San Basilio: Lettera 66 a Sant’Atanasio

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San Basilio: Lettera 66 a Sant’Atanasio

Lettera LXVI

Ad Atanasio, vescovo di Alessandria.

Sono certo che nessuno provi maggior dolore di Vostra Eccellenza per la condizione attuale, o per meglio dire, per la misera condizione delle Chiese; poiché voi confrontate il presente con il passato e tenete conto di quanto grande sia stato il mutamento avvenuto. Sapete bene che, se non si pone un freno al rapido deterioramento a cui stiamo assistendo, ben presto nulla impedirà la completa trasformazione delle Chiese. E se il declino delle Chiese appare così pietoso a me, quali debbono essere — così ho spesso riflettuto nelle mie solitarie meditazioni — i sentimenti di chi ha conosciuto, per esperienza, l’antica tranquillità delle Chiese del Signore e la loro concordia nella fede? Ma poiché Vostra Eccellenza sente così profondamente questo dolore, mi sembra quanto mai opportuno che la vostra saggezza si adoperi con maggior vigore a favore della Chiesa.

Da parte mia sono consapevole da tempo, per quanto la mia modesta intelligenza abbia potuto giudicare gli eventi correnti, che l’unica via di salvezza per le Chiese d’Oriente risieda nell’ottenere la sollecitudine dei vescovi d’Occidente. Se infatti questi ultimi volessero mostrare verso i cristiani che dimorano dalle nostre parti la stessa energia che hanno mostrato nel caso di uno o due uomini riconosciuti colpevoli di deviazioni dall’ortodossia in Occidente, i nostri comuni interessi ne trarrebbero probabilmente non piccolo giovamento, poiché i nostri sovrani tratterebbero con rispetto l’autorità del popolo e i laici, ovunque, li seguirebbero senza esitazione.

Ma, per portare a compimento questi fini, chi ha più capacità di voi, con la vostra intelligenza e prudenza? Chi è più pronto nel discernere la strada da percorrere? Chi ha maggior esperienza pratica nel condurre una politica proficua? Chi avverte più profondamente i travagli dei fratelli? Che cosa è più onorato in tutto l’Occidente dei vostri venerabili capelli canuti?

O padre veneratissimo, lasciate dietro di voi un ricordo degno della vostra vita e del vostro carattere. Con questo solo atto incoronate i vostri innumerevoli sforzi a favore della vera religione. Inviate dalla santa Chiesa affidata alle vostre cure uomini capaci e saldi nella dottrina verso i vescovi d’Occidente. Raccontate loro le tribolazioni da cui siamo assediati. Suggerite qualche modo di sollievo. Siate un Samuele per le Chiese. Condividete il dolore del popolo assediato. Offrite preghiere per la pace. Chiedete la grazia al Signore, affinché Egli mandi un segno di pace alle Chiese.

So bene quanto le lettere siano deboli nel muovere gli uomini in questioni di tale importanza; ma voi stesso non avete bisogno dell’esortazione altrui più di quanto i più nobili atleti abbiano bisogno degli incitamenti dei fanciulli. Non sto interpellando uno a cui difetta la conoscenza; sto solo dando un nuovo impulso a chi ha già le energie destate. Per il resto degli affari d’Oriente forse potreste aver bisogno dell’aiuto di altri, e dovremo attendere gli Occidentali. Ma è chiaro che la disciplina della Chiesa di Antiochia dipende dalla capacità della vostra reverenza di contenerne alcuni, di ridurne altri al silenzio e di restituire forza alla Chiesa attraverso la concordia.

Nessuno sa meglio di voi che, come tutti i medici saggi, dovreste iniziare le vostre cure dalle parti più vitali; e quale parte è più vitale per le Chiese di tutto il mondo se non Antiochia? Soltanto si ripristini l’armonia ad Antiochia, e nulla si opporrà a che essa porti, come capo sano, la salute a tutto il corpo. In verità le infermità di quella città — che non solo è stata lacerata dagli eretici, ma è fatta a pezzi da uomini che affermano di essere dello stesso avviso tra loro — necessitano della vostra saggezza e della vostra evangelica sollecitudine. Riunire di nuovo le parti separate e condurre all’armonia di un solo corpo appartiene unicamente a Colui che, con la Sua ineffabile potenza, concede persino alle ossa aride di rivestirsi di nuovo di muscoli e carne. Ma il Signore compie sempre le Sue grandi opere per mezzo di coloro che ne sono degni.

Ancora una volta, anche in questo caso, confidiamo che il ministero di questioni così importanti possa addirsi a Vostra Eccellenza, affinché voi ammansite la tempesta del popolo, eliminiate le pretese di superiorità delle fazioni, sottomettiate tutti gli uni agli altri nell’amore e restituiate alla Chiesa la sua antica forza.

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