San Basilio: Lettera 5 a Nettario
Lettera V
Lettera di consolazione a Nettario
Non erano ancora trascorsi tre o quattro giorni da quando fui colpito dall’udire questa insopportabile disgrazia, ed ero ancora nell’incertezza, sia perché il messaggero di tali dolorose notizie non era stato in grado di spiegarci chiaramente l’accaduto, sia perché speravo che non fosse vero, rifiutandomi di credere a ciò che si diceva, quando ho ricevuto la lettera del Vescovo che confermava con precisione il temuto annuncio. A quella notizia, a che serve dire quanto io abbia gemuto e quante lacrime abbia versato? E infatti chi sarebbe così duro di cuore, o del tutto privo di natura umana, da sopportare con impassibilità l’accaduto o da lasciarsi cogliere la mente da un dolore solo moderato? L’erede di una casata illustre, il sostegno della stirpe, la speranza della patria, il germoglio di pii genitori cresciuto tra infinite preghiere, mentre si trovava proprio nel fiore dell’età, è scomparso, strappato dalle mani paterne. Quale natura adamantina questi fatti non sarebbero capaci di spezzare e condurre a commozione? Sicché non è nulla di strano se questo male ha colpito anche noi nel profondo, legati a voi fin dall’inizio con tutto il cuore e soliti considerare nostre sia le vostre gioie che i vostri dolori. Eppure sembrava che fino al momento presente le vostre amarezze fossero state poche, e che le vostre vicende scorressero per lo più secondo i desideri; ma all’improvviso, per la malignità di un demone, tutta la prosperità e la gioia di quella casa si sono dissolte, e siamo diventati un triste racconto per il mondo. Se dunque volessimo lamentarci per quanto accaduto e piangere, non ci basterebbe il tempo della vita, e tutti gli uomini, pur gemendo con noi, non potrebbero eguagliare il lamento alla grandezza della disgrazia; anche se il corso dei fiumi diventasse lacrima, non basterebbe a completare il pianto per ciò che è successo.
Se tuttavia vorremo mettere in campo ora il dono di Dio che Egli ha deposto nei nostri cuori, dico il saggio ragionamento che sa sia fissare dei limiti alle nostre anime nei momenti di prosperità, sia richiamare alla mente la condizione umana nelle circostanze più cupe, e suggerirci ciò che abbiamo visto e udito, ossia che la vita è piena di simili sofferenze e molti sono gli esempi delle sventure umane, e soprattutto che è un comando di Dio che coloro che credono in Cristo non si affliggano per i defunti a causa della speranza della risurrezione, e che per la grande pazienza sono riservate presso il Giudice delle gare le grandi corone della gloria. Se permetteremo alla ragione di presentarci queste cose, troveremmo forse un qualche moderato sollievo al male. Pertanto ti esorto, come un nobile lottatore, a ergerti di fronte alla grandezza del colpo e a non soccombere al peso del dolore, né a lasciar affondare la tua anima, persuaso di questo: che anche se i disegni del governo divino ci sfuggono, tuttavia ciò che è disposto da Chi è sapiente e ci ama è del tutto accettabile, per quanto sia doloroso. Egli stesso infatti sa come distribuire ciò che è utile a ciascuno e perché i confini della vita non sono uguali per noi. C’è infatti una causa incomprensibile agli uomini per cui alcuni vengono condotti via di qui più presto, mentre altri vengono lasciati a patire più a lungo in questa vita dolorosa. Sicché dobbiamo sopra ogni cosa adorare la sua benevolenza e non risentirci, ricordando quella grande e celebre frase pronunciata dal grande atleta Giobbe quando vide, in un breve volgere di tempo, dieci figli schiacciati presso un’unica mensa: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: come è piaciuto al Signore, così è avvenuto». Facciamo nostro questo prodigio: pari è la ricompensa da parte del giusto Giudice per coloro che mostrano pari virtù. Non siamo stati privati del figlio, ma lo abbiamo restituito a Chi ce lo aveva prestato; né la sua vita si è estinta, ma è cambiata in meglio; non la terra ha nascosto il nostro amato, ma il cielo lo ha accolto. Attendiamo un poco e saremo insieme a colui che desideriamo. Infatti, anche se egli ha terminato il viaggio più in fretta, tutti noi percorreremo questa stessa strada e lo stesso alloggio attende tutti. Soltanto possa accadere a noi, mediante la virtù, di assimilarci alla purezza di quello, affinché per la genuinità del carattere possiamo ottenere lo stesso riposo riservato ai piccoli in Cristo.