SANTI CALABRO-ORTODOSSI

TESTI DI RIFERIMENTO SULLA CALABRIA ORTODOSSA

La mappa del Mercurion

Vera von Falkenhausen, I monasteri greci in Calabria: le fonti scritte, dal IX all’XI secolo, in Atti del Convegno di Studi Internazionale svoltosi a Squillace (CZ) nei giorni 23-24 marzo 2018

Pietro Dalena, Il lavoro manuale nelle esperienze monastiche (eremitiche e cenobitiche) del Mezzogiorno rurale (secc. VI-XI)

F. Bugarella, Giocchino da Fiore e il Monachesimo greco, in ARCHIVIO STORICO PER LA CALABRIA E LA LUCANIA (sec. XII)

MERCURION

LINK: Archivio storico per la Calabria e la Lucania


MONASTERI


SANTI CALABRO-ORTODOSSI

San Fantino il Giovane dal sito http://www.ortodoxia.it/

Scritti su San Fantino il Giovane

Elaborazione con computer grafica dell’icona di San Fantino il Giovane

Scritti su San Giovanni Theristis

Elaborazione con computer grafica dell’icona di San Giovanni Theristis

Scritti su Sant’Elia lo Speleota

Elaborazione con computer grafica dell’icona di Sant’Elia lo Speleota

Scritti su San Filareto l’Ortolano

Elaborazione con computer grafica dell’icona di San Filareto di Seminara

Altri scritti su San Nicodemo di Kellarana

Nel 910, nella Rossano romea in Calabria, provincia di Cosenza, nasce Nicola. I genitori, che desideravano molto un figlio maschio dopo la nascita della primogenita, promisero di consacrarlo al servizio della “casa della madre di Dio”. Era molto intelligente e versato, fin da fanciullo, alla lettura delle Sacre Scritture. Il suo biografo e discepolo, Bartolomeo, descrive con ammirazione come molto precocemente Nicola fosse profondamente influenzato dalle vite dei Padri del Deserto, che leggeva avidamente e le cui icone poteva osservare dipinte nella Cattedrale dell’Achiropita. Rimasto orfano precocemente, crebbe sotto le cure della sorella. Secondo il bios, si sposò ed ebbe anche una figlia ma infine, complice una brutta malattia che destò in lui il pensiero tremendo della morte,  la chiamata alla santità ebbe la meglio. La svolta spirituale avvenne intorno al 940: spinto da una vocazione irresistibile, Nicola decise di abbandonare le lusinghe del mondo e gli affetti familiari per cercare Dio. Si diresse verso la zona del Mercurion, al confine tra Calabria e Lucania, allora cuore del monachesimo calabro-ortodosso, dove conobbe figure carismatiche come Giovanni, Fantino e Zaccaria. Il suo percorso non fu privo di ostacoli. Era un tempo in cui quei territori erano costantemente minacciati dagli sbarchi dei saraceni. Inoltre, il governatore locale, contrariato dalla sua fuga, minacciò i monasteri che intendessero accoglierlo. Per questo motivo, Nicola si spostò nel Principato di Salerno, presso il monastero di San Nazario. Qui ricevette l’Abito Angelico e fece voto di umiltà assoluta, promettendo di restare un semplice monaco e rifiutando ogni carica onorifica. Divenuto il monaco Nilo, iniziò un percorso di ascesi rigorosa, alternando la vita comunitaria (cenobitica) a quella solitaria (eremitica). Intorno al 943, si stabilì nella grotta di San Michele in solitudine: questa era un antro impervio su un precipizio, dove egli conduceva una vita di estrema privazione, nutrendosi appena ogni due o tre giorni. La sua pratica ascetica comprendeva la scrittura: ogni giorno creava manoscritti che egli dava in cambio al poco vitto (legumi, frutti selvatici o bacche) che consumava giornalmente. Era un eccezionale calligrafo. Sviluppò uno stile di scrittura greco unico, noto oggi come “stile niliano” o “scrittura di San Nilo”. Oltre al lavoro era assiduo nella lettura del salterio, accompagnato da numerose prostrazioni, e allo studio delle opere dei Padri della Chiesa. Non si contavano, ovviamente le ore di preghiera silenziosa. Successivamente, cercò rifugio in un possedimento materno alle porte della Sila, presso l’oratorio dei Santi Adriano e Natalia. Qui, insieme ai discepoli Stefano, Giorgio e Proclo, diede vita alla sua prima comunità monastica. Vi rimase per vent’anni in estrema povertà. Nonostante il suo desiderio di solitudine, la sua fama di santità attirò molti fedeli; Nilo li accolse per spirito di carità evangelica, mettendo alla prova la loro obbedienza prima di ammetterli nella comunità. Verso la fine del X secolo (980-81), a causa delle frequenti incursioni saracene, Nilo lasciò la Calabria. Rifiutò di recarsi in Oriente, dove era troppo stimato, preferendo le terre latine per restare nell’anonimato. Tutti i bios dei santi calabro-ortodossi narrano di questo legame molto forte con la Grecia. Di alcuni santi, come Fantino, si narra che finirono i loro giorni proprio nella penisola ellenica, chi a Salonicco, chi sul monte Athos. Arrivato in Campania, tuttavia, la sua fama lo precedeva: ovunque andasse, veniva accolto con la venerazione riservata agli Apostoli. Il suo viaggio terreno si concluse a Grottaferrata, dove morì al tramonto del 26 settembre 1004. Come scrisse il suo agiografo, in quel momento “col sole tramontò il Sole”, segnando la fine terrena di un uomo che, fuggendo la gloria umana, era stato avvolto da quella divina.


Scritti su San Nilo da Rossano

  • Vita di San Nilo scritta da San Bartolomeo suo discepolo (Pdf)

Elaborazione con software di grafica dell’icona di San Nilo da Rossano


Padre Kosmas, monaco proveniente dal Monte Athos, in Grecia, e arrivato in Calabria, come gli aveva profetizzato il Santo Paisios Aghiorita, dove dopo 1000 anni di assenza degli ortodossi, ha rifondato l’antico Monastero di San Giovanni Theristis a Bivongi (RC) insieme all’annessa Basilica dedicata al Santo mietitore. Il monastero era a quei tempi un rudere e qui il P. Kosmas visse senza un tetto, in un eremitaggio estremo su queste montagne, da solo, senza elettricità o servizi igienici, dormendo all’aperto in ogni condizione climatica. Viveva di stenti e si alimentava spesso con ciò che trovava in natura. Ogni tanto riceveva un piatto caldo portato dai paesani che nel frattempo avevano imparato a conoscerlo ed apprezzarlo. Dopo 12 anni dalla sua prima venuta riuscì a realizzare il suo sogno di veder completato il Monastero. Alterne le successive vicende. Il Comune l’ha premiato con la cittadinanza onoraria e il Patriarca Bartolomeo gli dedicò una visita gratificante di una settimana a Bivongi. Tutte le testate giornalistiche mondiali hanno riportato tali eventi. Purtroppo successivamente il povero Padre Kosmas ricevette l’ordine di lasciare il monastero e rientrare in Grecia. Ritornò ancora in Calabria ma purtroppo non più al monastero. Morì così sull’Athos, lontano dalla Calabria con il corpo ma non con il cuore.

Elaborazione, in stile iconografico, con software di grafica (IA) di una foto del Padre Kosmas Aghiorita

Scritti sul Padre Kosmas Aghiorta

  • Bios di Padre Kosmas, scritto dallo Ieromonaco aghiorita p. Theophilo del Sacro Monastero Pantokrator del Monte Athos