San Basilio: Lettera 7 a Gregorio di Nanzianzo
Lettera VII
All’amico Gregorio
Anche allora, quando scrivevo alla tua sapienza, non ignoravo che ogni discorso teologico è inferiore sia al pensiero di chi parla sia al desiderio di chi cerca, perché la parola, per sua natura, è in qualche modo troppo debole per servire adeguatamente ciò che si comprende.
Se dunque il nostro pensiero è debole, e la lingua è ancora più debole di esso, che cosa avremmo dovuto aspettarci riguardo a quanto è stato detto, se non di essere accusati di povertà di parole? Tuttavia, per questo motivo non era possibile passare sotto silenzio la questione in esame: non rispondere prontamente su Dio a quanti amano il Signore comporta infatti il rischio di tradirlo.
Quanto a quelle cose, che sembrino sufficienti oppure richiedano qualche aggiunta più precisa, occorre un momento opportuno per correggerle. Per ora, invece, ti chiediamo — come già ti abbiamo chiesto — di dedicarti interamente alla difesa della verità e agli impulsi che Dio suscita nella tua mente per consolidare il bene. Accontentati di questi e non cercare da noi nulla di più: noi, che siamo molto al di sotto di quanto si potrebbe supporre, nuociamo al discorso con la nostra debolezza più di quanto riusciamo ad aggiungere forza alla verità con la nostra difesa.