Un grandissimo miracolo della Santissima Madre di Dio, 19 Aprile 2017 – Grecia

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Un grandissimo miracolo della Santissima Madre di Dio, 19 Aprile 2017 – Grecia

Estratto dall’omelia di Vassiliki Plexida, l’unica soppravissuta ad un tragico incidente in elicottero.


https://www.youtube.com/watch?v=01go_CFx8Qk&t=1250s


Racconta proprio lei, Vassiliki:
Come avrete visto dai media, la Santissima Madre di Dio mi ha onorato facendomi vivere un incredibile miracolo. Il volo era programmato e così la sera prima, come facevo nella mia vita quotidiana e al lavoro, prendevo la benedizione. E così avevo chiamato la gherontissa, l’egumena, Anthodohi, che è al monastero della Panaghia Akrotiriani a Serifo, per prendere la sua benedizione. E mi dice, ragazza mia, che possa andare e ritornare bene. E cosi la mattina seguente siamo partiti, non sentivo nulla, era l’ultimo giorno al lavoro e poi sarei andata in ferie e avrei visitato il monastero con il quale siamo uniti da circa due anni e mezzo. La Panaghia ci aveva guidati per connetterci e avevamo una frequente comunicazione e avevamo e abbiamo legami spirituali. Ci aveva fatto l’onore, la nostra Panaghia, ed era arrivata l’icona della Panaghia Akrotiriani un anno prima dell’incidente.

Arriva il giorno, iniziamo per l’ispezione, siamo decollati alle 7.20 del mattino dall’aeroporto del Stefanovikiou. Entro pochi minuti e mentre io stavo lavorando sull’archivio nell’elicottero, facevo delle ultime trascrizioni, e all’improvviso appena alzo la mia testa vedo che siamo in un burrone. Sento subito un botto. Abbiamo sbattuto, mi ricordo che il mio corpo sbatteva a destra e a sinistra, la mia testa, e senza pensare ho fatto il segno della croce e ho chiesto l’aiuto della Panaghia.
Immediatamente l’ho vista viva che scende davanti a me, indossando si, un mantello rosso. Mi ha sradicata, mi ha presa insieme al sedile e al pavimento insieme, il che è molto difficile: l’ha tolto con “un intervento chirurgico”. Con i 1200 rivetti che ha. Mi ha presa e mi ha strappata e mi sono sentita alzata, ho sentito di essere tirata e mi ha portata fuori. Dopo di che ho vissuto il primo schianto e mi sono fatta male. Poi l’elicottero ha continuato a girare e a precipitare. Mi posa alla radice di una quercia, lontana dal sito dell’incidente e con la schiena girata per non permettermi di avere nessuna immagine dell’incidente e dei nostri colleghi. L’elicottero continuava a precipitare e, da quanto abbiamo saputo, la Panaghia ha guidato l’elicottero facendolo cadere su una pilone centrale di corrente elettrica, tagliandola a fette, ma il cavo la Panaghia non ha permesso che cadesse per terra e, come abbiamo visto quando siamo andati a fare l’ispezione del monumento, il cavo si reggeva in un modo taumaturgico in alto, come se qualcuno lo tenesse con una mano invisibile, il che è inspiegabile, perché se il cavo avesse toccato la terra, tutta la montagna si sarebbe incendiata visto che c’era carburante ovunque, e tutti ci saremo bruciati.

Dalla mattina, come abbiamo saputo, ci cercavano con aerei e elicotteri e non riuscivano a localizzarci in nessun modo. Quel posto era molto inaccessibile e non potevano vederci dall’alto, ma solo se qualcuno fosse lì, in piedi da quelle parti. E così, i villaggi intorno si sono lamentati che non c’era corrente e per questo la ditta elettrica ha mandato un addetto, come mi aveva detto la Panaghia, che mi ha tenuto in braccio per due ore e mezza, sul sedile, e mi teneva esattamente come tiene, come si vede nell’icona della Panaghia Akrotiriani, mi teneva in braccio come se fossi un bambino piccolo per due ore e mezza. A me sono sembrati pochi secondi, ma erano due ore e mezza. L’incidente è successo alle 7.50 e mi hanno trovata alle 10.30. Tutte queste ore sono stata con la Panaghia, ma mi è sembrato, non avevo la sensazione del tempo e del luogo, niente. Mi teneva in braccio e mi diceva: Calmati, perché hai paura? Io sono qui. Manderò qualcuno che ti troverà.
Mi parlava piano, mi calmava, mi dava coraggio, perché ero sotto shock e mi diceva, non aver paura, sono io qui. E così all’improvviso arriva l’addetto dell’azienda elettrica: lui arrivò due ore e mezza dopo ma io pensavo che fosse arrivato subito. È venuto, e da quello che ho saputo dopo, appena ha visto la scena e qual era il problema con la corrente, disse “ho visto quello che ho visto e ho sentito che c’era qualcosa di sacro lì con te, l’ho sentito anche io, mi ha detto lui, ho sentito soggezione e ho fatto il mio segno della croce e la Panaghia mi ha dato forza per darti il primo soccorso. E ti ho trovata sul sedile e avevi l’icona della Panaghia addosso a te. Ogni elicottero ha un icona della Panaghia davanti al cruscotto con gli strumenti. Tutte le cose che sono state trovate erano verso avanti e destra, seguendo le leggi della fisica, mentre io come mi sia trovata lì nessuno lo può spiegare. E sono stata trovata lì con tutte le mie cose con una precisione matematica. E mentre tutte le cose dell’elicottero erano davanti e a destra, solo l’icona della Panaghia è venuta su di me.
I nostri cellulari, di tutti noi cinque, suonavano. Finché non ha suonato anche il mio e ha risposto l’addetto dell’azienda elettrica, ha dato il segnale alla centrale ed è arrivato il Super Puma a salvarmi. E siamo andati a Salonicco, al 424, sono stata ricoverata all’ospedale militare, i soccoritori del Super Puma mi hanno detto che ero così calma, io non lo ricordo, ero tranquilla, serena, avevo i miei sensi, e rispondevo a tutto quello che mi chiedevano con precisione, mi hanno messo sulla barella per portarmi a fare le analisi e mi dice un medico dopo che mi ero ripresa. Disse un medico: “Che mi hai fatto passare tu il primo giorno, cercavo di toglierti la tua croce di legno dal collo per farti la tac, e ti sei alzata all’improvviso dal letto, mi hai preso dal collo”, io non lo ricordo, ma se l’ha detto il medico così sara successo. Mi hanno fatto gli esami, c’erano 15 medici di diverse specializzazioni e non credevano ai loro occhi. Ovviamente, come c’è scritto sulla mia cartella clinica, i colpi che avevo subito erano molto seri ed erano cruciali per il mio futuro. Le fratture erano tutte molto serie. Avevo lesioni cerebrali, molto pericolose per il cervello, avevo fratture sulla spina dorsale, una di loro era addirittura molto grave perché c’era anche un ematoma, al midollo spinale, i medici avevano paura di una parziale paralisi della metà inferiore del corpo, fratture all’orbita sinistra, all’osso zigomatico, frattura al perone, frattura al torace che era pericolosa e i medici avevano tanta paura per il mio cuore, un ematoma che avevo al cervello che era molto pericoloso per i nervi del cranio. Il primo giorno in terapia intensiva avevano molta paura i medici ed erano molto prudenti per via di questo ematoma, e il giorno dopo è venuta la Panaghia in terapia intensiva e mi ha preso tutti i dolori, l’ematoma è stato assorbito e i medici non lo credevano, in meno di 24 ore. Non ho mai sofferto di dolore. Non ho preso un antidolorifico.

Mi portava mio marito nella terapia intensiva l’olio taumaturgico della Panaghia che avevo con me, sempre nella tuta di volo avevo nella mia tasca le icone della Panaghia Akrotiriani, l’icona della osiomartire gherontissa Anthousa, l’olio miracoloso, il Santo Tetravangelo (=un libricino con solo i 4 vangeli), che mi aveva dato il Vescovo Iustino due mesi prima dell’incidente e mi aveva detto, voglio che questo te lo porti sempre con te ad ogni missione, non dimenticarti di prenderlo. Ad una missione prima dell’incidente avevo dimenticato di prenderlo, e la signora Chrysoula che è un’iconografa del monastero disse: “alla tua prossima missione non dimenticarti di prenderlo con te”. E la seguente missione era l’incidente e l’avevo preso. E mi ha detto il Vescono Iustino, te l’avevo detto, questo sarà con te, per questo te l’ho dato. Me l’ha dato a febbraio e ad aprile c’è stato l’incidente. E le avevo con me, tutte le armi spirituali. Perché queste sono che ci salveranno. Non ci salveranno le munizioni ma le nostre armi spirituali. E così la Panaghia è venuta il secondo giorno nella terapia intensiva, mi ha tolto tutti i dolori, e mio marito che è stato lì soltanto per cinque minuti, lo avevano lasciato vedermi, era triste che mi lasciava e gli dicevo, non vedi? La Panaghia è qui, non sono sola. E mi disse la Panaghia, voglio che predichi il miracolo che ti è stato fatto per rafforzare la fede di tutti per i difficili tempi che arriveranno. E io l’ho promesso.

I medici avevano detto che sarei rimasta in terapia intensiva per quattro mesi, poi dissero due mesi, ma poi con la grazia della Panaghia sono rimasta solo per 2 settimane e mezzo. Il miracolo è multiplo. Dal grande miracolo del mio salvataggio fino alla guarigione veloce che ho avuto, perché adesso, dopo sei mesi e mezzo, non solo non sarei qui ma non sarei qui come sono. E devo tutto alla Panaghia.

Loro non si scordano mai di noi, noi li dimentichiamo. E la fede è l’arma più grande che abbiamo. E quando chiediamo il loro aiuto con fede e vero pentimento sono lì e non si scordano di noi. E io glorificherò il nome della Panaghia e la ringrazierò per tutta la mia vita.


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