San Basilio: Lettera 251 agli Eviseni

San Basilio: Lettera 251 agli Eviseni

Lettera CCLI

Agli Eviseni

Anche se è grande la moltitudine di questioni che ci circondano e la nostra mente è oppressa da mille preoccupazioni, tuttavia non abbiamo mai scacciato dalla nostra memoria la sollecitudine per la vostra carità, pregando il nostro Dio che voi rimaniate saldi nella fede nella quale vi trovate e vi gloriate nella speranza della gloria di Dio. In verità, infatti, è ormai difficile a trovarsi e assai raro vedere una Chiesa pura che non abbia subito alcun danno dalla durezza dei tempi, ma che custodisca integra e inviolata la dottrina apostolica. Tale è la vostra Chiesa, mostrata in questo tempo presente da Colui che in ogni generazione manifesta coloro che sono degni della sua chiamata.. E il Signore vi conceda i beni della Gerusalemme lassù, in cambio del fatto che avete respinto sulle teste dei mentitori le false calunnie lanciate contro di noi, non dando ad esse accesso ai vostri cuori. E so e sono convinto nel Signore che la vostra ricompensa sarà grande per questa azione. Avete infatti considerato questo con saggezza tra voi — ciò che corrisponde esattamente alla verità — ossia che coloro che mi hanno reso male per bene e odio in cambio del mio amore per loro, ora mi calunniano proprio su quelle cose per le quali essi stessi si trovano ad aver redatto professioni scritte.

E non solo sono caduti in questa contraddizione, offrendo contro di noi i loro stessi scritti a modo di accusa, ma, pur essendo stati deposti all’unanimità da coloro che si erano radunati a Costantinopoli, non hanno accettato la propria deposizione: chiamavano “illegittimo” quel sinodo e non si degnavano di chiamare vescovi quei partecipanti, per non convalidare la sentenza pronunciata contro di loro. E aggiungevano la motivazione per cui quelli non sarebbero stati vescovi: «Perché», dicevano, «sono a capo di una malvagia eresia». Questi fatti accadevano poco meno di diciassette anni fa. Tra coloro che li avevano deposti c’erano Eudosso, Euippio, Giorgio, Acacio e gli altri a noi sconosciuti. Ora, coloro che attualmente reggono quelle Chiese sono i loro successori: alcuni ordinati al loro posto, altri promossi da essi stessi.

Ora dunque, coloro che ci accusano di eterodossia ci dicano: come mai erano eretici quelli di cui non accettarono la deposizione, e come mai sarebbero ortodossi questi che da quelli sono stati promossi e che conservano la medesima dottrina dei loro padri? Se infatti Euippio è ortodosso, come può non essere un laico Eustazio, che da lui è stato deposto? Se invece quello era eretico, come fa ora a essere in comunione con Eustazio chi è stato promosso per mano di quello? Ma questi sono giochi da ragazzi fatti a spese delle Chiese di Dio per il proprio tornaconto, da parte di uomini che tentano ora di calunniare, ora di raccomandare le persone. Eustazio, passando per la Paflagonia, rovesciò gli altari di Basilide di Paflagonia ed esercitava il ministero su mense proprie; e ora è supplicante di Basilide per essere riammesso! Scomunicò Elpidio, il fratello religiosissimo, a causa delle sue relazioni con quelli di Amasea; e ora è supplicante degli Amaseni, ricercando la loro comunione! Voi stessi sapete quanto fossero terribili le invettive pronunciate contro Euippio, e ora [Eustazio] esalta per la loro ortodossia coloro che condividono le idee di quello, purché collaborino con zelo alla sua riabilitazione. Quanto a noi, veniamo calunniati non perché commettiamo qualche torto, ma perché egli ha ritenuto che questo gli procurasse favore presso quelli di Antiochia. E quelli che l’anno scorso hanno fatto venire dalla Galazia, convinti di poter riottenere tramite loro la libertà di esercitare l’episcopato, sono persone della cui natura sono ben consapevoli quanti sono stati un poco in loro compagnia; a me, il Signore non conceda mai così tanto tempo libero da mettermi a enumerare le loro azioni! Tuttavia, scortati da coloro che per lui sono i più onorevoli satelliti e compagni di mistero, hanno percorso tutta la sua regione godendo degli onori e delle cure dei vescovi. Sono stati introdotti con gran pompa nella città, tenendo assemblea con autorità: a loro è stato consegnato il popolo, a loro l’altare. Ma essi, giunti fino a Nicopoli, non poterono compiere nulla di ciò che avevano promesso; come siano ritornati e in che stato siano apparsi durante il ritorno lo sa bene chi era presente. Così si mostrano, intenti sempre a fare ogni cosa solo per il proprio interesse. Se poi dicono di essersi pentiti, mostrino per iscritto il loro pentimento, l’anatema contro la fede di Costantinopoli e la separazione dagli eretici, e non ingannino i più semplici. Questo è quanto riguarda costoro.

Noi invece, fratelli amati, piccoli e umili, ma per grazia di Dio sempre gli stessi, non ci siamo mai lasciati condizionare dai mutamenti delle circostanze. Presso di noi la fede non è una a Seleucia, un’altra a Costantinopoli, un’altra a Zela, un’altra a Lampsaco, un’altra ancora a Roma e una diversa ora in circolazione rispetto alle precedenti, ma è una e la medesima. Come infatti abbiamo ricevuto dal Signore, così battezziamo; come battezziamo, così crediamo; come crediamo, così glorifichiamo: senza separare lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, né anteponendolo al Padre, né dicendo che lo Spirito è più anziano del Figlio, come sostengono le lingue dei bestemmiatori. Chi è infatti così audace da respingere la legislazione del Signore e ardire di inventare un proprio ordine per i nomi? Noi non diciamo che sia una creatura lo Spirito che è enumerato insieme al Padre e al Figlio, né osiamo chiamare servile ciò che è sovrano (hegemonikon). Vi esortiamo dunque, ricordandovi la minaccia del Signore che ha detto: «Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata né in questo secolo né in quello futuro»: guardatevi dalle dottrine dannose contro lo Spirito Santo. Rimanete saldi nella fede, volgete lo sguardo verso tutta la terra abitata e vedete che è piccola questa parte che è malata; mentre tutto il resto della Chiesa, che ha accolto il Vangelo da un’estremità all’altra del mondo, si trova su questa dottrina sana e priva di deviazioni. Dalla comunione di costoro noi preghiamo di non decadere, e preghiamo insieme a voi affinché ne riceviate la parte nel giorno giusto del Signore nostro Gesù Cristo, quando verrà a dare a ciascuno di noi secondo le sue opere.

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