“IL SUOLO ERA BAGNATO DALLE LORO LACRIME” – IN MEMORIA DEL SANTO ANZIANO EPHREM

, ,
“IL SUOLO ERA BAGNATO DALLE LORO LACRIME” – IN MEMORIA DEL SANTO ANZIANO EPHREM

Padre Ioannis Iakos è il figlio spirituale dell’anziano Ephrem di Arizona. È interessante notare che ha avuto la fortuna di essere il suo traduttore durante centinaia di confessioni, quando l’anziano confessava i suoi figli spirituali in America. L’anziano Efrem non aveva un’istruzione secolare. Aveva bisogno di un traduttore perché non parlava né inglese né greco moderno, ma il katarevousa (“greco purificato”), che è una forma purista e arcaica del greco moderno e differisce dal greco contemporaneo (dimotiki).

Qui potrete leggere tre estratti dalla videointervista a padre Ioannis Iakos, realizzata nell’ottobre 2025, dal titolo “La vita e gli insegnamenti dell’anziano Ephrem”:

“Inizierò a parlare di lui [dell’anziano Ephrem, ndt] a partire dal nostro primo incontro e da ciò che ne è derivato. Ho sentito parlare di lui all’inizio degli anni ’80, ma non l’avevo mai incontrato. Un mio caro amico, anch’egli sacerdote, che era molto vicino all’anziano Efrem e si era trasferito in Canada per motivi di salute, mi ha parlato di lui. Gli ho detto: “Oh, è davvero interessante”. Lui mi ha risposto: “L’ho invitato nella mia parrocchia”. La sua parrocchia era a York, in Pennsylvania. Così io e alcuni altri sacerdoti abbiamo deciso di andare a trovarli. Abbiamo guidato per circa quattro ore fino alla parrocchia e quando siamo arrivati la chiesa era piena di gente che aspettava di confessarsi con padre Ephrem. Così ci accompagnò nella stanza dove si trovava l’anziano, affinché potessimo ricevere la sua benedizione. E la prima cosa che fece l’anziano fu sconcertante, perché non appena mi vide, quasi cadde in ginocchio e fece per baciarmi la mano. Io ho detto: “Cosa sta facendo?! (ride). Sono io che dovrei baciare la sua mano”. Ma lui è stato così veloce che mi ha colto alla sprovvista. Mi sono detto: “Che tipo di persona è questa?” Che umiltà. Quindi, fin dall’inizio, questo mi ha un po’ spaventato. Quando incontri una persona del genere per la prima volta, non sai come reagire, perché è un’esperienza sconvolgente. Comunque, siamo entrati e abbiamo parlato un po’ con lui. Uno dei chierici che era con me, anche lui un mio caro amico, purtroppo stava attraversando una separazione che alla fine lo avrebbe portato al divorzio dalla moglie. L’anziano, ovviamente, non conosceva nessuno di noi, ma guardò quel sacerdote e disse: “Sai, i sacerdoti devono essere uniti alle loro mogli”. Quindi, lo indicò immediatamente, senza che nessuno gli avesse detto nulla in anticipo al riguardo. Mi sono detto: «Oh, oh!» E il sacerdote, mio amico, ha detto: «Lui sa. Lui sa già». Quello è stato il mio primo risveglio, per così dire, ai doni spirituali che l’anziano possedeva…

Cosa posso dirvi di lui? A prima vista sembra molto piccolo di statura, molto basso. Sembra avere una voce un po’ femminile. Ma si percepisce chiaramente che da lui emana una certa forza, grazia, presenza. Le qualità principali che ho osservato erano la sorprendente semplicità di quest’uomo, estremamente gentile, affabile e, sapete, il modo migliore per descriverlo è che era come un bambino. Ti sembrava di parlare con un bambino. Era sicuramente un uomo che non era stato contaminato dal mondo…”.


«Su mio invito e con la benedizione del nostro Vescovo diocesano Massimo, l’anziano visitò anche la mia parrocchia. E cosa accadde, o mio Dio, cosa accadde! Quando la gente lo vide, subito lo seguì. Era come un grande magnete che attirava tutto ciò che lo circondava. E ovunque andasse, la gente lo seguiva: «Geronda, Geronda, benedicici!». Possedeva una tale grazia che attirava le persone a sé…

In quegli anni, quando visitava la mia parrocchia, l’anziano prima confessava, poi la sera teneva delle conferenze e parlava con la gente di vari argomenti. In uno dei primi incontri di questo tipo notai che era molto stanco, poiché stavo proprio accanto a lui, ero semplicemente il traduttore. E vedevo che impallidiva, perdeva le forze. Perché lui osservava sempre la sua regola monastica. Sempre! Si alzava a mezzanotte e pregava tutta la notte e osservava tutte le discipline monastiche ovunque andasse. Non ha mai interrotto questa regola [fin dai tempi dell’obbedienza a San Giuseppe l’Esicasta, ndt]. E lì c’era un greco tra la gente, nella nostra sala della chiesa, non lo conoscevo, ma era evidente che era molto inquieto, molto turbato. Sapete, il linguaggio del suo corpo, l’espressione del suo viso, tutto indicava un grande disagio. Alla fine questo greco alzò la mano e disse: “Padre Ephrem, io non sono credente, sono ateo. Puoi dirmi qualcosa su Dio?”

Io stavo accanto all’anziano e improvvisamente vidi come se una forza lo avesse preso e quell’energia fosse semplicemente schizzata verso il cielo. Poi ha dato una bellissima spiegazione di Dio, il Creatore dell’universo, il grande Architetto che ha creato tutto… Dopo aver spiegato questo all’uomo, l’anziano si è rivolto a me e mi ha detto sottovoce: “Se viene domani, fallo entrare per primo, a qualsiasi ora”. Mi sono detto: “Oh, bene”. Non sapevo cosa stesse succedendo, ma sapete, quando ti dicono una cosa del genere, non ti immischi. E così, l’uomo è venuto il giorno dopo, l’ho fatto entrare per primo ed è rimasto con l’anziano per molto tempo. Quando è uscito piangeva come un bambino! Ero sconvolto. Ma la storia non finisce qui. Voglio che ascoltiate questo. A quanto pare si era confessato e l’anziano lo aveva riportato alla fede. Qualche mese dopo gli fu diagnosticato un cancro in fase terminale. Chiamarono il parroco dell’ospedale per dargli la comunione, ma quando arrivò lo trovò in coma. Poco dopo, però, si svegliò, il sacerdote gli diede la comunione e lui si riaddormentò. Dopo alcuni giorni, proprio prima della fine, si alzò dal letto e cantò il “Simbolo della fede”! Poi si sdraiò di nuovo e morì. Cosa vide l’anziano in quest’uomo che lo spinse a dire: “Se torna, lascialo entrare per primo”? E questo è solo un esempio. Ne abbiamo molti altri…

Posso raccontarvi altro. Ad esempio, abbiamo ricevuto una telefonata nel bel mezzo di una sua conversazione e ci hanno detto che c’era una parrocchiana che voleva vederlo perché era molto malata. Aveva il cancro. Ma non ci hanno detto che sarebbe morta di lì a poco. Ci hanno solo chiesto se potevamo portare l’anziano a casa sua. E poiché non era così urgente, la mia risposta fu: «Verificherò se desidera venire o meno». Poi andai da lui e gli dissi: “Sai, abbiamo ricevuto una telefonata, ma non è affatto urgente. Possiamo aspettare”. Lui mi ha risposto: “Dobbiamo partire subito!” Mi sono detto: “Oh, bene, questo è interessante”. E ci siamo persi mentre cercavamo di trovare la casa. Beh, alla fine l’abbiamo trovata. L’anziano è entrato, ha confessato la donna e mi ha detto in greco: “È pronta!” Io ho detto: “Sì, la conosco, le ho già dato la comunione in passato”. Lui ha risposto: “No, no, dovevamo venire subito”. Due giorni dopo se n’è andata. Proprio così. Boom. Ecco un altro esempio simile…


Prima devo raccontarvi questa storia. Eravamo in visita sul Monte Athos, come vi ho detto prima. Non so se riuscite a vedere bene [indica una foto, ndt], ma lì in mezzo c’è un sacerdote. Mi assomiglia un po’ (ride). È difficile da dire. Ero molto più giovane a quei tempi. Comunque, ci siamo andati per la prima volta e non so come spiegarvelo, era come se fossimo stranieri in paradiso. Ci è piaciuto, ma non ci sentivamo davvero a nostro agio lì, perché era un luogo così sacro. E di notte, quando i monaci erano nelle loro celle, il monastero sembrava un alveare. Si sentiva chiaramente: “Bzzzzzz”. Per ore. Tutti recitavano la preghiera di Gesù. Era come un ronzio in tutto il monastero. Ero stupito, perché all’inizio non sapevo cosa fosse quel rumore. Poi ho chiesto e mi hanno detto: “È perché tutti stanno pregando. Tutti recitano la preghiera di Gesù”. Era una delle loro discipline. Si alzavano nel cuore della notte, molto prima dell’ora dell’alba e della liturgia, e recitavano la loro regola di preghiera.

Comunque, era il 7 aprile 1983 ed eravamo lì per l’Annunciazione, che è anche la festa della chiesa [del monastero di Filoteo, ndt]. Quello che fanno sul Monte Athos è che inviano inviti e tutti gli altri monasteri inviano le loro delegazioni per partecipare alla festa… Eravamo lì per la veglia notturna. Non avevo mai visto niente di così bello. Avevano portato i migliori cantori della Montagna Santa e tutti cantavano insieme durante la veglia. Poi sono passati alla liturgia. È stato qualcosa di molto sublime. Nel frattempo, io stavo in uno dei posti a lato e l’anziano viene da me e mi dice: “Entra nell’altare”. Mi spaventai un po’. Non mi sentivo di entrare lì dentro, ma lui disse: “No, no, puoi entrare”. Risposi: “Va bene” ed entrai nell’altare. Mi diedero una veste. Tutto il clero era lì e ci stavamo preparando a celebrare la liturgia in quel giorno festivo. Nel frattempo, mentre tutto questo accadeva, nella chiesa c’era un’icona che trasudava mirra. Tutta la chiesa era pervasa dal profumo dell’icona della Vergine Maria, che era stata portata da un’altra persona. Tutto questo faceva parte della festa. Ed eccoci lì al servizio divino, e arriva il momento del Grande Ingresso. L’anziano viene da me, mi dà la mitria vescovile e mi dice: “Voglio che tu la prenda”. Io penso: “Perché devo prendere la mitria del Vescovo?” Allora non sapevo ancora quale fosse la prassi lì e tutto mi sembrava strano. “No, prendila, esci fuori e la dai al Vescovo”. Faceva parte del Grande Ingresso. E quando esco dall’altare ed entro nella parte principale della chiesa, mi viene in mente un pensiero, un pensiero vuoto, per essere più precisi: “Eh, se potessi farmi una foto con questo”. Penso che tutti abbiamo avuto un momento del genere, in cui abbiamo voluto catturare qualcosa, un momento speciale…

La funzione continuò. Arrivammo al momento dell’invocazione del Santo Spirito [l’epiclesi, ndt]. E allora improvvisamente i padri che erano lì, i vari ieromonaci, che erano parecchi, cominciarono tutti a piangere copiosamente! Mi sono detto: “Che sta succedendo qui?” Speravo di trovare una porta, una sorta di porta sul retro dell’altare, per scappare da lì, perché sentivo di non appartenere a quel luogo. Era troppo forte per me. Queste persone, capite, professano la fede ortodossa, noi veniamo come dei mendicanti, cercando qualche briciola di grazia, mentre questi monaci professano apertamente la loro fede in modo così sconvolgente! Era in qualche modo insopportabile. E in effetti c’era così tanto pianto che il pavimento era bagnato dalle loro lacrime. Ecco quanto piangevano! Non avevo mai visto nulla di simile in vita mia. Di solito, quando noi padri ci riuniamo in questo paese, iniziamo a parlare di cose futili: “Cosa hanno fatto gli Stealers nella partita dell’altro giorno?” Sapete, cose del genere, molto mondane, come sta la tua famiglia, come va, ecc. Ma lì era diverso, era molto, molto sublime.

E così, la funzione finisce. Dopo la liturgia hanno una specie di piccolo rinfresco. Andiamo nella grande sala da pranzo, dove sono riuniti tutti gli ospiti e i monaci e nessuno parla. Nessuno! [Quanto è diverso dai nostri caffè dopo la liturgia, ndt]. Non potevo crederci. Erano così presi dalle emozioni della liturgia che non riuscivano a esprimerle in altro modo se non con il silenzio. Sono tornato nella mia stanza e mi sono detto: “Cosa è appena successo qui?” Ho aperto la Bibbia e la prima cosa che mi è saltata agli occhi è stata quando i santi apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni salirono sul monte Tabor. E mi sono detto: “Sono appena stato sul Tabor con questi uomini di Dio!”.

Per concludere la storia di questo incontro, devo dirvi che due mesi dopo ho ricevuto una lettera per posta dal Monte Santo, senza alcun nome sulla busta, solo una busta bianca, e quando l’ho aperta ho tirato fuori questa fotografia che ora vedete qui. Chi poteva sapere che in quel momento stavo pensando di voler immortalare quel momento? Eppure, ecco che mi è stata spedita a casa. Ecco, cose del genere accadevano con questi uomini santi…

La foto del racconto….

Fonte: https://youtu.be/u30gfC804_Y?si=n0-KNqVetWXtOqvU

image_pdfimage_print