P. Seraphim Rose: Corso di sopravvivenza. Lezione 4
P. Seraphim Rose: Corso di sopravvivenza. Lezione 4

P. Seraphim Rose: Corso di sopravvivenza. Lezione 4

Capitoli precedenti: P. Seraphim Rose: Corso di sopravvivenza. Lezione 123

Lezione 4 

L’ILLUMINISMO, Parte 1 

Veniamo ora al periodo che si trova tra il Rinascimento ed i tempi moderni, che ha una sua essenza ben definita. Una delle opere classiche su questo periodo è quella di Paul Hazard intitolata ‘The European Mind’, afferma: In questo periodo si verificò uno “scontro morale in Europa. L’intervallo tra il Rinascimento, di cui è un discendente diretto, e la Rivoluzione francese, per la quale forgiava le armi, costituisce un’epoca che non è inferiore a nessuna per importanza storica.1 Questa è l’età classica dell’Europa moderna. 

Lo stesso autore afferma: “La mente classica, con la coscienza della sua forza, ama la stabilità, anzi, se potesse, sarebbe stabile. Ora che il Rinascimento e la Riforma – grandi avventure queste! – erano finiti, era giunto il momento per un inventario mentale, per un ‘ritiro’ intellettuale. Politica, religione, società, arte: tutto era stato salvato dalle grinfie dei critici famelici. La barca sballottata dalla tempesta dell’umanità era finalmente entrata in porto. Potrebbe rimanere lì a lungo! A lungo! No, lascia che rimanga lì per sempre! La vita era ormai un affare regolare e ben ordinato. Perché, allora, uscire da questo lieto recinto per rischiare incontri che potrebbero sconvolgere tutto? Il ‘Great Beyond’ era guardato con apprensione; potrebbe contenere alcune spiacevoli sorprese. Anzi, avrebbero fermato il tempo stesso, se ne avessero fermato il volo. A Versailles, il visitatore ebbe l’impressione che le stesse acque fossero state arrestate nel loro corso, catturate e controllate com’erano e rispedite verso il cielo, e ancora, come se fossero destinate a durare per sempre.2 

Questo periodo tra il Rinascimento e l’età moderna è il primo vero tentativo di realizzare una sintesi armonica di tutte le nuove forze che erano state scatenate dall’uomo medievale e rinascimentale e dalla Riforma. Ma il tentativo era di farlo senza perdere la base spirituale di una sorta di cristianesimo. Ecco come è ben diverso da quanto si tenta oggi, fare una sintesi senza il cristianesimo, o meglio con il cristianesimo molto più annacquato. Vedremo diversi aspetti di questa armonia e vi troveremo anche le ragioni per cui non poteva durare. 

Il primo aspetto di questa nuova età classica, questa nuova armonia, è il predominio della visione scientifica del mondo che ha preso la forma del “mondo-macchina” di Isaac Newton. “L’età di Newton”, il primo Illuminismo – è morto nel 1720, credo; il suo grande libro uscì nel 1690 – “quando la scienza e la religione razionale sembravano concordare sul fatto che tutto andava bene con il mondo, e le arti fiorirono in un modo che non sarebbero mai più accaduto in Occidente. Prima di allora l’Occidente aveva conosciuto diversi secoli di fermento intellettuale e persino di caos quando la sintesi cattolica romana è crollata e nuove forze si sono fatte sentire e hanno portato ad accese dispute e sanguinose guerre”.3 Le guerre di religione a tutti gli effetti finirono con il 1648; la fine della Guerra dei Trent’anni che di fatto devastò la Germania e la distrusse praticamente per due secoli. 

“Il protestantesimo si era ribellato alla complessità e alla corruzione del cattolicesimo romano; c’era una rinascita del pensiero e dell’arte pagani antichi, un nuovo umanesimo aveva scoperto l’uomo naturale e aveva messo sempre più in secondo piano l’idea di Dio e – la cosa più significativa per il futuro – la scienza sostituiva la teologia come standard di conoscenza. E lo studio della natura e delle sue leggi finì per sembrare la più importante ricerca intellettuale. 

Con il Seicento e l’inizio del Settecento, tuttavia, nel pensiero occidentale si raggiunse un certo equilibrio e armonia. Il cristianesimo non è stato, dopotutto, rovesciato dalle nuove idee”, – nella prossima conferenza vedremo che tipo di cristianesimo era questo – “ma si è adattato al nuovo spirito. E le difficoltà e le contraddizioni delle moderne idee naturalistiche e razionalistiche non si erano ancora fatte sentire. Soprattutto nella parte più illuminata dell’Europa occidentale – Inghilterra, Francia e Germania – sembrava quasi fosse arrivata un’età dell’oro, soprattutto in contrasto con le guerre di religione che avevano devastato questi paesi fino alla metà del XVII secolo. L’uomo illuminato credeva in Dio la cui esistenza poteva essere dimostrata razionalmente e nella religione naturale, tollerava le credenze degli altri ed era convinto che tutto nel mondo potesse essere spiegato dalla scienza moderna, di cui seguiva con entusiasmo le ultime scoperte e progressi. Il mondo era visto come una vasta macchina in moto perpetuo di cui ogni movimento poteva essere descritto matematicamente. Era un grande universo armonioso ordinato, non gerarchicamente come nel Medioevo o nel pensiero ortodosso, ma come un sistema matematico uniforme. L’opera classica che esprimeva queste idee, i ‘Principia Mathematica’, fu accolta con acclamazione universale quando apparve nel 1687, dimostrando che il mondo colto a quel tempo era completamente maturo per questo nuovo vangelo.4 

Un’altra opera classica sul pensiero moderno, ‘Making of the Modern Mind’ di Randall, discute alcuni di questi elementi che sono entrati in questa visione dell’universo. «I trent’anni trascorsi da quando Galileo pubblicò il suo Dialogo sui due massimi sistemi», cioè il sistema eliocentrico e quello geocentrico, «avevano visto un enorme cambiamento intellettuale. Dove Galileo stava ancora discutendo con il passato” – e vediamo che stava per essere bruciato sul rogo fino a quando non ha ritrattato il suo errore e poi ha detto sottovoce: 

“Eppur si muove!”. – “Laddove Galileo discuteva ancora con il passato, Newton ignora le vecchie discussioni e guardando interamente al futuro enuncia con calma definizioni, principi e prove che da allora hanno costituito la base delle scienze naturali. Galileo rappresenta l’assalto; dopo una sola generazione arriva la vittoria. Lo stesso Newton fece due scoperte eccezionali: trovò un metodo matematico che descrivesse il movimento meccanico e lo applicò universalmente. Alla fine ciò che Cartesio aveva sognato era vero: gli uomini erano giunti a una completa interpretazione meccanica del mondo in esatti termini matematici deduttivi. Collocando così la chiave di volta nell’arco della scienza del diciassettesimo secolo, Newton opportunamente imprimeva il suo nome sull’immagine dell’universo che sarebbe durata immutata nei suoi contorni fino a Darwin; aveva completato lo schizzo del mondo newtoniano che sarebbe rimasto per tutto il diciottesimo secolo come la verità scientifica fondamentale.5 

Questa è l’epoca, in realtà la fine di questo periodo è l’età dell’Enciclopedia in Francia, una grande impresa in particolare di Diderot, per portare l’intera conoscenza in un grande libro di molti volumi. Si deve capire anzitutto che questa stessa idea di enciclopedia è qualcosa di completamente nuovo, cioè l’idea di riunire tutta la conoscenza in un unico luogo e di ordinarla, come nelle enciclopedie successive, anche in ordine alfabetico. Quindi tutto è un po’ appiattito e collocato all’interno dell’area di un certo numero di pagine, in modo che se vuoi scoprire qualcosa, devi semplicemente cercare nell’indice o cercare in ordine alfabetico e trovi l’articolo su quell’argomento. 

Va detto che in altre nazioni che avevano in qualche modo un’idea di conoscenza universale come la Cina, esistevano anche enciclopedie. Ma quelle enciclopedie erano piuttosto diverse perché lì, c’era ancora l’idea gerarchica e, per esempio, le grandi enciclopedie della Cina che risalgono a ben, mille anni fa o più, tutte queste grandi enciclopedie erano disposte in modo che il primo volume fosse sempre il “Cielo”, poi l'”Imperatore”, poi le scienze superiori, e gradualmente progredirono fino a discendere, alla fine, a quelle cose che hanno a che fare con la terra. Mentre [nella] nuova idea di enciclopedia, tutto è appiattito. E puoi conoscere una pagina dell’enciclopedia e non sapere nulla del resto, ma essere un esperto in materia. Si tratta quindi di un tipo di conoscenza molto frammentario. E forse solo la persona che lo mette insieme – in effetti, non una persona lo mette insieme, molte persone lo fanno, quindi in realtà nessuno – conosce l’intera faccenda. 

Lo stesso Diderot, pur sottovalutando la matematica, tuttavia la sua idea di conoscenza, l’ideale di sapere tutto, è uguale a quella di tutto il resto della gente della sua età. Dice: “Siamo sul punto di una grande rivoluzione nelle scienze. A giudicare dall’inclinazione che sembrano avere le menti migliori per la morale, per le belles-lettres, per la storia naturale e per la fisica sperimentale, oso quasi prevedere che prima che siano passati cento anni non ci saranno tre grandi matematici in Europa… [La scienza] avrà eretto le colonne d’Ercole; gli uomini non andranno oltre; le loro opere dureranno nei secoli a venire come le piramidi d’Egitto, la cui mole, incise con geroglifici, risvegliano in noi l’idea terribile del potere e delle risorse degli uomini che le hanno costruite.6 Vediamo che avevano l’idea che ora sarebbero arrivati alla definizione finale di natura, di scienza e avrebbero raccolto tutta la conoscenza che c’è. E presto il compito sarebbe stato terminato. 

In questa nuova sintesi, l’idea di natura si sostituisce effettivamente a Dio come idea centrale, anche se vedremo che l’idea di Dio è stata scartata solo alla fine di questo periodo. Uno dei pensatori francesi della fine del Settecento, Holbach, descrive così il suo culto della natura: 

“L’uomo si inganna sempre quando abbandona l’esperienza per seguire sistemi immaginari. Egli è l’opera della Natura. Egli esiste in natura. È sottoposto alle sue leggi. Non può liberarsi da loro. Invano la sua mente balzerebbe al di là del mondo visibile: una necessità imperiosa costringe sempre il suo ritorno, poiché essendo formata dalla Natura, che è circoscritta dalle sue leggi, non esiste nulla al di là di un grande tutto di cui fa parte , di cui sperimenta l’influenza. Gli esseri che la sua immaginazione dipinge come al di sopra della Natura, o distinti da essa, sono sempre chimere formate dopo ciò che ha già visto, ma di cui è assolutamente impossibile che si formi mai un’idea corretta, o per quanto riguarda il posto che occupano, o il loro modo di agire – per lui non c’è, non può esserci nulla, fuori di quella natura che include tutti gli esseri…” – cioè fuori di quella natura che include tutti gli esseri. “L’universo, quel vasto insieme di tutto ciò che esiste, presenta solo materia e movimento: il tutto non offre alla nostra contemplazione che un immenso, ininterrotto susseguirsi di cause ed effetti… La natura, quindi, nel suo significato più esteso, è il grande insieme che risulta dall’assemblaggio della materia nelle sue varie combinazioni, con quella contrarietà di moti che l’universo offre alla nostra visione.6 

Lo dice anche Voltaire, quando descrive un dialogo tra la natura e lo scienziato. E la natura dice allo scienziato: “Povero figlio, devo dirti la verità? Mi è stato dato un nome che non mi si addice affatto. Mi chiamo Natura, ma in realtà sono Arte, l’arte di Dio”,7 il Dio deistico di quel periodo. 

E uno dei discepoli di Newton dice: “La scienza naturale è sottomessa a scopi di tipo superiore, e deve essere apprezzata principalmente perché pone una base sicura per la Religione Naturale e la Filosofia Morale; conducendoci, in modo soddisfacente, alla conoscenza dell’Autore e Governatore dell’universo… Studiare la Natura è studiare la Sua opera; ogni nuova scoperta ci apre una parte del suo schema… Le nostre visioni della Natura, per quanto imperfette, servono a rappresentarci, nel modo più sensato, quel potente potere che prevale ovunque, agendo con una forza ed efficacia che appare non subire alcuna diminuzione dalle maggiori distanze di spazio o intervalli di tempo; e quella saggezza che vediamo ugualmente mostrata nella struttura squisita e nei giusti movimenti delle parti più grandi e più sottili. Questi, con perfetta bontà, da cui sono evidentemente diretti, costituiscono l’oggetto supremo delle speculazioni di un filosofo; il quale, mentre contempla e ammira un sistema così eccellente, non può non essere egli stesso eccitato e animato per corrispondere all’armonia generale della Natura.8 

Ancora questo Holbach dice della natura: “’O tu’, grida questa Natura all’uomo, ‘che, seguendo l’impulso che ti ho dato, durante tutta la tua esistenza, tendi incessantemente alla felicità, non sforzarti di resistere alla mia legge sovrana. Lavora per la tua stessa felicità; partecipate senza timore al banchetto che vi viene offerto, con la più calorosa accoglienza; troverai i mezzi scritti in modo leggibile sul tuo stesso cuore… Osa, dunque, affrancarti dalle trappole della superstizione, mio ​​rivale presuntuoso, pragmatico, che scambia i miei diritti; denunciare quelle teorie vuote, che sono usurpatrici dei miei privilegi; ritorno sotto il dominio delle mie leggi, le quali, per quanto severe, sono miti in confronto a quelle del bigottismo. Solo nel mio impero regna la vera libertà. La tirannia è sconosciuta al suo suolo, la schiavitù è bandita per sempre dai suoi devoti; l’equità vigila incessantemente sui diritti di tutti i miei sudditi, li mantiene in possesso delle loro giuste pretese; la benevolenza, innestata sull’umanità, li collega con legami amichevoli; la verità li illumina; mai l’impostura potrà accecarlo con le sue nebbie oscuranti. Ritorna, allora, figlia mia, tra le braccia di tua madre! Disertore, torna sui tuoi passi erranti verso la Natura. Ella ti consolerà dei tuoi mali; scaccerà dal tuo cuore quelle paure spaventose che ti opprimono… Ritorna alla natura, all’umanità, a te stesso!… Divertiti e fa’ che anche gli altri godano di quelle comodità, che con mano liberale ho posto per tutti i figli della terra, che emanano tutti egualmente dal mio seno… Questi piaceri ti sono liberamente consentiti, se li assecondi con moderazione, con quella discrezione che io stesso ho fissato. Sii felice, allora, o uomo!»9 

E ancora dice: “O Natura, sovrana di tutti gli esseri! e voi, sue adorabili figlie, virtù, ragione e verità! Rimanete per sempre i nostri venerati protettori! A te appartengono le lodi del genere umano, a te spetta l’omaggio della terra. Mostraci dunque, o Natura! ciò che l’uomo deve fare per ottenere la felicità che tu gli fai desiderare. Virtù! animalo con il tuo fuoco benefico. Motivo! conduci i suoi passi incerti per i sentieri della vita. Verità! lascia che la tua torcia illumini il suo intelletto, dissipi le tenebre della sua strada. Unitevi, o divinità che aiutano! I tuoi poteri, per sottomettere i cuori degli uomini al tuo dominio. Bandisci l’errore dalla nostra mente, la malvagità dai nostri cuori; confusione dai nostri passi; fa’ che la conoscenza estenda il suo regno salubre; bontà per occupare le nostre anime; serenità per occupare i nostri seni”.10 

Guarda che ideale armonioso era questo: della natura che governa su tutto, i misteri della natura che vengono scoperti, Dio che è ancora nel suo cielo, sebbene non faccia molto, e la conoscenza scientifica che progredisce in tutto il mondo. Il naturalista Buffon disse addirittura che, nel descrivere i primi astronomi babilonesi, “che le antiche persone erano molto felici, perché era molto scientifiche”.11 Le idee della conoscenza scientifica e della felicità erano legate; ai nostri giorni, sembra essere il contrario. E ancora dice: “Quale entusiasmo è più nobile del credere l’uomo capace di conoscere tutte le forze e di scoprire con le sue fatiche tutti i segreti della natura!”12 

Così, ai grandi filosofi di questo periodo non restava che scoprire l’intero sistema della natura, e così abbiamo in questo momento i grandi sistemi metafisici quando il filosofo poteva sedersi nella sua poltrona davanti alla sua scrivania, leggere tutti i risultati della scienza ricerca e gli scritti di filosofi precedenti e escogitare il proprio sistema di ciò che è la natura. E così abbiamo Spinoza, seduto, che concepisce l’idea che ci sono due sistemi paralleli, mente e materia; ed entrambi questi sono Dio. E Leibnitz propone l’idea della monade – è un atomo primario che sta alla base di tutto il resto – che spiega sia la mente che la materia. E Cartesio seduto nel suo studio che scopre che tutto in natura procede dalla conoscenza, dall’intuizione di idee chiare e distinte. 

Tutti questi sistemi, ovviamente, rivaleggiavano tra loro e alla fine si rovesciavano a vicenda; altri sistemi li hanno poi rovesciati. Ma l’ideale di una vera filosofia della natura non è mai stato realizzato. Ma in questo periodo questo non è ancora del tutto realizzato. E la scienza era considerata il tipo di conoscenza che avrebbe portato gli uomini alla verità. 

Tutto questo periodo è di grande ottimismo ed è ben riassunto nel poeta Alexander Pope che considerava Newton l’ideale. Poche parole riassumevano lo spirito che le persone avevano, la sensazione che le persone avevano riguardo al tempo in cui vivevano e la vera filosofia che ora veniva escogitata dalla scienza moderna: 

“Tutti non sono che parti di un tutto stupendo: 

“Il cui corpo è la natura e Dio l’anima;… 

“Tutta la natura non è che arte a te sconosciuta; 

“Tutto il caso, direzione che tu non puoi vedere; 

“Tutta discordia, armonia non compresa;

«Ogni male parziale, bene universale: 

«E, malgrado l’orgoglio, a dispetto della ragione erronea: 

«Una verità è chiara, qualunque cosa sia, è giusta». 

“La Natura e le leggi della Natura giacciono nascoste nella notte: 

“Dio disse: Lascia che Newton ! e tutto era Luce”.13 

Il “Coraggioso mondo nuovo:” Candido. 

«Ma nell’Età della Ragione l'”empirismo” fu impiegato da un Voltaire per distruggere la religione rivelata, la monarchia assoluta e l’ascesi cristiana, e dallo stesso Voltaire la “ragione” fu usata per erigere una teologia “razionale”, i diritti “naturali” e un ‘legge naturale.”14 «Voltaire lo dichiarò con fermezza: ‘Io intendo per religione naturale i principi di moralità comuni al genere umano.’ Non conteneva nient’altro. Questo credo fu accettato, da ortodossi e radicali insieme, come il contenuto essenziale della tradizione religiosa del cristianesimo».15 

«Con il problema del governo morale del mondo, l’annoso problema del male, essi [i teologi razionali] non hanno fatto meglio dei loro predecessori; anche qui potevano solo avere fede che un ordine razionale deve essere un ordine morale. Alcuni, come Leibnitz, hanno riempito pagine per dimostrare che questo è il migliore di tutti i mondi possibili… Il suono di Pope “Qualunque cosa sia, è giusto”, suonava sospettosamente anche nel diciottesimo secolo come un fischio per mantenere il proprio coraggio. Altri, come Voltaire, erano troppo consapevoli delle ingiustizie provocate dalla natura e dall’uomo sull’uomo per non ribellarsi ad una tale fede; il famoso racconto di Voltaire, Candido, è una lunga ridicolizzazione della posizione di Leibnitz.16 

La “principale querelle di Voltaire con il patriottismo è per la ragione umanitaria che sembra richiedere l’odio del resto della razza umana. Amare il proprio paese, nella stima comune, significa odiare tutte le terre straniere… Per questo, contro le follie del patriota, Voltaire condusse una guerra incessante del ridicolo. Tutti ricordano la satira nei primi capitoli di Candido, dove l’eroe viene sedotto nell’esercito del Re dei Bulgari durante la sua guerra con gli Abari. ‘Niente era così bello, così intelligente, così brillante, così ben ordinato come i due eserciti… I cannoni cominciarono a falciare circa seimila uomini per lato;… Candido, tremante come un filosofo, nascose come meglio poté durante questo eroico massacro… I cervelli erano sparpagliati per terra fianco a fianco con gambe e braccia mozzate. Candido fuggì il più velocemente possibile in un altro villaggio;… Candido, camminando su membra palpitanti o tra le rovine, finalmente uscì dal teatro di guerra”.17 

Sogni per l’unità dell’umanità, scoperta, misteri della natura, felicità in terra, progresso, età d’oro dell’arte. 

La fede nel progresso 

“Dall’inizio del secolo in poi si levò un inno sempre crescente al progresso attraverso l’educazione. Locke, Helvetius e Bentham gettarono le basi per questo generoso sogno; tutti gli uomini, di qualunque scuola, tranne coloro che, come Malthus, si aggrapparono alla dottrina cristiana del peccato originale, credevano con tutta la loro natura ardente nella perfettibilità del genere umano. Alla fine l’umanità tenne nelle sue mani la chiave del suo destino; potrebbe rendere il futuro quasi quello che vorrebbe. Distruggendo gli sciocchi errori del passato e tornando a una coltivazione razionale della natura, non c’erano quasi limiti alla ricchezza umana, qualora non potesse essere trascesa. 

“È difficile per noi renderci conto di quanto sia recente questa fede nel progresso umano. Il mondo antico sembra non averne idea; Greci e romani guardavano piuttosto indietro a un’età dell’oro da cui l’uomo era degenerato. Il Medioevo, naturalmente, non poteva tollerare un pensiero del genere. Il Rinascimento, che in realtà fece tanto, non poteva immaginare che l’uomo potesse mai risorgere al livello della gloriosa antichità; i suoi pensieri erano tutti nel passato. Solo con la crescita della scienza nel diciassettesimo secolo gli uomini potevano osare coltivare un’ambizione così svezzante. A Fontanelle, la cui lunga vita si estende dai giorni di Cartesio a quelli dell’Enciclopedia, va il principale merito di aver instillato la fede nel progresso del diciottesimo secolo. Era un divulgatore della scienza cartesiana, ed era dalla scienza e dalla ragione che sperava che l’Europa non solo eguagliasse, ma superasse di gran lunga l’antichità. Tutti gli uomini, ha proclamato, sono della stessa sostanza: siamo come Platone e Omero, e abbiamo una riserva di esperienza accumulata molto più ricca di loro. Gli uomini venerano l’età per la sua saggezza ed esperienza; siamo noi moderni che rappresentiamo davvero l’età del mondo e gli antichi che vissero nella sua giovinezza. Uno scienziato oggi sa dieci volte tanto quanto uno scienziato che viveva sotto Augusto. Finché gli uomini continueranno ad accumulare conoscenza, il progresso sarà inevitabile come la crescita di un albero, né vi è alcun motivo per cercare la sua cessazione. 

«Questa opinione può suonarci quasi banale, ma ai contemporanei di Fontenelle sembrò la più rozza delle eresie. Si trovò coinvolto in una furiosa battaglia e tutta la Francia si schierò nel conflitto tra Antichi e Moderni… Ma sull’esito finale non potevano esserci dubbi; tutti gli scienziati, da Cartesio in giù, disprezzavano gli antichi e portavano avanti il ​​giorno della fede nel progresso. Entro la metà del secolo successivo era chiaramente riconosciuto che solo nella letteratura il mondo antico poteva sperare di reggere il confronto; e con il rifiuto del gusto classico da parte della nascente scuola romantica, anche qui gli antichi combatterono una battaglia persa. 

“Spettava a Condorcet riassumere le speranze e la fiducia dell’epoca”.18 

Alla fine del diciottesimo secolo c’è un grande filosofo del progresso, Condorcet, che ha scritto una storia del progresso dello spirito umano in cui ha detto: “Il risultato del mio lavoro sarà mostrare con il ragionamento e con i fatti, che non c’è limite al perfezionamento dei poteri dell’uomo; come la perfettibilità umana è in realtà indefinita; che il progresso di questa perfettibilità, ormai indipendente da qualsiasi potere che voglia fermarla, non ha altro limite che la durata del globo su cui la natura ci ha posto. Senza dubbio questo progresso può procedere ad un ritmo più o meno rapido, ma non indietreggerà mai; almeno finché la terra occupa lo stesso posto nel sistema dell’universo, e le leggi generali di questo sistema non producono sul globo una distruzione generale, o cambiamenti che non permetteranno più alla razza umana di preservarsi , di impiegare questi stessi poteri e di trovare le stesse risorse.”19 

Credeva che i principi dell’Illuminismo “si diffonderanno su tutta la terra; la libertà e l’uguaglianza, una reale uguaglianza economica, sociale e intellettuale, saranno continuamente rafforzate; la pace regnerà sulla terra. «La guerra sarà considerata la più grande delle pestilenze e il più grande dei crimini». No, di più; una migliore organizzazione della conoscenza, e un intelligente miglioramento della qualità dell’organismo umano stesso, porteranno alla scomparsa delle malattie e ad un prolungamento indefinito della vita umana, fino all’effettivo raggiungimento delle perfette condizioni di benessere umano. 20 

E ancora dice: «Quale quadro del genere umano, liberato dalle sue catene, allontanato dall’impero del caso come da quello dei nemici del suo progresso, e che avanza con passo fermo e sicuro sulla via della verità, della virtù, e di felicità, si presenta al filosofo per consolarlo degli errori, dei delitti e delle ingiustizie di cui la terra è ancora sporca e di cui è spesso vittima! È contemplando questa visione che riceve il premio dei suoi sforzi per il progresso della ragione, per la difesa della libertà. Egli osa allora legarli alla catena eterna del destino umano; è lì che trova il vero compenso della virtù, il piacere di aver creato un bene duraturo, che il destino non può distruggere con un compenso spaventoso, riportando pregiudizi e schiavitù. Questa contemplazione è per lui un asilo dove la memoria dei suoi persecutori non può inseguirlo; dove, vivendo nel pensiero con l’uomo stabilito nei suoi diritti come nella dignità della sua natura, dimentica colui che l’avarizia, il timore o l’invidia tormentano e corrompono; è lì che esiste veramente con i suoi simili, in un paradiso che la sua ragione ha creato, e che il suo amore per l’umanità arricchisce con la più pura delle gioie».21 

Un altro storico di questo tempo scrisse una storia della filosofia, 1796, JG Buhle, che dice: “Ci stiamo avvicinando ora al periodo più recente della storia della filosofia, che è il periodo più notevole e brillante della filosofia e delle scienze e delle arti e della civiltà dell’umanità in generale. Il seme che era stato piantato nei secoli immediatamente precedenti cominciò a fiorire nel diciottesimo. Di nessun secolo si può dire con tanta verità come del diciottesimo che ha utilizzato le conquiste dei suoi predecessori per portare l’umanità a una maggiore perfezione fisica, intellettuale e morale. Ha raggiunto un’altezza che, considerando i limiti della natura umana e il corso della nostra esperienza passata, dovremmo essere sorpresi di vedere mantenere il genio delle generazioni future”.22 

E c’è un messaggio interessante che fu collocato nel pomello del campanile della chiesa di Gotha, in Germania, nel 1784, e che avrebbe dovuto essere letto dai posteri. Questo il messaggio del 1784: “La nostra epoca occupa il periodo più felice del Settecento. Imperatori, re, principi discendono con umanità dalle loro temute alture, disprezzano lo sfarzo e lo splendore, diventano padri, amici e confidenti del loro popolo. La religione si strappa la veste sacerdotale e si manifesta nella sua essenza divina. L’illuminismo fa grandi passi avanti. Migliaia di nostri fratelli e sorelle, che prima vivevano nell’inattività santificata», intendendo i monaci, «sono restituiti allo Stato. L’odio settario e la persecuzione per motivi di coscienza stanno svanendo. L’amore per l’uomo e la libertà di pensiero stanno guadagnando il primato. Le arti e le scienze sono fiorenti e il nostro sguardo sta penetrando in profondità nell’officina della natura. Gli artigiani così come gli artisti stanno raggiungendo la perfezione, le conoscenze utili stanno crescendo in tutte le classi. Ecco una fedele descrizione dei nostri tempi. Non guardarci superbamente dall’alto in basso se sei più in alto e vedi più lontano di noi; riconoscete piuttosto dal quadro che abbiamo tracciato quanto coraggiosamente ed energicamente abbiamo lavorato per elevarvi alla posizione che ora occupate e per sostenervi in ​​essa. Fai lo stesso con i tuoi discendenti e sii felice”.23 

Quando osserviamo queste visioni della natura, dell’arte, della virtù, dell’idea, vediamo, ricordiamo l’idea che esiste una tale possibilità che l’uomo sia felice su questa terra, che la conoscenza sia perfetta, che le arti fioriscano e che ci sia un armonioso, infatti, si dice anche qui, paradiso in terra. 

Questa è la base di ciò che è accaduto nel mondo negli ultimi due secoli. Tutte le idee con cui le persone vivono oggi, la maggior parte di esse, provengono da questo periodo. E se ora questo ottimismo iniziale sembra abbastanza ingenuo, dobbiamo ancora capire perché è ingenuo, perché non corrisponde alla verità. Quindi dovremo guardare all’interno di tutta questa filosofia positiva per vedere quali erano i germi che esistevano già in questo momento che hanno portato al negativo, al rovesciamento di questa filosofia ottimista. 

Ma prima di farlo, dovremo guardare un’altra cosa molto interessante. Anche se questo sembra – a ben pensarci – molto superficiale, una specie di presa in giro del cristianesimo; tuttavia è verissimo che in questo periodo vi fu un grande fiorire delle arti. In effetti, molti direbbero che le arti in Occidente non sono mai più tornate allo standard di questo periodo; in particolare nella musica, è proprio vero che questa è un’età d’oro della musica occidentale moderna. 

E quindi dovremo vedere, dovremo guardare al lato positivo per vedere perché può esserci un fiorire positivo delle arti come quello che sembra abbastanza profondo anche quando la filosofia si basa su qualcosa che sembra abbastanza superficiale. E questo sarà l’argomento della prossima lezione.

NOTE:

1. Hazard, Paul, The European Mind, 1680-1715, Meridian Books, New York, 1963, pag. xviii.

2. Ibid., p. 3.

3. P. Seraphim che legge dal suo articolo inedito sul Illuminismo, pp. 1-2.

4. Ibid.

5. Randall, John Herman, The Making of the Modern Mind, Houghton Mifflin Co., 1926, Boston, pp. 257-258.

6. Ibid., p. 265.

7. Ibid., p. 274.

8. Ibid., pp. 274-5.

9. Pericolo, pag. 275.

10. Randall, op. cit., pag. 278-79.

11. Ibid., p. 279.

12. Ibid.

13. Ibid., p. 275, citando Essay on Man in Works di Alexander Pope

14. Ibidem, p. 272.

15. Ibid., p. 287.

16. Ibid. P. 297.

17. Ibid., p. 377-78.

18. Ibid. pp. 381.-382.

19. Condorcet citato in Ibid., p. 383.

20. Ibid., p. 383.

21. Ibid., citando Condorcet, p. 383.

22. Ibid., citando Buhle, p. 384.

23. Ibid., p. 384.

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