Su San Melezio Vescovo di Antiochia
OMELIA ENCOMIASTICA
Al nostro Padre tra i santi, Melezio, arcivescovo di Antiochia la Grande, e allo zelo di coloro che si sono radunati.
1. Volgendo i miei occhi ovunque su questo sacro gregge e vedendo qui presente l’intera città, non so chi dovrei chiamare beato per primo: San Melezio, perché anche dopo la morte gode di così grande onore, o il vostro amore, perché anche dopo la sua scomparsa mostrate tanta benevolenza verso i vostri pastori. Poiché beato è lui, che ha saputo lasciare un tale affetto a tutti voi, e beati siete anche voi, che avendo ricevuto il deposito dell’amore, lo avete custodito integro per colui che lo ha depositato fino ad ora. È già passato infatti il quinto anno da quando egli è partito verso l’amato Gesù, e come se lo aveste visto ieri e l’altro ieri, così con fervido affetto siete venuti ad incontrarlo oggi.
Per queste cose egli è da emulare, perché ha generato tali figli; e anche voi siete da emulare, perché vi è toccato in sorte un tale padre. Nobile e mirabile è la radice, ma anche i frutti sono degni di questa radice. Poiché come una mirabile radice, nascosta nel grembo della terra, non si vede essa stessa, ma attraverso i suoi frutti mostra la forza della propria virtù, così davvero anche il beato Melezio, nascosto in questa cassa, non è egli stesso visibile ai nostri occhi corporei, ma attraverso di voi, frutti della sua grazia, mostra la sua forza. E se noi dovessimo tacere, la sola festa e il calore del vostro zelo bastano a proclamare, più brillantemente di una tromba, l’amore di San Melezio per i suoi figli. Poiché egli ha infiammato a tal punto il vostro animo all’amore per lui, che siete riscaldati anche dal suo solo nome e scossi dalla sua stessa invocazione. Per questa ragione io ora, non semplicemente, ma intenzionalmente e con zelo, intreccio continuamente il suo nome nelle mie parole. E come chi intreccia una corona d’oro, incastonando poi perle per la densità delle pietre, rende il diadema più brillante, così davvero anch’io, intrecciando oggi la corona di encomi per la sua beata testa, come una densità di perle, intreccio la ripetizione del suo nome nel mio discorso, aspettandomi con questo di renderlo più desiderabile e più brillante. Poiché questa è la legge e tale è la consuetudine di coloro che amano, che abbracciano anche i soli nomi dei loro amati e sono riscaldati dalle loro stesse invocazioni; ciò che infatti anche voi avete sperimentato nel caso di questo beato.
Quando infatti lo avete accolto all’inizio mentre entrava nella città, ciascuno di voi ha chiamato il proprio figlio con il suo nome, pensando che attraverso il nome ciascuno introducesse il santo nella propria casa; e le madri, passando sopra a padri, nonni e antenati, hanno dato il nome del beato Melezio ai figli che nascevano. Poiché il desiderio di riverenza ha vinto la natura, e i figli che nascevano erano d’ora in poi desiderabili per i loro genitori non solo per l’affetto naturale, ma anche per la loro disposizione verso quel nome. Consideravano infatti il nome stesso come un ornamento di parentela, una protezione per la casa, una salvezza per coloro che ne venivano chiamati e una consolazione per il loro rimpianto. E come alcuni che siedono nell’oscurità, quando una lampada è stata accesa, accendono molte lampade e ciascuno la porta nella propria casa, così infatti anche del nome come se una luce fosse caduta su questa città, ciascuno, come accendendo una lampada, portava nella propria casa il nome di quel beato uomo, attirando dentro, per così dire, un certo tesoro di una miriade di beni attraverso l’invocazione del suo nome; e ciò che accadeva era una lezione di pietà. Poiché, essendo costantemente spinti a ricordare quel nome e ad avere quel santo uomo nella loro anima, avevano il suo nome come rifugio da ogni passione e pensiero irrazionale; e questo divenne così grande che ovunque, sia per le strade, sia nella piazza del mercato, sia nei campi, sia lungo le vie, questo nome risuonava da ogni parte.
Ma voi non eravate colpiti soltanto dal nome, bensì anche dalla stessa immagine del suo corpo. Poiché ciò che avevate fatto con i nomi, lo faceste anche con la sua immagine. Infatti molti incisero quella santa immagine sui castoni degli anelli, e su incisioni, e su coppe, e sulle pareti delle camere, e ovunque, così non solo da udire quel santo nome, ma anche da vedere ovunque l’immagine del suo corpo, e avere una sorta di duplice consolazione per la sua assenza.
Infatti, non appena entrò, fu cacciato dalla città, poiché i nemici della verità lo scacciavano. Ma Dio permise questo, volendo mostrare al tempo stesso sia la sua virtù che il vostro coraggio. Poiché quando entrò, come Mosè in Egitto, liberò la città dall’errore eretico e, avendo tagliato via le membra marcite e incurabilmente malate dal resto del corpo, restituì una completa salute alla moltitudine della Chiesa. I nemici della verità, non tollerando la correzione, avendo istigato l’imperatore allora regnante, lo cacciarono dalla città, aspettandosi con questo di vincere la verità e di rovesciare la correzione che era stata fatta. Ma accadde il contrario di ciò che si aspettavano, e sia il vostro zelo fu mostrato maggiormente, sia la prova della sua abilità di insegnamento brillò; la sua, perché in meno di trenta giorni fu in grado di stabilirvi a tal punto nello zelo della fede che, quando una miriade di spiriti vi assalì in seguito, quell’insegnamento rimase incrollabile; e la vostra fervida devozione fu mostrata, perché in meno di trenta interi giorni accoglieste così precisamente i semi da lui seminati da affondare le radici nella profondità della vostra mente e non cedere a nessuna delle tentazioni che vi furono poi recate contro.
2. Né è giusto tralasciare ciò che accadde durante la persecuzione stessa. Poiché quando il governatore della città, guidando il suo carro, uscì dal mezzo del mercato, avendo fatto sedere quel santo uomo accanto a sé, piogge di pietre furono scagliate da ogni parte sulla testa del governatore, poiché la città non poteva sopportare la separazione, ma sceglieva piuttosto di perdere questa presente vita che vedere quel santo uomo strappato via. Che cosa fece allora quel beato uomo? Vedendo le raffiche di pietre, avvolse i suoi stessi abiti attorno alla testa del governatore e la nascose, al tempo stesso sia svergognando i suoi nemici con la sua straordinaria indulgenza, sia insegnando ai suoi stessi discepoli quanta longanimità dovessero mostrare verso coloro che fanno loro torto; e come fosse conveniente non solo non far loro alcun male, ma anche se il pericolo venisse su di loro da parte di altri, respingerlo con ogni sollecitudine. Chi non fu scosso allora, vedendo sia l’amore frenetico della città, sia rimanendo colpito dalla suprema filosofia del maestro, e dalla sua indulgenza, e dalla sua mitezza? Poiché infatti le cose che allora accaddero erano straordinarie. Il pastore veniva scacciato e le pecore non si disperdevano; il capitano veniva cacciato e la nave non affondava; l’agricoltore veniva perseguitato e la vite portava più frutto.
Poiché eravate legati gli uni agli altri dal vincolo dell’amore, non l’assalto delle tentazioni, non il sorgere dei pericoli, non la lunghezza di un viaggio, non il passare del tempo, nulla d’altro ebbe il potere di separarvi dalla compagnia del beato pastore; ma egli fu scacciato, così da essere lontano dai suoi figli, eppure accadde il contrario. Poiché fu legato più strettamente a voi dai vincoli dell’amore; e prendendo con sé l’intera città, partì per l’Armenia. Infatti il suo corpo fu stabilito nella sua terra natìa; ma la sua ragione e la sua mente, come sollevate da talune ali della grazia dello Spirito, e dimorando sempre tra voi, portavano tutto questo popolo nelle sue viscere, ciò che infatti anche voi avete sperimentato. Poiché sedendo qui e ristretti nella città, volando in Armenia ogni giorno nello spirito dell’amore, e vedendo il suo santo volto, e udendo la sua dolcissima e beata voce, così ritornavate di nuovo. E per questa ragione Dio permise che fosse immediatamente scacciato dalla città, affinché mostrasse sia la saldezza della vostra fede, come ho già detto, ai nemici che vi combattono, sia la sua esperienza nell’insegnamento. E questo è chiaro da ciò. Poiché dopo essere ritornato dalla prima persecuzione, trascorse qui non solo trenta giorni, ma anche mesi, e un anno, e uno, e due, e più. Poiché, avendo voi dato sufficiente prova della saldezza della vostra fede, Egli vi concesse di rallegrarvi di nuovo del vostro padre. Poiché era il più grande diletto godere di quel santo volto. Infatti non solo quando insegnava, né quando parlava, ma anche solo venendo visto, era capace di condurre ogni insegnamento di virtù nell’anima di coloro che lo vedevano. Così, quando egli entrava da voi e l’intera città si muoveva verso la strada, alcuni si avvicinavano, e toccavano i suoi piedi, e baciavano le sue mani, e udivano la sua voce; ma coloro che erano impediti dalla folla e lo vedevano solo da lontano, come se avessero ricevuto una sufficiente benedizione dalla vista, e non avendo ricevuto meno di coloro che si erano avvicinati, così se ne partivano con ogni sicurezza; e ciò che accadde nel caso degli apostoli, questo accadde anche nel suo caso.
Poiché proprio come nel caso degli apostoli, quanti non potevano avvicinarsi e farsi di presso, quando la loro ombra si stendeva e toccava quelli lontani, attraevano la medesima grazia a sé e se ne partivano ugualmente guariti; così infatti ora quanti non potevano avvicinarsi, percependo per così dire una certa gloria spirituale che veniva mandata avanti da quella santa testa e raggiungeva i più lontani, tutti se ne partivano riempiti di ogni benedizione dalla sola vista.
3. Ma quando parve bene al comune Dio di tutti di chiamarlo infine dalla presente vita e di iscriverlo nel coro degli angeli, neppure questo accadde semplicemente, ma lettere dell’imperatore lo chiamarono, avendo Dio mosso l’imperatore; e lo chiamarono non da qualche parte vicino o accanto, ma nella Tracia stessa, affinché Galati, Bitini, Cilici, Cappadoci e tutti coloro che abitano vicino alla Tracia potessero conoscere i nostri beni; cosicché i vescovi ovunque sulla terra, vedendo la sua santità come in un’immagine archetipica e prendendo da lui un chiaro esempio di servizio secondo questo ufficio, potessero avere una regola (kanon) sicura e chiarissima, secondo la quale è necessario governare e guidare le Chiese. Poiché sia per la grandezza della città, sia per la residenza dell’imperatore, molti da molte parti del mondo accorrevano allora là; e i vescovi delle Chiese, poiché le Chiese, essendosi riprese da una lunga guerra e dall’inverno, cominciavano a ricevere pace e calma, furono tutti convocati là da lettere imperiali. Allora, dunque, anch’egli giunse là. E come nel caso dei tre fanciulli, quando stavano per essere proclamati e incoronati, avendo estinto la potenza del fuoco, avendo calpestato l’orgoglio del tiranno, avendo confutato ogni forma di empietà, il teatro per loro fu allestito da tutto il mondo, poiché i satrapi della terra da ogni parte, i consoli e i toparchi furono chiamati per un’altra ragione, ma diventarono spettatori di quegli atleti; così infatti accadde anche allora, cosicché il teatro divenne splendido per il beato; essendosi radunati per un’altra ragione, i vescovi che governano le Chiese su tutta la terra erano presenti e contemplarono quel santo. E quando lo ebbero contemplato e ebbero imparato con accuratezza la sua riverenza, la sua sapienza, il suo zelo per la fede, ogni virtù conveniente a un sacerdote perfezionata in lui, allora Dio lo chiamò a Sé. Questo accadde anche per risparmiare la nostra città. Poiché se egli avesse reso la sua anima qui, il peso della calamità sarebbe stato insopportabile.
Chi infatti avrebbe potuto sopportare di vedere quel beato uomo esalare i suoi ultimi respiri? Chi avrebbe potuto sopportare di vedere quelle palpebre dei suoi occhi chiudersi, e la sua bocca serrarsi, proferendo le sue ultime parole? Chi, vedendo queste cose, non sarebbe stato fuori di sé per la grandezza della calamità? Affinché dunque questo non accadesse, Dio dispose che egli rendesse la sua anima in terra straniera, cosicché, avendo provato nel frattempo la calamità, quando vediamo il defunto entrare, non fossimo abbattuti nella nostra anima, essendosi la nostra mente abituata al lamento; ciò che infatti accadde pure.
Poiché quando la città ricevette quel santo corpo, pianse ciò nonostante e si lamentò grandemente; ma celermente pose fine al lutto, sia per la ragione anzidetta, sia per quella che sta per essere detta. Poiché il Dio filantropo, avendo avuto misericordia di noi nel nostro dolore, rapidamente ci mostrò un altro pastore [Flaviano], conservando le sue caratteristiche con grande accuratezza e custodendo l’immagine di ogni virtù; il quale anche, essendo salito sul trono, immediatamente ci svestì dell’abito da lutto, ed estinse il dolore, e rinnovò la memoria del beato ancora di più. E il cordoglio svaniva, ma l’amore si accendeva più intensamente, e lo sconforto veniva completamente rimosso; eppure nella perdita dei cari non si è usi ad agire così; ma quando una donna perde un figlio diletto, o un venerato marito, finché mantiene la sua memoria fervente, anche il cordoglio viene nutrito più intensamente nella sua anima; ma quando il tempo, essendo passato, ammorbidisce il cordoglio, anche il fiore della memoria si estingue con l’intensità del dolore; ma nel caso di questo beato uomo accadde il contrario: lo sconforto fu completamente cacciato fuori, ma la memoria non partì con il dolore, bensì crebbe più intensa. E voi siete testimoni, che dopo così tanto tempo, come api attorno a un favo, volate attorno al corpo del beato Melezio; e la causa non era l’affetto della natura verso di lui, ma il ragionamento del retto giudizio. Per questa ragione non fu estinto dalla morte, né offuscato dal tempo; ma cresce e aumenta verso ciò che è maggiore; non solo di voi che lo avete visto, ma anche di coloro che non lo hanno conosciuto. Poiché questo infatti è la cosa mirabile, che anche quanti sono più giovani, anch’essi sono infiammati dallo stesso desiderio. Voi dunque, gli anziani, avete un vantaggio su coloro che non lo hanno visto, in questo stesso fatto di essere stati con lui e di aver goduto della sua santa compagnia; ma coloro che non lo hanno visto hanno un vantaggio su di voi, perché non avendo contemplato l’uomo, mostrano non meno desiderio per lui di voi che lo avete visto.
Preghiamo tutti insieme, governanti e governati, donne e uomini, vecchi e giovani, servi e liberi, prendendo il beato Melezio stesso come compagno (koinonon) in questa preghiera — poiché infatti egli ha maggiore parresia (parrhesian) ora, e un più caldo affetto verso di noi — affinché questo amore possa essere accresciuto per noi, e affinché possiamo essere tutti ritenuti degni, proprio come qui siamo vicini a questa cassa, così anche là di poter essere vicini al suo eterno tabernacolo, e di ottenere i beni ivi riposti; ai quali possa essere che tutti noi arriviamo per la grazia e l’amore verso gli uomini del Signore nostro Gesù Cristo, attraverso il quale e con il quale, al Padre, insieme al Santo Spirito, sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Amin.





