IL CARATTERE E LA VIA DELLA MISSIONE ORTODOSSA: THE ORTHODOX WORD – 1965 – Vol. 1, No. 6, p. 207

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IL CARATTERE E LA VIA DELLA MISSIONE ORTODOSSA: THE ORTHODOX WORD – 1965 – Vol. 1, No. 6, p. 207

Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete” Giovanni 4,35-6

Quando Nostro Signore Gesù Cristo cominciò la sua missione terrena, chiamò a seguirlo uomini dal cuore semplice. Avendo percepito tramite il loro cuore la natura divina del Maestro, abbandonarono tutto e lo seguirono, diventando, dunque, testimoni della Sua Divinità di fronte a tutto il mondo per i successivi due millenni. Nel frattempo, iniziarono ad essere simili a Lui: le sue qualità celesti si riflettevano in loro. Fu proprio questo amore divino, come un fuoco sacro, a toccare i loro cuori, e non poterono far altro che proclamare con entusiasmo i suoi insegnamenti sulla nuova nascita.

«Sono venuto a portare fuoco sulla terra» (Luca 12,49), disse il Nostro Signore — e i cuori dei suoi discepoli si accese­ro con la sua luce divina soprannaturale.

«Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione» (Luca 12,51), disse il Signore — e i suoi discepoli si allontanarono dal mondo che è sottoposto al maligno (1 Giovanni 5,19) per diventare partecipi del Cielo, che già nella carne avevano cominciato a sperimentare.

«Seguitemi» disse il Signore — e i suoi discepoli lo seguirono, rivolgendo l’invito agli altri: “Venite e vedete il nostro Maestro Divino” (Giovanni 1,43-46). Anche loro andarono, diventando nuove creature.

Tale è la natura e lo zelo della Missione Ortodossa. Nessun periodo particolare della storia della Chiesa può dire di aver raggiunto il punto più alto di questa, perché è sempre stata una parte prominente della vita ortodossa, la vita in Cristo. Gli Apostoli hanno iniziato questa missione, i Martiri l’hanno rafforzata, i Padri della Chiesa l’hanno difesa e tutti i Cristiani Ortodossi, attraverso i secoli, continuano a vivere e testimoniare Cristo. La Chiesa Ortodossa non ha mai ideato un progetto, né organizzato un apparato amministrativo per la persuasione e la conversione dei pagani; l’approccio ortodosso è sempre stato diretto: l’invito a partecipare alla vita di grazia della Chiesa è testimoniato al meglio dall’esempio di santità che vive il missionario stesso. I mezzi utilizzati nelle missioni occidentali per attrarre i convertiti sono estranei all’idea ortodossa di missione. Probabilmente la più esemplare, e certamente la più ampia nel suo raggio, tra le missioni ortodosse fu quella dei santi Cirillo e Metodio, illuminatori degli Slavi nel IX secolo. Nei tempi moderni, quasi senza essere conosciuto in Occidente, si è sviluppato un magnifico e fruttuoso movimento missionario verso ovest, i cui principali rappresentanti provenivano dal celebre Monastero delle Grotte di Kiev agli inizi del XIX secolo. Colui che assunse il ruolo di guida tra questi missionari fu il Metropolita Filoteo (un grande podvizhnik), sebbene ancora non canonizzato. Ci fu, successivamente, un altro gruppo: Sant’Innocente di Irkutsk, che manifestò una santità così radiosa da essere il primo di questi uomini a essere canonizzato e divenire così protettore celeste delle nuove terre; Santi Giovanni di Tobolsk, Sofronio di Irkutsk e Paolo di Tobolsk; senza menzionare molti altri che non sono ancora stati canonizzati.

Grazie agli energici sforzi di questi uomini, entro la fine del secolo l’Ortodossia era giunta nella lontana America, dove nuovi apostoli, pari ai missionari di prima nello spirito, furono rivelati. Tutti questi uomini furono animati da un grande fervore e da una fede profonda; si sentivano, dunque, chiamati a condividere questi doni di Dio con coloro che erano ancora nelle tenebre dell’incredulità. Il vasto nuovo territorio, fino alle sponde del fiume Amur e del Pacifico, offriva loro ampio terreno per la loro attività sacra. Avevano un approccio comune al lavoro missionario: la scelta del luogo più idoneo; la costruzione di una dimora di tipo monastico, racchiuso da una recinzione contro le influenze del mondo, con una chiesa che serviva da centro di una comunità familiare cristiana e dove si celebra la routine quotidiana delle liturgie; e poi, avendo il Santo Spirito nei loro cuori, avrebbero aperto le porte a coloro che avevano sete della Parola di Dio. I nativi sarebbero ben presto giunti; e presto una famiglia di nuovi fratelli sarebbe stata abbastanza forte da portare avanti da soli il lavoro; e il missionario, servo di Dio, si sarebbe spostato verso regioni più remote per portare agli altri la “Buona Novella” del Regno di Dio. Oggi, quando il Vangelo cristiano ha raggiunto quasi l’ultimo angolo del mondo e le invenzioni moderne hanno rimodellato l’intero modo di vivere dell’uomo, la missione ortodossa resta la stessa. Non permettere ai sapienti di questo mondo di sedurre lo zelo missionario dei giovani a cercare mezzi nuovi, “moderni”, che promettono successo; non ve ne sono al di fuori del percorso ortodosso custodito. È vero, questo percorso è stretto, duro e pericoloso — ma è il percorso più breve verso l’obiettivo, che è il contatto vivo con Dio. Tutti gli altri sentieri sviano, portando inevitabilmente sia il pastore sia il gregge a una completa immersone nello spirito del mondo, a uno stato di sonno spirituale nascosto dietro una facciata di attività in cui credono solo di salvare le loro anime. Le moltitudini delle sette moderne forniscono numerosi esempi di una pretesa e di un desiderio di testimonianza cristiana che si rivelano inadeguati dall’assoluta assenza in essi di un’esperienza genuina della vita spirituale, che è, nelle parole dell’Arcivescovo Teofane il Recluso, “un mondo completamente diverso, nel quale nessuna sapienza umana penetra”.

È il proprio della missione ortodossa aprire una porta su questo altro mondo, manifestare l’insegnamento giusto (ortho) e la dottrina (doxa) prima di tutto nella propria vita, e poi invitare coloro che stanno fuori a venire e vedere e, se hanno cuore per accettare la nuova nascita in Cristo, partecipare della vita di grazia all’interno della Chiesa che è l’unica preparazione qui sotto per la vita eterna nel Regno dei Cieli.

Gioia mia”, diceva san Serafino, “Acquisisci lo Spirito di Pace (il Santo Spirito) e migliaia attorno a te saranno salvati”.

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