San Basilio: Lettera 113 ai presbiteri di Tarso

Lettera CXIII

Ai presbiteri si Tarso

Dopo aver incontrato quest’uomo, ho reso molte grazie al santo Dio: attraverso la sua presenza, infatti, egli mi ha consolato in mezzo a molte afflizioni e, per suo tramite, mi ha mostrato chiaramente il vostro affetto. Ho potuto quasi riconoscere, nell’intento di un solo uomo, lo zelo di tutti voi per la verità.

Egli vi riferirà ciò che ci siamo detti in privato. Quanto invece ritengo opportuno far conoscere da parte mia al vostro affetto, è questo: il momento presente spinge fortemente le Chiese verso la rovina e da molto tempo ormai ne abbiamo piena consapevolezza. Non c’è nessuno che si adoperi per edificare la Chiesa, correggere gli errori, mostrarsi compassionevole verso i fratelli deboli o difendere quelli saldi nella fede. Non c’è alcun rimedio, né per curare la malattia che si è già diffusa, né per prevenire quella che ci si attende.

Ormai la condizione della Chiesa somiglia — per usare un’immagine chiara, anche se forse modesta — a un vecchio vestito che si lacera facilmente per un motivo qualsiasi e che non può più riacquistare la robustezza originaria. In una situazione simile, dunque, occorrono grande zelo e molta cura perché le Chiese ricevano qualche beneficio. E il beneficio consiste nel riunire ciò che finora è stato diviso. L’unità potrebbe realizzarsi, se fossimo disposti, nelle questioni che non danneggiano le nostre anime, a venire incontro ai fratelli più deboli.

Poiché molte bocche si sono levate contro il Santo Spirito e molte lingue si sono aguzzate per bestemmiarlo, vi chiediamo, per quanto dipende da voi, di ridurre a un piccolo numero coloro che bestemmiano e di accogliere nella comunione quanti non affermano che il Santo Spirito sia una creatura. Così i bestemmiatori rimarranno soli o, confusi, torneranno alla verità, oppure, persistendo nel peccato, perderanno credibilità a causa del loro esiguo numero.

Non chiediamo dunque nulla di più, ma proponiamo ai fratelli che desiderano unirsi a noi la fede di Nicea; se vi aderiscono, chiediamo loro anche di non dire che il Santo Spirito è una creatura e di non essere in comunione con coloro che lo affermano. Oltre a queste cose, chiedo che non si esiga da noi null’altro. Sono infatti convinto che, con una frequentazione più duratura e un esercizio comune condotto senza spirito di contesa e, se fosse necessario aggiungere altro per rendere più chiara la dottrina, il Signore che coopera in ogni cosa al bene di coloro che lo amano, provvederà.