenza, viene colpito improvvisamente dalla morte e non gli viene dato il tempo che egli intendeva dedicare alla virtù [5].
Con il sacramento della confessione vengono decisamente purificati tutti i peccati commessi in parole, opere e pensieri. Per cancellare dal cuore le abitudini peccaminose radicatesi in esso per lungo tempo, occorre tempo, occorre una costante permanenza nella penitenza. La penitenza costante consiste nella continua contrizione dello spirito, nella lotta contro i pensieri e le sensazioni con cui si manifesta la passione peccaminosa nascosta nel cuore, nel freno dei sensi del corpo e del ventre, nella preghiera umile, nella frequente confessione.
Fratelli! Abbiamo perduto con il peccato volontario la santa innocenza, intaccata non solo dall’atto peccaminoso, ma anche dalla conoscenza del male – l’innocenza nel cui splendore spirituale siamo apparsi all’esistenza dalle mani del Creatore. Abbiamo perduto anche quell’innocenza che ricevemmo nella rigenerazione del battesimo; abbiamo macchiato lungo il cammino della vita con vari peccati le nostre vesti rese bianche dal Redentore. Ci è rimasta ancora un’acqua per il lavaggio – l’acqua della penitenza. Cosa sarà di noi se disprezzeremo anche questo lavaggio? Dovremo presentarci a Dio con le anime sfigurate dal peccato – ed Egli volgerà uno sguardo terribile sull’anima contaminata, condannandola al fuoco della geenna.
«Lavatevi, – dice Dio ai peccatori, – e siate puri, togliete la malvagità dalle vostre anime davanti ai Miei occhi, cessate dalle vostre malvagità. E venite e discutiamo». Come si conclude dunque questo giudizio di Dio, giudizio di penitenza, al quale Dio chiama incessantemente il peccatore durante la sua vita terrena? Quando l’uomo riconosce i suoi peccati, decide per un sincero pentimento ed emendamento: allora Dio risolve il Suo giudizio con l’uomo con la seguente sentenza: «Anche se i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come neve; se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana» (Is 1,16, 18).
Se invece il cristiano mostrerà disprezzo per questa ultima, misericordiosissima chiamata di Dio, gli viene annunciata da Dio la rovina definitiva. «La bontà di Dio, – dice l’Apostolo, – ti spinge al pentimento» (Rm 2,4). Dio vede i tuoi peccati: Egli guarda con longanimità alle colpe commesse da te sotto il Suo sguardo, alla catena di peccati di cui si è composta tutta la tua vita; Egli attende il tuo pentimento e, insieme, lascia alla tua libera volontà la scelta della tua salvezza o della tua rovina. E della bontà e della longanimità di Dio tu abusi! Non c’è in te emendamento! La tua negligenza aumenta! Aumenta in te il disprezzo sia verso Dio che verso la tua stessa, eterna sorte! Ti preoccupi solo di moltiplicare i tuoi peccati, aggiungi alle colpe precedenti peccati nuovi e raddoppiati! «Con la tua durezza e il tuo cuore impenitente, accumuli su di te ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio», nel quale sarà reso «a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, con la perseveranza nel bene, cercano gloria, onore e incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per spirito di rivalità, rifiutano la verità e obbediscono all’ingiustizia. Tribolazione eterna e angoscia eterna su ogni anima d’uomo che opera il male» (Rm 2,5–9). Amin.
Note:
- Pimen il Grande. Cfr. Patericon di Scete.
- San Macario il Grande, Discorso 7, cap. 2.
- San Macario il Grande, Discorso 7, cap. 2.
- San Giovanni Climaco. La Scala, Gradino 4.
- Isacco il Siro. Discorso 90.





