Prigionieri dell’abbondanza di beni materiali

Prigionieri dell’abbondanza di beni materiali

Del Protopresbitero p. Dionisio Tatsis

Tutti gli esseri umani lottano nella vita per procurarsi beni materiali al fine di soddisfare i propri bisogni quotidiani. Tuttavia, spesso diventano vittime degli eccessi e rimangono insoddisfatti, il che aumenta i loro sforzi e il tempo che rimane per i beni spirituali è minimo, se non inesistente. Purtroppo, l’amore per il mondo supera l’amore per il cielo! Questa è la mentalità mondana che allontana le persone da Dio. Nella nostra epoca, dove l’abbondanza e la varietà dei beni materiali sono impressionanti e i principi etici sono stati quasi dimenticati, la mentalità secolare domina nella maggior parte delle persone, ed è per questo che è particolarmente utile ricordare ciò che l’evangelista Giovanni dice riguardo al mondo peccaminoso e ai suoi effetti sulle persone che credono in Dio nella sua prima lettera: «Non amate il mondo né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma dal mondo del peccato».

Il mondo passa e con esso tutto ciò che l’uomo desidera; ma chi fa la volontà di Dio vivrà in eterno.

Pertanto, la virtù del discernimento è necessaria nell’acquisizione di beni materiali, ma anche nella soddisfazione dei desideri, che di solito sono peccaminosi. Il popolo di Dio non si priva dei beni materiali necessari. Nessuno può privarsene. Il pericolo spirituale è creato dall’abbondanza, dalla sazietà, dal loro uso eccessivo e sensuale e dalla tendenza dell’uomo ad arricchirsi.

Il santo Crisostomo afferma a questo proposito: «Né il mondo è malvagio, né i peccati sono dovuti al fatto che portiamo la carne, ma alla nostra volontà corrotta. Infatti, se i peccati fossero dovuti alla vita terrena, e poiché ad essa sono intrecciati, nessuno sarebbe né libero, né puro. Cioè, osservate che nessuno può sfuggire alle inesorabili passioni della nostra esistenza corporea. Quali sono? Cibo, bevande, sonno, crescita, fame, nascita, morte e tutto ciò che è simile a queste. E nessuno può vincerle, né il peccatore né il giusto, né il re né il singolo individuo, ma tutti ci sottomettiamo alla necessità della natura». E il santo confuta coloro che affermano che i peccati e i vizi siano conseguenze naturali della vita terrena e che quindi nessuno possa seguire la via della virtù: «È forse malvagia la vita terrena, nella quale siamo giunti a conoscere bene Dio, nella quale filosofeggiamo sui beni celesti, nella quale da uomini siamo diventati angeli e danziamo con le potenze celesti?». Egli chiarisce che l’evangelista Giovanni, quando parla del mondo, si riferisce alla moltitudine corrotta attaccata ai beni terreni, al popolo volgare, turbolento e stolto.

Beato il cristiano che sceglie la frugalità nella sua vita e non si lascia influenzare dalla pubblicità esagerata dei prodotti, che trae in inganno la moltitudine dei consumatori e, in definitiva, rende loro la vita difficile.

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