San Basilio: Lettera 119 ad Eustazio di Sebaste

San Basilio: Lettera 119 ad Eustazio di Sebaste

Lettera CXIX

A Eustazio, Vescovo di Sebaste

Anche per mezzo del venerabilissimo e piissimo fratello Pietro rivolgo il mio saluto al tuo affetto, pregandoti di continuare, in ogni circostanza e anche ora, a pregare per me, affinché, abbandonando questa mia condotta detestabile e dannosa, possa un giorno diventare degno del nome di Cristo.

In ogni caso, anche se io non ne parlassi, vi consulterete fra voi sulle vicende che ci riguardano, e lui ti farà conoscere con precisione quanto è accaduto; così non accoglierai senza esame i malvagi sospetti contro di noi che è prevedibile vengano inventati da coloro che ci hanno oltraggiato, senza riguardo né per il timore di Dio né per la reputazione degli uomini.

Mi vergogno persino di dire quali cose ci ha mostrato il nobile Basilio, che ho accolto da parte della tua Pietà come custode della mia vita; ma tu saprai ogni particolare, dopo averlo appreso dal nostro fratello. E dico questo non per difendere Basilio — prego infatti che il Signore non gliene tenga conto —, ma perché mi sta a cuore che il tuo affetto verso di me rimanga saldo. Temo infatti che le esagerazioni delle calunnie che essi, con ogni probabilità, hanno escogitato per giustificare la propria colpa possano scuoterlo.

Qualunque accusa muovano contro di noi, la tua perspicacia esamini se ci abbiano mai rimproverato, se abbiano chiesto che correggessimo la colpa che ora ci attribuiscono, o se abbiano mai manifestato apertamente il loro risentimento verso di noi. Ora invece, con volto sorridente e parole d’affetto colme di onori, hanno celato un abisso smisurato di inganno e amarezza nell’animo, rivelandolo attraverso un silenzio sleale.

Quanto al ridicolo che suscitiamo presso coloro che, in questa misera città, detestano da sempre la vita devota e sostengono che la finzione dell’umiltà sia una tecnica per guadagnarsi fiducia e una messinscena volta a ingannare, la tua saggezza lo conosce certamente già, anche senza che io lo racconti: ormai, qui, nessuna professione è guardata con tanto sospetto di malvagità quanto quella della vita ascetica.

Spetta dunque alla tua saggezza preoccuparsi di come porre rimedio alla situazione. Le accuse che Sofronio ha messo insieme contro di noi non sono l’inizio di cose buone: sono l’avvio di una divisione e di una separazione, e il tentativo di spegnere anche l’affetto che esiste fra noi. Ti chiediamo, nella tua compassione, di trattenerlo da questo impulso dannoso e di provare, con il suo stesso affetto, a stringere ancora più saldamente ciò che si sta separando, invece di accrescere la distanza insieme a coloro che già tendono alla divisione.

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