CONFRONTI DOGMATICI
Differenze tra il V° Concilio Ecumenico (a. 553) e il Concilio Vaticano I (a. 1869)
Si parla della stessa Chiesa? Si tramanda la stessa tradizione apostolica? Vi proponiamo alcuni canoni dei due Concili che dimostrano l’assoluta differenza tra la visione tradizionale patristica e le novità introdotte dai papisti. Ricordiamo che nel Concilio Vaticano I si approva il dogma dell’infallibilità del Vescovo di Roma. Come potete facilmente capire, non si tratta di un semplice approfondimento del dogma ma di una innovazione e di uno stravolgimento della tradizione comune del primo millennio cristiano.
Concilio di Costantinopoli II
V° Concilio Ecumenico (ovviamente valido e accettato anche dalla Chiesa di Roma Antica ancora pienamente ortodossa)
“A favore di ciò gli ricordammo i grandi esempi degli apostoli, e le tradizioni dei padri. Quantunque, infatti, la grazia dello Spirito santo abbondasse in ognuno degli apostoli, e non avessero bisogno del consiglio degli altri per sapere ciò che dovessero fare, tuttavia sulla questione che allora si agitava, cioè se i pagani dovessero essere circoncisi, non vollero pronunciarsi prima di essersi riuniti in comune e aver confermato con le testimonianze delle divine Scritture ciascuno la propria opinione. Pertanto emisero su ciò una sentenza comune, scrivendo alle genti: E’ sembrato bene allo Spirito Santo e a noi non imporvi altro Peso che quello che è necessario, e cioè: che vi asteniate dalle carni immolate dinanzi ai simulacri (degli dèi), dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione.
Anche i santi padri, lungo i secoli, si radunarono nei quattro santi concili, e, seguendo gli esempi degli antichi, presero insieme le decisioni relative alle eresie che erano sorte e ad altre questioni, avendo per certo, che nelle discussioni comuni, quando cioè si affrontano problemi che interessano l’una e l’altra parte, la luce della verità fuga le tenebre della menzogna.
Nelle comuni dispute sulla fede, infatti, non è possibile che la verità si manifesti in modo diverso; perché ciascuno ha bisogno del suo prossimo, come afferma Salomone nei suoi Proverbi: Il fratello che aiuta il fratello, sarà esaltato come una città fortificata, ed è saldo come un regno dalle solide fondamenta (6). Dice ancora nell’Ecclesiaste: Due sono assai meglio che uno, ed avranno abbondante compenso per il loro lavoro.
Del resto, il Signore stesso dice: In verità, in verità, vi dico: se due di voi si raccoglieranno, sulla terra, qualsiasi cosa chiederanno, verrà loro concessa dal Padre mio che sta nei cieli. Dovunque, infatti, due o tre saranno radunati in mio nome, sarò con loro, in mezzo ad essi.”
Concilio Vaticano I
(valido solo per la Chiesa di Roma)
“E al solo Simon Pietro, dopo la sua risurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di sommo pastore e di guida su tutto il suo ovile con le parole: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore” (Gv 21,15-17). A questa chiara dottrina delle sacre Scritture, come è sempre stata interpretata dalla Chiesa cattolica, si oppongono senza mezzi termini le malvagie opinioni di coloro che, stravolgendo la forma di governo decisa da Cristo Signore nella sua Chiesa, negano che Cristo abbia investito il solo Pietro del vero e proprio primato di giurisdizione che lo antepone agli altri Apostoli, sia presi individualmente, sia nel loro insieme, o di coloro che sostengono un primato non affidato in modo diretto e immediato al beato Pietro, ma alla Chiesa e, tramite questa, all’Apostolo come ministro della stessa Chiesa.
Se qualcuno dunque affermerà che il beato Pietro Apostolo non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa militante, o che non abbia ricevuto dallo stesso Signore Nostro Gesù Cristo un vero e proprio primato di giurisdizione, ma soltanto di onore: sia anatema. […]
Sostenuti dunque dalle inequivocabili testimonianze delle sacre lettere e in piena sintonia con i decreti, chiari ed esaurienti, sia dei Romani Pontefici Nostri Predecessori, sia dei Concili generali, ribadiamo la definizione del Concilio Ecumenico Fiorentino che impone a tutti i credenti in Cristo, come verità di fede, che la Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice detengono il Primato su tutta la terra, e che lo stesso Romano Pontefice è il successore del beato Pietro, Principe degli Apostoli, il vero Vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i cristiani; a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il pieno potere di guidare, reggere e governare la Chiesa universale. Tutto questo è contenuto anche negli atti dei Concili ecumenici e nei sacri canoni. […] pertanto le definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per sé stesse, e non per il consenso della Chiesa.
Ndr: i testi originali sono molto conosciuti e potrete trovarli tranquillamente online




