San Basilio: Lettera 214

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San Basilio: Lettera 214

Ecco la traduzione della lettera:

Lettera CCXIV

Al conte Terenzio.

1. Quando ho appreso che Vostra Eccellenza è stata nuovamente costretta a prendere parte agli affari pubblici, sono stato subito addolorato (poiché bisogna dire la verità) al pensiero di quanto dovesse essere contrario al vostro animo il fatto che, dopo aver abbandonato le ansie della vita ufficiale e esservi concesso il tempo per la cura della vostra anima, foste di nuovo spinto a forza nella vostra vecchia carriera. Ma poi ho pensato che forse il Signore ha disposto che la vostra signoria comparisse di nuovo in pubblico con il desiderio di concedere il dono di un sollievo per le innumerevoli pene che ora assediano la Chiesa dalle nostre parti. Sono inoltre confortato dal pensiero che sto per incontrare Vostra Eccellenza ancora una volta prima di lasciare questa vita.

2. Ma un’ulteriore voce mi è giunta, secondo cui vi trovate ad Antiochia e state trattando gli affari in corso con le massime autorità. Inoltre, ho sentito che i fratelli della fazione di Paolino stanno avviando una discussione con Vostra Eccellenza sul tema dell’unione con noi; e per “noi” intendo coloro che sosteniamo il beato uomo di Dio, Melezio. Sento inoltre che i Paoliniani vanno portando in giro una lettera degli Occidentali che assegna loro l’episcopato della Chiesa di Antiochia, ma che parla sotto una falsa impressione di Melezio, l’ammirabile vescovo della vera Chiesa di Dio.

Non me ne meraviglio. Gli uni ignorano totalmente ciò che accade qui; gli altri, sebbene si potesse supporre che sapessero, ne danno loro un resoconto in cui la fazione viene posta prima della verità; ed è solo ciò che ci si potrebbe aspettare che essi ignorino la verità o tentino persino di nascondere le ragioni che condussero il beato vescovo Atanasio a scrivere a Paolino. Ma Vostra Eccellenza ha sul posto chi è in grado di riferirvi con accuratezza ciò che è passato tra i vescovi sotto il regno di Gioviano, e da loro vi supplico di ottenere informazioni.

Non accuso nessuno; prego di poter avere carità verso tutti, e “specialmente verso i fratelli nella fede”; mi rallegro pertanto con coloro che hanno ricevuto la lettera da Roma. E, sebbene sia una grande testimonianza a loro favore, spero solo che sia vera e confermata dai fatti. Ma non sarò mai in grado di persuadermi, su queste basi, a ignorare Melezio, o a dimenticare la Chiesa che è sotto di lui, o a considerare da poco e di scarsa importanza per la vera religione le questioni che hanno dato origine alla divisione. Non acconsentirò mai a cedere soltanto perché qualcuno è molto lusingato dal ricevere una lettera da degli uomini. Quand’anche fosse scesa dal cielo stesso, se costui non concorda con la retta dottrina della fede, non posso considerarlo in comunione con i santi.

3. Considerate bene, mio eccellente amico, che i falsificatori della verità, che hanno introdotto lo scisma ariano come un’innovazione rispetto alla retta fede dei Padri, non adducono altra ragione per rifiutare di accogliere la pia dottrina dei Padri se non il significato dell’ homoousion che essi sostengono nella loro malvagità e a calunnia dell’intera fede, asserendo che la nostra tesi sia che il Figlio sia consustanziale nell’ipostasi. Se diamo loro una qualsiasi opportunità lasciandoci trasportare da uomini che propongono questi sentimenti e simili, più per semplicità che per malevolenza, nulla ci impedirà di dare loro un motivo irrefutabile di argomentazione contro di noi e di confermare l’eresia di coloro il cui unico fine, in tutte le loro affermazioni sulla Chiesa, non è tanto stabilire la propria posizione quanto calunniare la mia.

Quale calunnia più grave vi potrebbe essere? Che cosa vi è di più adatto a turbare la fede della maggioranza del fatto che si possa mostrare che alcuni di noi affermano che vi è una sola ipostasi del Padre, del Figlio e del Santo Spirito? Noi stabiliamo chiaramente che vi è una differenza di Persone; ma questa affermazione fu anticipata da Sabellio, il quale afferma che Dio è uno per ipostasi, ma è descritto dalla Scrittura in diverse Persone a seconda delle esigenze di ciascun caso particolare; talvolta sotto il nome di Padre, quando vi è occasione per questa Persona; talvolta sotto il nome di Figlio, quando vi è una discesa verso gli interessi umani o una qualsiasi delle operazioni dell’economia; e talvolta sotto la Persona dello Spirito, quando l’occasione richiede tale linguaggio. Se dunque si dimostra che qualcuno tra noi afferma che il Padre, il Figlio e il Santo Spirito sono uno nella sostanza (ousia), mentre noi manteniamo le tre Persone perfette, come eviteremo di dare una prova chiara e incontrovertibile della verità di ciò che viene asserito su di noi?

4. La non-identità di hypostasis e ousia è, ritengo, suggerita persino dai nostri fratelli occidentali, i quali, per il sospetto dell’inadeguatezza della propria lingua, hanno reso il termine ousia in greco, al fine di preservare ogni possibile differenza di significato nella distinzione chiara e non confusa dei termini. Se mi chiedete di esporre brevemente il mio pensiero, dirò che l’ ousia sta all’ hypostasis come il comune sta al particolare. Ciascuno di noi partecipa all’esistenza secondo il termine comune di essenza (ousia), e per le sue proprie caratteristiche è questo o quello. Allo stesso modo, nella questione in esame, il termine ousia è comune, come la bontà, o la Divinità, o qualsiasi attributo simile; mentre l’ hypostasis è contemplata nella proprietà speciale della Paternità, della Figliolanza o del potere di santificare.

Se dunque essi descrivono le Persone come prive di ipostasi, l’affermazione è di per sé assurda; ma se concedono che le Persone esistono in una reale ipostasi, come essi riconoscono, le considerino in modo tale da preservare il principio dell’homoousion nell’unità della Divinità, e che la dottrina predicata sia il riconoscimento della vera religione, del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, nell’ipostasi perfetta e completa di ciascuna delle Persone menzionate.

Nondimeno, vi è un punto che vorrei fosse caldeggiato presso Vostra Eccellenza: che voi e tutti coloro che come voi hanno a cuore la verità e onorano chi combatte per la causa della vera religione, dovreste attendere che la guida nel realizzare questa unione e questa pace sia presa dalle massime autorità della Chiesa, che io considero colonne e fondamenta della verità e della Chiesa, e che venero a maggior ragione perché sono state allontanate per punizione ed esiliate lontano da casa. Mantenetevi, vi imploro, libero da pregiudizi, affinché in voi, che Dio mi ha dato come bastone e sostegno in ogni cosa, io possa trovare riposo.

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