BISOGNA STARE LONTANO DAGLI ECUMENISTI UNIONISTI, CHE OGGI VOGLIONO UNIRSI CON I PAPISTI…
GRANDE È LA RESPONSABILITÀ E LA PUNIZIONE DI COLORO CHE COMUNICANO CON LORO…
ECCO GLI SCOMUNICATI LATINOFILI AI TEMPI DEL LATINOFILO VEKKOS, CHE HANNO ASSUNTO SEMBIANZA DEMONIACA…
DOCUMENTO FOTOGRAFICO

CHE TUTTI COLORO CHE MARCIANO INSIEME AGLI ECUMENISTI TENGANO QUESTE COSE A MENTE…
È ben nota la storia dell’imperatore latinofilo Michele VIII Paleologo e del patriarca Giovanni Vekkos (1260-1282). Costoro, per acquisire beni materiali e per stringere “alleanze” con gli Stati latini dell’Occidente, “consegnarono” l’Ortodossia, “per un piatto di lenticchie”, al papa anticristo di Roma…
La giustizia divina non lasciò però impuniti coloro che osarono concelebrare sul Monte Athos con il latinofilo Vekkos. Un monaco athonita, nel periodico “Anti-unionisti–calendariali–athoniti, Atene 1974”, scrive quanto segue:
«Vediamo che cosa accadde nella Grande LAVRA, dove li accolsero (i latinofili) con il suono delle campane.
Come vediamo, seguì una terribile ira divina che suscitò orrore e terrore, come la non menzognera tradizione ha conservato fino ai nostri giorni. Lo ierodiacono della LAVRA, che concelebrò con i Latinofili, fu colpito da un’ira divina e si sciolse come cera dopo aver preso fuoco. I sette ieromonaci, secondo altri undici, che presero parte alla concelebrazione (con Vekkos), furono trovati incorrotti, gonfi, scomunicati, e i loro corpi fino alla fine del XIX secolo si trovavano nel nartece del cimitero dei Santi Apostoli, pienamente visibili, da una parte per l’istruzione e la correzione delle generazioni future, dall’altra affinché coloro che li vedevano e provavano compassione, pregassero il Signore che dissolvesse i loro corpi gonfi nella terra dalla quale furono tratti.
Tralasciai di dire che anche gli affreschi della chiesa, non appena avvenne l’empia concelebrazione, oh meraviglia, si annerirono! Furono restaurati poi nell’anno 1544 dal celebre pittore Teofanis. La tradizione narra che un pellegrino, fragile di salute, appena si avvicinò e vide quei corpi nerissimi e gonfi, con i capelli, con le grandi unghie ricurve, con le bocche aperte in cui i topi liberamente entravano e uscivano, rimase così terrorizzato che subito morì per collasso cardiaco…
Questo episodio fu la causa per cui li allontanarono dal monastero e li trasferirono presso la costa dove sorge la skiti romena, dove li rinchiusero in una grotta scoscesa e inaccessibile. Ma poiché anche lì i curiosi non cessavano di visitarli, di guardarli e di fotografarli, alla fine murarono completamente l’ingresso della grotta, che divenne del tutto irriconoscibile, e che custodiva dentro di sé gli scomunicati unionisti latinofili della LAVRA».
La testimonianza di padre Gabriele
Andammo di sera e restammo nell’arsenà della Grande LAVRA, per continuare la mattina il nostro viaggio, come poi avvenne. Ma non appena al mattino ci allontanammo un poco dalla LAVRA, udii il mio anziano padre spirituale, il monaco Melezio, dirmi:
— Figlio mio Gabriele, qui davanti ci sono gli scomunicati che accolsero i Latinofili nel monastero della Grande LAVRA e concelebrarono con Giovanni Vekkos e il suo seguito, e che io ho visto anche altre volte.
Poiché però tu sei giovane e forse un giorno qualcuno dirà che “sono menzogne, che non esistono, che non ci sono scomunicati, ma sono storie inventate per spaventare la gente”, per questo andiamo a vederli con i tuoi stessi occhi, e non credere a nulla, qualunque cosa ti dicano, perché anche la Scrittura dice che gli occhi sono più affidabili delle orecchie.
Dopo avermi detto ciò, giungemmo a un dirupo così ripido che solo a guardarlo si ha paura, e mi disse: “Ecco, sono qui”.
E mentre io cercavo di vederli meglio, mi disse:
— Che pensi, che sia una Croce o delle Icone che la gente guarda facendosi il segno della croce? Hanno la forma del diavolo, che vedrai e ne sarai convinto.
Allora ci avvicinammo a quella forra scoscesa e con grande fatica uscimmo all’esterno e, con tutte e venti le unghie, salimmo per cinque o sei metri finché vidi una grotta dove entrammo, e mi si presentò davanti uno spettacolo miserabile:
Tre uomini appoggiati alla roccia, in piedi, con gli abiti, le tuniche monacali (raso) e le cinture, gli occhi aperti, i capelli e le barbe lunghi…
I loro volti del colore della fuliggine, ugualmente le mani rivolte verso il basso, le dita piegate all’interno, le unghie delle mani lunghe due o tre centimetri; quelle dei piedi non si vedevano perché erano coperte da calze e scarpe…
Volli perfino toccarli, per vedere se davvero il corpo fosse molle o solo pelle secca e ossa, ma l’anziano non me lo permise. Mi disse: “Non mettere mano sull’ira di Dio”.
A tutto il resto però prestai grande attenzione, ma non li toccai. E allora non ebbi alcuna paura.
Ora però, quando li ricordo, la mia anima si turba e non riesco a dormire giorno e notte, né a mangiare per due o tre giorni, mentre allora, quando li vidi, non pensai a nulla.
Scrivo di mia mano, il 2 marzo 1964, nel Sacro Monastero di Xenofonte.
Gabriele, ieromonaco, padre spirituale della cella Ivirita della “Natività di San Giovanni il Precursore”.
Dal libretto “Anti-unionisti–calendariali–athoniti, Atene 1974”, “Ta Pátria, vol. II, Pireo 1994”, con lieve adattamento alla lingua corrente.
È noto a tutti che quasi tutti i monaci athoniti sopra i 70 anni di età e che commemorano Bartolomeo, conoscono con precisione sia la storia, sia l’esistenza degli scomunicati della LAVRA. Tuttavia, evitano non solo di parlarne, ma in caso di discussione o tacciono o considerano l’argomento come un mito, definendolo con leggerezza “favole dei Padri zeloti athoniti”!
Perché tutto ciò? Forse per rimorso di coscienza, o per un diabolico senso di colpa nei confronti di coloro che testimoniarono ai tempi del latinofilo Giovanni Vekkos, rispetto a ciò che oggi accettano o tollerano con atteggiamento di tradimento e insensibilità.
Essi che si suppone siano i continuatori di quelli che versarono il loro sangue o furono bruciati vivi dal fuoco, pur di non accettare i Latinofili.
Essi oggi accolgono invece persone molto peggiori di quelle, con le loro concelebrazioni e le loro preghiere comuni con il filo-papista Bartolomeo, e perfino con le preghiere comuni della loro autorità con gli eretici e anatematizzati papisti, anglicani, ecc.
Non sarà affatto sorprendente se accetteranno, e addirittura festeggeranno, perché no, anche l’imminente piena unione con i papisti anatematizzati!
Per questo motivo perseguitano tutti coloro, come per esempio i monaci del Sacro Monastero di Esfigmenou e di tante altre skiti athonite ed i in generale tutti i Padri zelanti del Monte Athos, che resistono alla deriva ecumenista e non commemorano il latinofilo Bartolomeo
(Revisione del testo: Metropolita Atanasio)





