Omelia dell’Archimandrita Efrem, Igumeno del Sacro Monastero di Vatopedi
In collaborazione con il sito Pemptousia da cui traiamo l’audio originale.
Lo smarrimento del mondo e la forza del Monte Athos
Sono venuto a parlarvi delle figure di Santi aghioriti che hanno adornato e adornano l’Athos, e in particolare farò riferimento a alcune figure che ho conosciuto io stesso personalmente. Perché crediamo che oggi, in questo periodo in cui gli uomini sono purtroppo piagati dal dubbio e tormentati dall’incredulità. Oggi gli uomini, per il fatto che l’istruzione secolare è facilmente accessibile, spesso si lasciano combattere da uno spirito di giudizio critico verso la verità della nostra Chiesa.
E io penso che la presenza di queste Sante Figure confermi la verità del Vangelo. La presenza del Monte Athos come luogo che è dimora di Dio; il Monte Athos che è un luogo santificato, un luogo che è l’eredità della Panagia (la Tutta Santa, la Thetokos); il Monte Athos la cui forza è ineffabile. È una forza mistica, una forza spirituale.
Posso dirvi, fratelli miei, che noi siamo al Monte Athos da molti anni eppure non ci siamo assuefatti a questo luogo. Perché ogni giorno che passa e ne sorge un altro, sentiamo di scoprire qualcosa di nuovo. Poiché, quanto più l’uomo — secondo l’insegnamento patristico — lotta e purifica il proprio cuore, tanto più assapora le sorgenti spirituali che scaturiscono da questa buona battaglia della fede.
Per questo oggi il Monte Athos è un luogo che attrae non solo gli ortodossi, ma attira anche gli eterodossi, i quali vengono con uno spirito di buona volontà per vedere cosa succede lassù. E non vi nascondo che, lasciando il nostro Santo Monte, anche loro se ne vanno cambiati, se ne vanno rigenerati. Perché questo spazio è calpestato dai piedi innumerevoli di quegli uomini che cercano veramente Dio, che lo desiderano ardentemente e lottano continuamente per essere in comunione con Lui.
La conversione di un giovane liceale
Come ho detto, fratelli miei, il periodo in cui viviamo è piagato dal dubbio sulla fede. Recentemente è venuto un ragazzo che si era appena diplomato al liceo. Il suo professore di teologia mi chiama e mi dice: “Anziano, ti mando il tal dei tali, per favore, vedi di seguirlo, perché gli ho fatto lezione per tre anni ed è un bravissimo ragazzo, ma non sono riuscito a persuaderlo a credere in Dio”.
E infatti questo ragazzo è venuto. Il primo giorno della sua visita ci guardava con uno spirito critico, era prevenuto. Però posso dirvi che il terzo giorno, quando è ripartito, dopo essersi confessato per la prima volta in vita sua, andandosene e salutandoci ci ha detto: “Ho creduto in Dio. Me ne vado perché, precisamente, ho sentito di credere in Dio, ho sentito la presenza di Dio, ho sentito la presenza della Panaghia”.
Perché esattamente, fratelli miei, l’uomo che vive l’esperienza del Santo Spirito — e sul Monte Athos non mancano persone così, che vivono questa presenza del Santo Spirito — queste persone sono coloro che confermano la verità del Vangelo.
L’incontro con San Paisio e l’esperienza del miracolo
E mi ricordo quando incontrai padre Paisio (San Paisio l’Aghiorita), il quale ci raccontò allora questa graziosa storia che sto per dirvi. Quando i suoi genitori vennero dall’Asia Minore e si stabilirono a Konitsa, lui aveva appena finito la scuola elementare e aveva circa 15 anni. Mentre andava a imparare l’arte della falegnameria per diventare falegname, aveva un profondo desiderio di Dio, senza che nessun maestro gli avesse detto granché.
E andava da solo nelle chiesette di campagna, in mezzo alla pianura, nel silenzio dei campi. E lì, come ricordo che ci raccontava, pregava per ore e piangeva per molto tempo. I suoi genitori, appena videro questo sforzo, appena videro questa condotta, non ne furono certo felici, perché erano persone semplici, e il loro dolore era il timore che se ne andasse per farsi monaco e di perderlo.
Perché oggi purtroppo esiste questa mentalità, e continua tuttora, e noi non siamo felici di questo a motivo della nostra posizione: quando qualcuno viene e si fa monaco, c’è l’idea che sia “perso”, andato, scomparso. Ma non è la verità, non è l’opinione corretta. Perché in realtà l’uomo che parte e si fa monaco, che lascia il mondo per seguire Dio, non lo abbiamo perso, ma lo abbiamo come un’arma per combattere contro il diavolo.
Perché esattamente questo giovane che lascia il mondo, si allontana dalle cause e dagli effetti mondani; non se ne va perché odia i suoi genitori, non se ne va perché odia i suoi parenti, non se ne va perché non si trova bene con le persone o perché non le ama, ma se ne va come segno di protesta contro lo spirito del mondo.
E appunto padre Paisio, che posso dire fosse un ragazzo istruito da Dio, da adolescente si appartava e andava a pregare, e in un certo senso, come diceva lui stesso, “si allenava” per il monachesimo. E quando un suo zio venne da Atene, un professore di filologia, chiamò l’allora Arsenios (il nome di battesimo di San Paisio) e lui gli disse: “Figlio mio, non essere fanatico, non essere bigotto. Io che leggo i libri… Cristo, certo, è una grande figura, ma non è Dio. È come Maometto, è come Buddha, così è anche Cristo”. E il giovane allora, nella sua ignoranza e ingenuità fanciullesca, ne fu influenzato e cominciò a dubitare e a non credere alla persona di Cristo.
E andando avanti, fratelli miei, voglio raccontarvi un’altra esperienza che ebbe questo stesso Santo contemporaneo della Chiesa. E anzi, visto che ho menzionato questo, voglio dirvi che una signora di Limassol si recò alla tomba di padre Paisios. Era autunno e, mentre andava a inginocchiarsi per venerare, scivolò. E cadendo, le rimase attaccata alla mano un po’ di terra della tomba di questo Santo Padre.
Come lei stessa ci raccontava: “Andandomene non mi ero accorta di aver preso della terra dalla tomba di padre Paisio. E quando andai in albergo, mentre sedevo nella mia stanza, allora mi accorsi che sul mio gomito era attaccata della terra della tomba di padre Paisio. La raccolsi, la custodii e andai a dormire la notte. Mi svegliai la mattina, e cosa vidi? In quella terra era germogliato un giglio, come se fosse stato piantato molti giorni prima, ed era così fresco e così vivo”.
E precisamente questo dettaglio, che dimostra la presenza soprannaturale della grazia che scaturisce da coloro che sono graditi a Dio, mostra che davvero il Signore Dio vive.
L’apparizione dei Santi Cosma e Damiano
E per tornare alla mia narrazione, fratelli miei, dopo aver fatto questa parentesi, voglio dirvi ciò che ricordo dallo stesso padre Paisios. Quando una volta andammo a trovarlo, parlando della vita monastica, ci diceva che se prestate attenzione, voi, come monaci attenti, avrete anche esperienze della presenza dei Santi. Perché, ci diceva umilmente, il monaco che lotta ed è correttamente inserito nella vita cenobitica, certamente nella sua vita avrà esperienze della presenza dei Santi.
E ci raccontò: “Una volta che ero nella mia cella, vidi una donna bussare alla cancellata, la quale era vestita di nero. E allora mi venne in mente un fatto che mi era capitato al Monastero di San Giovanni il Teologo a Souroti. Una donna devota che era là, ogni volta che mi vedeva mi diceva: ‘Padre Paisios, ho il grande desiderio di venire alla tua cella sul Monte Athos. Ci proverò, anche a costo che mi arrestino e mi mettano in prigione’. E io le dicevo: ‘Non osare fare una cosa simile’. Ma lei non mi ascoltava e ogni volta che mi incontrava mi ripeteva la stessa cosa.
E proprio un pomeriggio in cui una donna vestita di nero suonò il campanello della mia cella, subito mi venne in mente la frase di quella donna e mi dissi: ‘Questa sembra essere riuscita a venire e ora mi esporrà al ridicolo davanti a tutti’. Entrarono queste figure vestite di nero e non appena incontrarono padre Paisio, gli dissero: ‘Non temere, non sono la donna che pensavi fosse venuta, ma sono la Santa Eufemia e sono venuta a visitarti’.
Allora la portò nella sua cappellina e le disse: ‘Perdonami, ma devi recitare il Trisaghion’. E la Santa gli obbedì: recitò il Trisaghion, fece una profonda metanoia (prosternazione) davanti a Cristo e alla Panaghia, davanti alle icone dell’iconostasi. E allora padre Paisios, San Paisios, le baciò i piedi. E rimasero seduti per circa 8 ore ed essa gli parlava delle bellezze e della grandezza del Regno dei Cieli.
E gli disse, come lui stesso ci raccontava: ‘Se tu sapessi, padre Paisios, la gloria di cui godo adesso, desidererrei che le sofferenze che mi inflissero e i martìri fossero stati cento volte maggiori’. E se leggiamo la vita di Santa Eufemia, vedremo che i supplizi che le fecero, solo a pensarci, si viene presi dall’orrore. Perché esattamente quei martìri che patì, solo attraverso la presenza della grazia soprannaturale si possono sopportare”.
Andando avanti vi dico e confermo questa parola di padre Paisios, il quale disse che il monaco attento ha esperienze dei Santi. Vi parlo di un monaco aghiorita di cui non posso dire il nome, perché vive ancora. Si trovava in un monastero e fu tentato dal maligno: mentre lavorava nell’orto, mangiò di nascosto alcuni fichi dall’albero, e senza la benedizione dell’Igumeno salì sul fico per cogliere dei frutti che sembravano così maturi e prelibati.
Ma mentre saliva sul fico, cadde e si ruppe la gamba. E come lui stesso mi raccontava, gemette per ore e non c’era nessuno lì, era solo, un po’ lontano dal monastero. Quando videro che tardava, andarono i monaci addetti ai servizi e lo trovarono sotto il fico, che gemeva per i dolori. E allora, come lui stesso ci diceva, lo adagiarono su una tavola ed era pesante, e lo portarono al monastero.
Ma non c’era un medico sul Monte Athos allora che potesse venire subito per mettergli la gamba nel gesso. E lui gemeva e pregava. La sua cella era esattamente di fronte alla cappella dei Santi Anargiri (Santi Medici Cosma e Damiano). Allora, come lui stesso mi raccontava, all’improvviso vide una luce sulla cupola della cappella dei Santi Anargiri Cosma e Damiano.
E questa luce entrò nella sua cella e subito apparsero visibilmente i Santi Anargiri Cosma e Damiano. E li vedeva vestiti di camici bianchi con un grembiule bianco, e sentiva anche il dialogo che avevano tra loro i due Santi Anargiri. E gli rimisero la gamba a posto. E questo padre, che ora è un anziano, ricominciò a camminare.
E questo dimostra ancora, come testimonianza, che i Santi, fratelli miei, non sono semplicemente coloro che furono graditi a Dio e riposano nelle dimore eterne, ma i nostri Santi sono con noi, sono presenti, ci custodiscono e sono costantemente in ascolto di chi li chiamerà, di chi li invocherà, di chi li pregherà. Sono pronti a soccorrere e pronti e veloci nell’intercessione.
L’Anziano Efrem di Katounakia e la Divina Liturgia
E andando avanti, farò riferimento a un’altra grande figura del Monte Athos, a padre Efrem di Katounakia. Per coloro che sono addormentati nel Signore dico anche i loro nomi, ma per i viventi non mi è permesso farlo, anche se vorrei manifestarli. Questo stesso indimenticabile gigante dell’esicasmo, della reclusione e della vigilanza (nepsis), è colui che aveva l’esperienza della grazia. Era colui che aveva un’incessante opera di preghiera ad ogni ora.
E per cinquant’anni, non ha saltato la Liturgia un solo giorno, celebrava ogni giorno e commemorava migliaia di nomi. E come lui stesso mi diceva personalmente in una delle conversazioni private che avevamo: “Molte volte, figlio mio, mentre celebravo la Liturgia, ho visto degli angeli accanto a me”. E allora dissi che quest’uomo è un nuovo San Spiridione, del quale, come dice il suo apolitikion, “mentre cantavi le sante preghiere, avevi gli angeli che concelebravano con te”.
E lo stesso padre Efrem di Katounakia, che celebrava sempre con molte lacrime, diceva: “Se nella tua Liturgia non versi lacrime… posso dire una cosa audace che non sta in piedi dogmaticamente, certo, ma oso dirla…”. E riferendosi a se stesso ci diceva: “Questa Liturgia non è accetta”. Lo diceva per sé, ed era la verità per lui, diceva infatti: “Se io non ho lacrime nella Divina Liturgia che celebro, non trovo riposo”.
E questo stesso padre Efrem, molte volte sul Santo Disco vedeva Cristo immolato, vedeva il Corpo di Cristo così come lo vediamo nell’icona dell’Epitaphios (il Cristo nel sepolcro). E molte volte, mentre preparava il Corpo di Cristo, per le molte lacrime l’antimension diventava fradicio.
Tutto questo, fratelli miei, sono frammenti che testimoniano che quel luogo chiamato Monte Athos è un luogo di esperienza della grazia, è un luogo dove si assapora la dolcezza di Cristo.
Il Paradiso è per tutti, non solo per i monaci
E andando avanti, parlerò di un aghiorita, di uno ieromonaco di nome Paolo, il quale si è addormentato nel Signore ed era un uomo virtuoso. Era un padre spirituale che confessava molta gente. Come lui stesso ci raccontò una volta, mentre pregava per un suo figlio spirituale, riceve una rivelazione dal cielo che quel giovane sarebbe morto entro un mese.
“E io subito scrissi una lettera a questo mio figlio spirituale e gli dissi: ‘Figlio mio, per quanto puoi prenditi un periodo di congedo dal lavoro e voglio che tu inizi a fare un lavoro spirituale più intenso nella tua lotta personale’”. E lui mi ascoltò, prese un congedo dal lavoro e, su mio suggerimento, andava continuamente alle Liturgie, partecipava alle veglie, faceva prosternazioni e preghiere. E precisamente si ammalò, e in una settimana si addormentò nel Signore senza accorgersene.
“E io, dato che era mio figlio spirituale”, come ci diceva, “pregavo per la sua anima. E mentre pregavo, il mio Angelo custode mi disse: ‘Colui per il quale preghi si trova al centro del Paradiso’”. E il motivo per cui l’Angelo lo disse è perché aveva cresciuto molti figli, e aveva lottato per nutrirli e allevarli nella disciplina e nell’ammonimento del Signore.
Vi ho raccontato questi fatti, fratelli miei, per dirvi, anche con questo ultimo avvenimento, che il Paradiso non è solo per i monaci. Il Santo Spirito non va in pensione dall mondo! Ma il Paradiso è per tutti noi, il Paradiso appartiene a tutti noi, non è un monopolio dei monaci. Può darsi che il monachesimo come stato di vita conduca l’uomo alla perfetta conoscenza di Dio, ma vi dico anch’io, dalla mia posizione di padre spirituale quale sono per misericordia di Dio, che ho conosciuto molte persone nel mondo che hanno uno stato spirituale più elevato di diversi monaci.
Dunque, fratelli miei, la conversione (metanoia) è onnipotente. La conversione può fare molto, poiché sappiamo che un solo sospiro dell’uomo può attirare la misericordia di Dio.
Il sospiro del monaco negligente e la gloria degli ultimi tempi
E non so se avete letto un episodio pubblicato da un manoscritto del Monte Athos. Un monaco in un monastero era negligente, ma questo monaco amava il Santo Grande Martire Giorgio, aveva per lui un affetto speciale. E sebbene fosse stato negligente per anni, durante una celebrazione della Grande Quaresima, nel Katholikon (la chiesa principale) del monastero, mentre si trovava nel suo stallo (stasidion), sospirò e disse: “San Giorgio, io ho rovinato tutto nella mia vita monastica, ti prego di aiutarmi”.
E mentre era nel suo stallo, la sua mente fu rapita, la sua anima uscì dal corpo e si incontrò con San Giorgio, il quale lo condusse in Paradiso. Gli mostrò le schiere dei martiri e dei Santi, e andando avanti, come lui stesso racconta in seguito, andò a vedere una schiera che aveva una gloria maggiore rispetto agli altri. E dice a San Giorgio: “Chi sono questi che hanno una gloria più grande delle altre schiere che ho visto?”. E San Giorgio gli rispose: “Questi sono coloro che si sono santificati adesso, negli ultimi tempi; che si sono santificati senza avere esempi davanti a loro. E proprio per questo hanno una gloria maggiore”.
Perciò anche noi, fratelli miei, lottiamo inseriti all’interno della Chiesa, lottiamo umilmente come membra della Chiesa, ma adempiendo a tutti i nostri doveri, non compiendone solo alcuni e trascurandone altri. E siate certi che quando siamo così, il nostro Dio si mostrerà come sole e ci donerà la Sua grazia fin da ora, da questa vita. Perché, come dice un grande Santo asceta, Abba Isacco il Siro: “Quando l’uomo lotta, la sua anima riceve la percezione della vita eterna già da questa vita terrena nella carne”.
Conclusione: Il ministero della preghiera a Vatopedi
Non voglio continuare oltre, ma concludendo voglio assicurarvi che noi là, al Monte Athos, abbiamo come primo pensiero la preghiera. Preghiamo per l’ecumene (il mondo intero), preghiamo umilmente per tutto il mondo, preghiamo per voi, preghiamo per coloro che ce lo chiedono.
E oso dirvi che l’anno scorso, dal Monastero di Vatopedi, abbiamo risposto a 3.000 lettere, di cui 2.100 provenivano da Cipro. Perché il mondo adesso, fratelli miei, è piagato da malattie, è piagato da prove. E penso che anche questo sia una prova dell’amore di Dio. E oso dirvi che il 90% dei cristiani che oggi vivono la fede rettamente, lo fa a seguito di dure prove.
Perché l’uomo nella prova si umilia, nell’afflizione comprende che le sue forze sono limitate. Spesso infatti vediamo che l’uomo, quando ha salute e denaro, pensa di essere onnipotente; ma quando il corpo inizia a cedere e non cammina più bene, allora comprendiamo che siamo solo uomini e che dobbiamo assolutamente chiedere l’aiuto dall’Alto. Poiché Cristo stesso ci ha detto chiaramente e categoricamente: “Senza di me non potete far nulla”.
Efrem, Igumeno del Sacro e Grande Monastero di Vatopedi




