TEANDRICO

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Anziano Iosif l’Esicasta: Lettera 6-7

Lettera 6.

MI SCRIVI RIGUARDO All’IRA VERSO L’INSENSATO DI CUORE …

Dunque, ascoltami ancora. Poni un fermo fondamento. Costruisci ti un bel palazzetto nei cieli. Purifica l’interno del bicchiere, come ci insegna il Signore, affinché anche l’esterno divenga puro. Tutto quello che viene compiuto dal corpo sono foglie che adornano l’uomo esteriore. Anche queste sono buone e belle, ma ciò che ti ho scritto precedentemente purifica l’uomo interiore, aprirà gli occhi dell’anima. Da esso sarà purificato il cuore, perché possa vedere Dio in quel giorno. Infatti, senza un lavoro della mente, ne viene poca utilità dalle cose esteriori. Se non vedi scorrere lacrime ogni volta che ti ricordi di Dio, sei malato di incoscienza; da essa viene generata la superbia e il cuore si indurisce. Sia dunque l’umiltà come una veste in tutti I tuoi movimenti e diventa in comunità una spugna che asterge ogni insulto e atto di disprezzo. Abbeverando la tua anima non con gli onori e le lodi, ma con gli insulti e le accuse, pur essendo innocente. Non cercare mai di avere ragione, perché allora hai torto. Impara invece a sopportare coraggiosamente le tentazioni, qualunque esse siano e per quanto permette il Signore. Senza stare a giustificarti, dì: “Perdonami!” e, senza aver commesso una colpa, pentiti perché hai sbagliato. Con piena coscienza d’animo e non solo esternamente per riceverne lode, col dire cioè che hai sbagliato, ma poi dentro di te giudichi.

Nelle tue tribolazioni non cercare conforto dagli uomini, affinché possa essere consolato da Dio. Il ponte attraverso il quale tutti passiamo è il perdono nei confronti di coloro che sono colpevoli e, se non perdoni il colpevole, demolisci il ponte per il quale Dio voleva che tu passassi. Sii dunque un modello perfetto e un esempio per gli altri, tramite le tue opere buone e gradite a Dio, e non volere vincere tutti con la tua lingua. Non credere di trovare riposo quando parli, se cerchi di avere ragione. La ragione è sopportare coraggiosa-mente la tentazione che ti sopraggiunge, affinché ne esca vincitore, sia che abbia commesso una colpa sia che non l’abbia commessa. Al contrario, anche se dici: “Ma, perché?” combatti contro Dio, che ti invia delle pene per la tua situazione di uomo passionale. Il Signore ci educa castigandoci, perché possiamo giungere all’impassibilità. E, se non le sopporti, veramente combatti contro Dio.

Mi scrivi riguardo all’ira verso l’insensato di cuore. L’ira, di per sé, è naturale. Come i nervi nel corpo. E’ anch’essa il nervo dell’anima. Lo si deve usare contro i demoni, gli eretici e contro chiunque ci impedisce di camminare nella via di Dio. Ma se ti adiri contro i tuoi fratelli che sono un’anima sola con te o, uscito fuori di te stesso, mandi in rovina il lavoro delle tue mani, allora sei malato di superbia e abusi del nervo dell’anima. Sbarazzati di essa tramite l’amore verso tutti e l’umiltà. Per questo, quando ti sopraggiunge l’ira, chiudi energicamente la bocca e non parlare a chi ti insulta o ti disonora o ti rimprovera in molti modi senza ragione. E lo stesso serpente si ritorcerà dentro il cuore; salirà fino alla gola, e siccome non gli darai una via d’uscita, soffocherà e scoppierà. Quando ciò si sarà ripetuto poche volte, diminuirà nella sua forza e cesserà completamente.

Poiché l’uomo è stato plasmato come essere razionale e pacifico, viene corretto incomparabilmente meglio con l’amore e con un modo pacato, invece che con quello rude e con l’ira. Questo ho riscontrato anch’io dopo molta esperienza e grande prova. Col modo buono e con l’amore puoi riuscire ad addolcire molti. E se poi qualcuno è ben disposto, riesci molto presto a renderlo simile ad un angelo di Dio.

Dunque dico questo a te e a tutti. Non cercate mai di correggervi con l’ira, perché tentazione non caccia tentazione, ma con umiltà e sincero amore. Quando ti accorgi che l’ira si fa avanti, lascia stare per un momento la correzione. Quando vedi che l’ira è passata ed è subentrata la pace e la facoltà di discernimento agisce senza passionalità, allora dì pure ciò che è utile. Non ho mai visto effettuarsi una correzione con l’ira, ma sempre con l’amore. Allora colui che ammonisce si sacrifica. Fate così dunque. Prendi l’esempio da te stesso. Quando ti rappacifichi? Con gli insulti? O con l’amore? Non sei stupito al sentire la parola di quell’anziano nello lerondicòn, che dice: “L’uomo irascibile e collerico, anche quando risuscitasse un morto, non è accolto nel regno di Dio”? [1]

Mi dici che hai in venerazione le mie parole. Prova allora se quanto ti scrivo è vero; soffoca questa passione, quando essa arriva per soffocare te. Tieni chiuso dentro il serpente una e due e molte volte e troverai subito la via della gioia e della vittoria. Allora andranno ad effetto subito le preghiere che faccio per te. E, dal momento che è stata vinta la madre, cade a terra anche tutto lo squadrone delle figlie generate dall’ira. Infatti le principali passioni, che producono tutte le altre, sono veramente l’ira e il desiderio. Dunque, soffoca con tutta la tua forza l’ira ad ogni istante in cui si metterà in moto e all’indomani la troverai più debole. Continua ancora a colpirla e a troncarle la testa – quando la vedi alzare la testa e nel giro di poco tempo fiorirà il frutto della pazienza, l’imperturbabilità. Qui c’è pace e grazia, e seguiranno tutti i beni. L’altra madre poi è la facoltà del desiderare, che getta a terra il cavaliere. Ma quando in tutto si pratica la temperanza e non c’è un sovrappiù di materia, allora il sangue non è di troppo. E quando non è superfluo, allora il desiderio non può gettare l’uomo a terra, ma lo combatte.

Resisti dunque replicando. Non lasciare che entrino I pensieri, ma combatti con la preghiera. Combatti coraggiosamente e non con fiacca. Si snerveranno subito. Cosi facendo germoglierà il fiore della purezza e della castità, per i quali la tua anima godrà di una gioia inesprimibile, per la certezza che da ora è preparato per te un luogo di riposo. In questo modo rendi inoperante la malvagità di questa passione e le malvagità di tutte le sue figlie.

Lettera 7.

ASCOLTA UN FATTO CHE Ml E’ SUCCESSO

Ho ricevuto proprio in questo momento la tua lettera e ho visto quanto c’è scritto; mi rallegro per la tua salute, ma mi rammarico per le tue tribolazioni.

Tutte le cose che mi scrivi ti succedono, figlio mio,  perché non hai pazienza. Tu, figlio mio, cerchi il Cristo, cerchi di entrare nella città celeste. Per questo prega lo ieronda, pregano i padri, prego anch’io, povero, qui fra le rocce. Dunque, ci ascolta tutti il Signore, in vista dell’annientamento della tua anima superba. Affinché sia umiliata e combattuta l’ira, lo sdegno, l’irritazione, l’egoismo, ti ha mandato una pulce a punzecchiarti – questa piccola tentazione – onde tu porti pazienza; perché ti dia fastidio, onde tu sia longanime· cosicché a poco a poco si calmino l’ira, lo sdegno: l’agitazione, soffocandole dentro di te e non permettendo che esca una parola dura. Allora, quella forza del satana che viene soffocata dentro una e due e molte volte, se ne va e lascia l’uomo come agnellino mite e tranquillo. Ascolta un fatto che mi è successo. Io, quando ero nel mondo, ne vincevo mille. Avevo un cuore da leone. Ma poi l’amore di Cristo mi ha ridotto a cadavere. Se volessi raccontare quanto ho sofferto ogni giorno a motivo di questa passione, dovrei scrivere un libro. Dio, volendo rendermi libero, mi procurò tutto quello che ci voleva: che mi infastidissero ingiustamente, che mi insultassero, che mi disturbassero. Non disturbi così semplicemente, ma tali da cagionare un omicidio. Sopportando però e soffocando satana dentro con una suprema pazienza, ho ottenuto la liberazione da questo male.

Durante un pesante inverno il tentatore stette in guardia per sorprendermi e sollevò tutti gli strumenti che lui conosce, adatti per mettere alla prova e che Dio gli permette di esperimentare. Dunque, dopo aver compiuto tre-cinque tentativi e aver visto che risultavano vane le sue aggressioni, fece entrare dalla porta una raffica di vento così improvvisa da scuotere il tetto con tutti i suoi accessori; la copertura, con migliaia di chili di sassi sopra, fu sollevata nell’aria come un aereoplano e fu gettata dal vento contro le rocce, sulla neve. Noi rimanemmo all’addiaccio sotto la neve.

Ma se presti attenzione anche alle varie specie di tentazioni, non puoi sopportarle senza subirne danno, se giudichi coloro che ne sono la causa. Sopportando invece le tue prove, riceverai, analogamente al tipo di tentazioni, tanta grazia che non potrai misurare. Cosicché non credere che se ti sottrai alla tentazione del momento, non te ne venga un’altra. Verrà immancabilmente. E se ti mostri fiacco nei confronti di quella, lo sarai pure in tutte le tentazioni.

La tentazione infatti è dentro di noi. Non te ne accorgi, figlio mio? Sii attento! Essa dall’ombelico del ventre sale nel cuore. Lo infuoca. Riscalda il sangue e sale alla gola. Bussa alla testa. Ottenebra la mente. E come un nodo si ferma nella gola, impedisce lo stesso respiro e soffoca l’uomo.

Dunque, può essere un altro, il peggiore fra gli uomini, che la mette in moto, o piuttosto lui stesso ti pone dentro la tentazione per turbarti e confonderti. Tuttavia il Signore permette questo, perché tu divenga ogni giorno più fedele nella prova, e così possa giungere all’impassibilità. Poiché quando sei preparato e la aspetti, non sei contrariato, non ti agiti, non vai fuori di te stesso. Mi scrivi che, se sapessi di riceverne grazia, sopporteresti mille tentazioni come quella. E come lo sai tu che, se sopporti, non riceverai grazia? Io dico a te e a tutti i fratelli che non esiste altra via più breve, come il sopportare le tentazioni che sopravvengono, in qualsiasi modo vengano. Lo stato spirituale dell’uomo e la grazia che ha, ricevono la loro testimonianza dalla pazienza. Come può lo ieronda sopportarvi tutti quanti? Perchè ha pazienza. Da ciò viene attestato che ha grazia, (che) ha virtù. La virtù non ha un campanello così che la si riconosca con uno scampanellio. Il campanello della virtù è la sopportazione, la longanimità, la pazienza. Questi sono gli ornamenti del monaco e di ogni cristiano.

Colui che lotta prevedendo la ricompensa che riceverà dall’alto e la grazia che otterrà dal Signore, tutto sopporta. Ecco che lo ieronda ha dato al fratello che è forte di esistere e di sopportare il tentatore. A te che sei debole ha dato un piccolo pungolo. Dimostra dunque pazienza per divenire capace anche tu di sopportare un indemoniato. Tolleralo, servilo, usagli pazienza. Grande virtù! Sai cosa vuol dire sopportare ed usare pazienza verso un pazzo? Da noi è venuto un pazzo e mi è dispiaciuto mandarlo via. Lo avevano cacciato ovunque. Dunque, l’ho tenuto perché trovasse appoggio un po’ presso di noi e si potesse riscaldare il cuore, da uomo qual era. Che cosa è successo poi? Lo avevo messo a rigoroso digiuno, poiché il Signore dice: “Questa razza non può uscire in nessun modo, se non con la preghiera e col digiuno” (Mt 17 ,21). Or dunque un giorno, mentre eravamo tutti fuori, chiuse tutte le porte e le finestre del nostro kellion e ci lasciò fuori. Nonostante molte suppliche non apriva. In conclusione, che fare? Trovammo un cacciavite, svitammo i cardini e aprimmo. Allora uscì fuori. Gli dico: Perché hai chiuso e ci hai lasciati fuori? Poiché, dice, dentro c’erano cipolle e patate, volevo condurre vita ascetica da solo, mangiare le cipolle e le patate! Costui dopo poco tempo stette bene, ma se ne andò, e di nuovo fu posseduto dal demonio. Tre volte venne, ma appena stava bene se ne andava e ancora diveniva pazzo e i demoni lo dominavano. Ora è all’ospedale.

Tu fa’ molta attenzione a non disprezzare uno di questi piccoli (Mt 18,10), deboli e disprezzati da questo mondo. Perché il tuo disprezzo e la tua offesa non si ferma a questi sventurati, ma sale davanti al volto dell’Autore e Plasmatore di cui portano l’immagine. Ti meraviglierai molto, in quel giorno, quando vedrai lo Spirito santissimo di Dio trovar riposo maggiormente in essi che nel tuo cuore. Io mi sono ammalato. Sono come paralizzato. Non ho la forza di fare dieci passi. Per queste cose e per tutte sono divenuto un cadavere. Vi supplico molto di pregare per me. Poiché ho molte anime che chiedono aiuto. Credetemi, padri e fratelli miei, che di ogni anima che aiuto esperimento la lotta che ha. Per questo anche il vostro ieronda è di continuo malato. Viene infatti debilitato dal superlavoro mentale e dalle tentazioni che soffre per tutti voi. Per questo non dire, figlio mio, quello che ti suggerisce il demonio, che cioè lo ieronda ti trascura, perché dimentica la tua fatica e i tuoi bisogni. Com’è possibile che vi trascuri, colui che soffre per tutti voi? Fa’ attenzione! Lascia stare questo pensiero e porta pazienza, affinché Dio veda la tua buona volontà e alleggerisca la tua lotta. Accogli la tentazione e non dare la colpa all’uno o all’altro.

Perché, quando non sopporti l’una o l’altra tentazione e dai la colpa agli altri, dal momento che è il Signore che ce le dà, allora ci percuoterà Lui stesso, che è molto più tremendo e duro. Nessun uomo può correggere come corregge l’Onnipotente. Perciò, figlio mio: “Abbracciate la correzione, perché non si adiri il Signore” (Sal 2,12). Amate la sua volontà e caricatevi di quanto vi sopravviene come vostro, onde non vi capiti che il Signore non vi abbandoni alla pusillanimità e alla bestemmia. Quando sbagli e di nuovo cadi, di nuovo convertiti. Non disperarti. Da’ coraggio e speranza a te stesso. Dì: “Perdonami, Cristo mio, mi convertirò ancora!”. Non dire: “Cadrò sotto l’ira di Dio!”. Non è forse un peccato (pronunciarsi in questo modo)? Siamo uomini … Non ti arrabbiare coi fratelli. Caricati delle loro deficienze, perché essi possano caricarsi delle tue. Ama di essere amato e sopporta di essere sopportato. Diventa buono e tutti diverranno buoni assieme a te. Sottometti le tue passioni e vedrai molti avere venerazione non solo per le tue parole, ma anche per lo stesso cenno dei tuoi occhi.

Riguardo ai servizi di cui parli, se sono molti e non fai in tempo a compierli e te ne viene agitazione e confusione, prego anch’io lo ieronda che ti alleggerisca, perché tu non li compia mormorando.

Per le altre cose che mi scrivi, mostri questo: hai molta vanità. Perciò diventa cadavere così che tutti ti possano passare sopra. Diventa terra. Castiga, colpisci, odia come nemico giurato il tuo io. Odialo di un odio totale; Perché se-non lo butti a terra, ti butterà a terra lui. Sii forte, non averne compassione! Con la grazia di Dio, io mi farò carico di te. Ma ti ricordo anche le parole dei Padri che dicono: “Se non versi sangue, non ricevi Spirito!”[2]. Non ritenerti un uomo, quando non ricevi la grazia. Senza la grazia invano siamo divenuti uomini in questo mondo. Analogamente alla purificazione dell’anima e alla illuminazione che ciascuno di noi ha ricevuto quaggiù, tanto più da vicino vedrà il Cristo lassù, lo vedrà più chiaramente, e godrà del suo profumo; e maggiormente si rallegrerà e salterà di gioia per gli altri.

Dunque, non considerarti un uomo se non ricevi la grazia.


[1] Detti, vol. I, p. 119, n. 19.

[2] Questo detto dell’abbà Longino, che letteralmente è “Da’ sangue e ricevi Spirito” (Detti, vol. I, p. 315) è molto citato dalla tradizione patristica posteriore. Al Monte Athos lo si ascolta come un ritornello sulle labbra degli ‘uomini spirituali.

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