Padre Georgios Metallinos: “Cerchiamo di capirlo, questa è per noi cristiani la soluzione del problema sociale: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta»”.
Riflessioni omiletiche sulla lettura evangelica della III Domenica di Matteo, di padre Georgios Metallinos
1. La giustizia sociale, l’equa distribuzione dei beni, la realizzazione dell’uguaglianza tra gli uomini, l’abolizione delle discriminazioni tra di essi, la scomparsa dello sfruttamento e dell’ingiustizia dell’uomo sull’uomo e tutto ciò che è correlato e appartiene alla sfera del problema sociale, costituisce una delle lotte più fondamentali di ogni epoca. I vari sistemi sociali non raramente complicano la questione, perché non partono dal desiderio di dare la giusta soluzione al problema, ma da come trarranno profitto coloro che si assumono il compito di risolverlo.
2. La Sacra Scrittura inizia con l’uomo inserito in un ambiente ideale, il Paradiso. Pertanto, anche in questo mondo, il paradiso era la condizione destinata all’uomo. Vale a dire, una vita di uguaglianza e giustizia che sarebbe stata assicurata attraverso un lavoro indolore e senza fatica, poiché sarebbe stato in conformità con la volontà di Dio. La caduta dell’uomo ha introdotto nella sua vita tutte quelle condizioni anomale che compongono il problema sociale. Nonostante ciò, Dio non cessa nell’Antico Testamento di raccomandare all’uomo la via della fraternità e della giustizia. Il culmine delle azioni di Dio per la normalizzazione della nostra vita sociale è la fondazione di una nuova comunità universale, la sua Chiesa, che come suo “regno” sulla terra si fonda sulla Sua giustizia e sulla Sua legge. Un nuovo paradiso viene fondato nel mondo: la Chiesa. Il Discorso della Montagna è una sintesi di quei principi che Cristo ha stabilito per l’organizzazione del suo “regno”. Un regno caratterizzato da parità di diritti e relazioni fraterne.
3. La soluzione di problemi come quello sociale presuppone fondamenta spirituali. Così, un uomo che sia solo carne non potrà mai accettare soluzioni che vengono accolte solo dallo spirito. Una siffatta soluzione radicale per il problema sociale ci viene offerta dal Vangelo di oggi: “Cercate prima” – dice – “il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
4. È caratteristico che la parola di Dio ci ordini di “cercare” il suo regno e la sua giustizia. Non dice “chiedete”, ma “cercate”. La differenza è sostanziale. “Chiedete” significa aspettarsi di ricevere, come i Giudei che chiedono a Dio un segno, perché solo Lui compie segni (1 Cor 1,22). “Cercate” significa: andate alla ricerca, perseguite, lottate per trovare, per assicurarvi. Cristo ci raccomanda di lottare per la realizzazione del suo regno e per il prevalere della sua giustizia nel mondo. Queste due cose non sono semplicemente oggetto di preghiera. La preghiera rafforza la lotta per esse, non le concede automaticamente. Cerchiamo di capirlo. Questa è per noi cristiani la soluzione del problema sociale. Fratelli miei! Per noi cristiani il problema sociale è in sostanza un falso problema. Perché non è un problema ciò per cui esiste già una soluzione pronta.
5. Non abbiamo ancora reso pienamente consapevole, nella nostra totalità, il fatto che esista anche una TERZA VIA tra le Simplegadi [1] dei sistemi del mondo. E questa via è la via del Vangelo. Se esiste ancora un problema sociale perfino per i cristiani, ciò accade perché ci diciamo cittadini del regno di Dio, mentre in sostanza siamo tragici immigrati nei mercati degli schiavi del mondo.
Dal libro di padre Georgios Metallinos “LUCE DA LUCE”, edizioni “Orthodoxos Kypseli”, pag. 69.
NOTA:
[1] scogli che si scontrano, qui intesi come vicoli ciechi o fazioni contrapposte. Le Simplegadi (dal greco Symplēgádes, che significa “le rocce che sbattono insieme”) sono un elemento della mitologia greca. Erano due enormi scogli o isole rocciose situate all’ingresso del Mar Nero (il Ponto Eusino) che fluttuavano e, scontrandosi continuamente tra loro, al passaggio delle navi le stritolavano e le affondavano.




