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È necessaria una sola cosa

Miei amati figli,

dal Santo e Sacro Vangelo tutti conosciamo Lazzaro, che è risorto dopo quattro giorni nel sepolcro. Lazzaro aveva due sorelle: Marta e Maria. Una volta hanno invitato il Signore a casa loro per un pasto. Infatti, il Signore è andato a casa loro per la loro ospitalità. Marta era estremamente preoccupata per la preparazione del cibo. Sua sorella Maria, invece, sedeva ai piedi di Gesù e ascoltava il suo insegnamento divino. Marta ha cercato l’aiuto di Maria chiedendo al Signore di permetterle di alzarsi dai suoi piedi e di occuparsi dei preparativi. In quel momento, per insegnare a Marta che la sua sollecitudine per le cose mondane dovrebbe essere moderata, il nostro Cristo la informò: “Marta, Marta, tu sei preoccupata e turbata per molte cose, ma una cosa è necessaria. Maria ha scelto quella parte buona, che non le sarà tolta” (Lc 10,41).

Questo comandamento di Cristo si applica a tutti noi. La nostra preoccupazione per le necessità della vita dovrebbe essere moderata, relativa a quanto è necessario per soddisfare i nostri bisogni. Secondo l’insegnamento cristiano, ciò che ha valore è “l’unica cosa necessaria”; cioè la preoccupazione di come essere graditi a Dio, la preoccupazione per la salvezza della nostra anima immortale.

Marta ha cercato di compiacere il Signore con cose materiali. Maria, invece, era più saggia e più prudente. Si rese conto che era un’opportunità per ascoltare il Suo insegnamento divino. “Per quanto tempo ancora il Signore rimarrà con noi sulla terra?” pensò tra sé. Perciò si sedette premurosamente accanto a Lui e il Signore promise che questa benedizione non le sarebbe stata tolta; cioè la benedizione di ascoltare attentamente le parole divine e di godere della visione di Cristo e dei Suoi insegnamenti.

Dobbiamo preoccuparci delle inevitabili necessità della vita. Non possiamo vivere senza prenderci cura delle cose materiali perché siamo ugualmente corporei e spirituali. Il corpo ha bisogno di cibo, vestiti e simili. Soprattutto, però, la nostra anima immortale ha bisogno di salvezza, di questa “unica cosa necessaria”. La nostra ultima preoccupazione, la nostra unica preoccupazione dovrebbe essere come purificare la nostra anima, come avvicinarci a Dio, come conformarsi alla volontà di Dio e come evitare di essere condannati all’inferno. La salvezza della nostra anima non è un gioco! Non possiamo giocare con la nostra vita eterna, perché sappiamo benissimo di essere mortali; siamo transitori; siamo stranieri; siamo visitatori. 

Siamo semplicemente ospiti su questa terra, e un giorno, ognuno di noi dirà addio a questa dimora temporanea e partiremo per la nostra residenza permanente. La nostra stessa residenza è il luogo in cui l’anima ritorna: «da dove è venuta» (cfr Gen 3,19). «E Dio gli soffiò in faccia un soffio di vita e l’uomo divenne un’anima vivente» (Gen 2,7). L’anima, questa essenza vivente dell’uomo, è stata creata da Dio attraverso la sua inspirazione e attraverso la sua energia, e tornerà “da dove è venuta”.

Per questo, quando ci manca la consolazione divina, sentiamo un vuoto nell’anima. L’anima non si accontenta di nulla di materiale perché tutte le cose materiali sono estranee alla sua natura. Quando, invece, l’anima dell’uomo si avvicina a Dio attraverso la preghiera e la condotta virtuosa, si rallegra, si sente sicura e sente Dio dentro di sé.

La questione della vita eterna non va presa alla leggera perché, se dopo pochi istanti ci allontaniamo da questa vita, ci ritroveremo – definitivamente e positivamente – prima dell’eternità. È un gioco per affrontare una morte spaventosa? Per incontrare i demoni? Trovarci di fronte la nostra fedina penale – che ogni uomo ha davanti a Dio – e osservare che tutti i nostri peccati vengono enumerati in dettaglio? Per scoprire la nostra peccaminosità, di cui al momento non siamo consapevoli? È un gioco iniziare la nostra ascesa verso il giudice e affrontare i caselli? Come guarderemo il Signore dritto negli occhi? La nostra coscienza ci rassicura? Ci sprona e ci incoraggia? Abbiamo questa confidenza? No! Sono il primo a non averla!

Non potremo guardare il Signore negli occhi. Abbasseremo la testa per la vergogna perché non abbiamo fatto la volontà di Dio. Abbiamo contaminato la veste bianca che abbiamo ricevuto durante il Santo Battesimo. Mi chiedo, tuttavia: l’abbiamo mai lavata con le lacrime? Abbiamo versato lacrime di pentimento? Abbiamo cambiato la nostra vita e abbiamo vissuto con purezza? Affatto! Proprio mentre stiamo per realizzare qualcosa di buono, ricadiamo di nuovo nello stesso sporco fango!

Con tutta la forza della nostra anima, dobbiamo mettere in ordine le cose e pensare: “Che cosa richiede la mia salvezza? Cos’è la mia anima? La mia anima è immortale e posso morire in pochi istanti. Cosa accadrà allora? Poi segue il giudizio. Quale sarà la decisione di Dio al termine del processo? O sarò posto nella luce oppure nelle tenebre; o con Dio per l’eternità, o con il diavolo per l’eternità; o in Paradiso o all’Inferno, tutto nel giro di pochi minuti!

Ora siamo vivi. Se, però, ci accade qualcosa e moriamo all’improvviso, incontreremo tutte queste verità. Non ci sono eccezioni! Non c’è nulla che possa cambiare questo corso fisso degli sviluppi. Vedremo la morte, il giudizio e tutto il resto svolgersi davanti a noi. Eppure, affrontiamo le cose in modo così sconsiderato!

Pecchiamo; rimaniamo indifferenti; trascuriamo le nostre preghiere e i comandamenti di Dio; non ascoltiamo la nostra coscienza e non correggiamo il nostro modo di vivere, anche se ci rendiamo conto che possiamo morire in un dato momento. Quindi, tutto ciò che abbiamo creato qui sulla terra, che si tratti di ricchezza, famiglia, diplomi o gloria e onore, scomparirà all’istante. “La morte è venuta e tutte le cose sono svanite”[1].

L’uomo è costantemente ingannato dal diavolo. Il diavolo gli mostra uno schermo con vari film e l’uomo rimane ipnotizzato. Mentre fissa con la bocca spalancata il film di fronte a lui, due vermi, uno nero e uno bianco (cioè, giorno e notte) rimuovono la terra (cioè, il tempo) sotto i suoi piedi. E mentre è incantato e affascinato da tutto ciò che il mondo gli offre, crolla improvvisamente come un castello di carte e, terrorizzato, si chiede: “Come mi sono ritrovato quaggiù? Come è scomparso il terreno?” Tuttavia, nulla può essere rettificato in quel momento.

Tale era il caso di un certo uomo peccatore che non aveva mai nemmeno pensato a Dio. Quando giunse il momento di concludere la sua vita, quando era giunto alla fine, si sentì estremamente a disagio e nel suo ultimo respiro invocò il Signore. Tuttavia, un angelo apparve e rispose: “Quando il sole splendeva a mezzogiorno alto nel cielo, dov’eri? Dove stavi vagando allora? Ora che il sole è tramontato, ora ti sei ricordato di Dio? Dov’eri per così tanti anni?” Lo stesso accadrà a ciascuno di noi se non ci preoccupiamo di Dio e della nostra anima.

Questo è il motivo per cui dobbiamo occuparci della nostra anima, dell'”unica cosa necessaria”. Dovremmo preoccuparci incessantemente di come purificare il nostro cuore, come purificare la nostra mente, come purificare il nostro corpo e come liberare la nostra coscienza dai vincoli invisibili del peccato. Quindi, con la grazia di Dio, otterremo “l’unica cosa necessaria” e attraverso la morte passeremo davvero in Cielo.

La persona che assume questa santa preoccupazione per la salvezza della sua anima e la stretta unione con Dio non sarà vista frequentare locali notturni e balli. Non vedrai una persona del genere coinvolgersi in cose inutili. Anzi! Noterai che è sempre attento, saggio, serio, premuroso e vigilante contro tutto ciò che può portarlo a peccare.

Noi, tuttavia, io sono il primo, riveliamo con le nostre azioni quanto frivolamente abbiamo preso in considerazione “l’unica cosa necessaria” e quanto poco crediamo in Dio, nell’eternità dell’anima e nel Regno dei cieli.

Dobbiamo riflettere su queste questioni molto seriamente e pensare: “Ho un’anima immortale; Ho una coscienza. Andrò per essere giudicato da Dio, e poco dopo seguirà una decisione eterna. Cosa vuole Dio da me? Vuole che mi corregga, mi penta, smetta di peccare, confessi, pianga per i miei peccati e tracci un nuovo sentiero: un sentiero giusto, luminoso e positivo”. Non dovrei guardare né a destra né a sinistra, ma direttamente verso il Cielo. E quando verrà la morte, non mi disturberà. La Bibbia afferma: “Mi sono preparato e non sono stato turbato” (Sal 118,60). Quando qualcuno è pronto, non si allarma. Chi va nel panico? La persona impreparata.

Non so se avete mai visto una persona che sta per morire: come urla, come vede gli angeli, come vede i demoni, come vede l’Arcangelo Michele impugnare una spada, come gira gli occhi, come ingoia “il calice amaro!” Tutto quanto menzionato nel servizio funebre e negli insegnamenti dei Padri è assolutamente vero. Questi eventi avranno luogo per ogni persona, e particolarmente per ogni cristiano.[2] Abbiamo assistito a molte morti, abbiamo visto molte cose, e firmiamo e certifichiamo con il sangue del nostro cuore che queste cose sono vere.

Quindi, prepariamoci prima che venga quest’ora, prima che arrivi la morte, prima di vedere i demoni che circondano il nostro letto di morte, desiderosi di afferrare la nostra anima e portarci all’inferno[3]. In quel momento, i nostri fratelli maggiori, gli angeli buoni, questi esseri santi, mostreranno la loro preoccupazione per noi e cercheranno di liberare la nostra anima dalle mani dei demoni. Così ci amano i nostri santi fratelli e gli angeli custodi delle nostre anime!

Ecco perché dobbiamo chiedere costantemente al nostro angelo custode di aiutarci e proteggerci. Quando preghiamo, prega con noi; tuttavia, quando pecchiamo, si siede e piange. Vi racconterò una bellissima storia dei santi Padri.

Una volta, un santo eremita era andato in città per vedere il Vescovo su una questione dello skete[4] Lì vide un giovane in piedi fuori da una casa che piangeva e si lamentava. Con il suo dono di chiaroveggenza si rese conto, dopo che gli occhi della sua anima si erano aperti, che la persona che piangeva non era un essere umano, ma un angelo di Dio. Si avvicinò e gli chiese: “Nel nome di Dio, dimmi chi sei”.

L’angelo rispose: “Io non sono un uomo, o servo di Dio. Sono l’angelo custode di un’anima, che attualmente è in questa casa a fornicare. Sono seduto fuori perché non posso entrare dentro dove esistono tanta impurità e sporcizia. Ecco perché sono seduto qui, piangendo e implorando Dio di illuminare quest’anima affinché si penta e smetta di persistere nel peccato”.

L’angelo piangeva perché questa persona vendette la sua anima immortale al diavolo per «un piatto di lenticchie», secondo la Scrittura (Gen 25,33).

Tutti noi, ed io per primo, dobbiamo considerare seriamente queste cose e non permettere che il diavolo e il peccato ci ingannino. Dobbiamo occuparci della nostra anima immortale, correggerci e vivere con attenzione, perché sappiamo benissimo che i demoni, che ci attirano e ci spingono a peccare, osservano e registrano simultaneamente le nostre cadute con estrema precisione (compreso il tempo, le persone coinvolte, e le relative informazioni). Non è una favola; non è un gioco; non è una bugia che dovremo affrontare una morte spaventosa!

Non sappiamo cosa porterà il domani. Potremmo trovarci inaspettatamente nel tribunale di Dio, e allora sbatteremo la testa contro il muro con rimpianto; tuttavia, il perdono e la correzione non saranno più possibili. Attualmente, abbiamo la benedizione di Dio di essere vivi. Non siamo ancora partiti da questa vita. Abbiamo ancora il diritto di pentirci; abbiamo la capacità di correggere la nostra fedina penale e di condurre una vita piena di luce. Dovremmo ringraziare Dio ora che stiamo ancora respirando e siamo in grado di esprimere una parola di pentimento ad ogni respiro. Correggiamo la nostra vita oggi, ora che abbiamo tempo, ora che possiamo camminare, ora che la morte non è ancora arrivata. Dovrei prima correggermi, e poi anche voi potete seguirmi. In modo che, correggendo noi stessi, possiamo ottenere la vita eterna.

Non abbiamo niente in nostro potere. Non controlliamo noi stessi, né le nostre mogli, né i nostri figli, né la nostra ricchezza, né la nostra salute, assolutamente niente! Tutto è incerto. Tutto è appeso a un filo perché possiamo perdere tutto, e poi segue la morte. Sai dove andrai? No! Sai come arrivarci? No! Chi ti guiderà verso la tua destinazione? Poiché Dio solo ti guiderà, assicurati di risolvere le cose con Dio ora; altrimenti, qualcun altro ti condurrà nelle profondità dell’Ade dove nulla può essere corretto.

Quante persone sono state uccise sul colpo da un’automobile mentre camminavano per strada? Mentre qualcuno cantava allegramente, pochi secondi dopo è stato investito da un’auto ed è morto sul colpo. Con una canzone sulle labbra, questa persona partì per il tribunale di Dio. Questo è l’uomo! Il suo cuore funziona proprio come un orologio. Se la molla che alimenta l’orologio si rompe, smette di funzionare. Se il cuore di una persona smette di battere, la sua vita finisce! Per questo il Vangelo dice: «Ognuno è bugiardo» (Rm 3,4). Non perché mente, ma perché assomiglia a una bugia. Un momento appare grande e potente, e il momento successivo muore.

A causa di queste cose, dobbiamo preoccuparci di come essere graditi a Dio. Dio guarda solo alla nostra anima e non al nostro aspetto esteriore. Il diavolo, invece, guarda all’esterno. Anche se abbiamo bisogno di pentimento, lacrime e lutto, invece vaghiamo senza meta per la vita andando qua e là, festeggiando, ballando, sistemandoci, solo per diventare diversi dal modo in cui Dio ci ha creati per essere. Dobbiamo abbellire la nostra anima con le virtù, non il nostro aspetto esteriore, rendendo il nostro viso diverso e alterandone la naturale bellezza. Più cerchiamo di renderci attraenti esternamente, più sfreghiamo la nostra anima internamente. Abbiamo mai confessato di aver vestito provocatoriamente e forse scandalizzato un’anima immortale? No! Abbiamo considerato che potremmo aver scandalizzato le persone con la nostra condotta negligente? No! Abbiamo mai confessato che avremmo potuto fare qualcosa di buono e non l’abbiamo fatto? No! Anche questo è un peccato. Dio ci chiederà di rendere conto di tutte queste cose perché nulla rimane inosservato. Quando commettiamo un errore, il “computer” di Dio registra la nostra colpevolezza. Al contrario, quando ci pentiamo, il suo “computer” cancella il debito. Dio lo fa automaticamente perché è uno spirito. È presente ovunque e, quindi, senza difficoltà registra istantaneamente anche i pensieri più impercettibili di tutti i miliardi di persone e registra la responsabilità sulla fedina penale di ogni persona. 

Il Cielo, il Regno di Dio e la vita eterna sono aperti. Nel momento stesso in cui il nostro Cristo espirò il Suo ultimo respiro sulla Croce, il Paradiso si spalancò. Fino a quel momento la porta del Cielo, la porta del Paradiso, la porta della Gerusalemme superiore era chiusa. Quando il nostro Cristo stese le sue braccia immacolate e aprì il suo abbraccio sulla croce, abbracciò l’intero genere umano per donargli la vita eterna.

Sai cosa significa la vita eterna? La vita accanto a Dio! La ricchezza e la gioia indescrivibili non possono essere concepite dalla mente umana. Le persone che sono andate in Paradiso e sono tornate ci hanno rivelato molte cose. La testimonianza più potente, però, viene dal santissimo apostolo Paolo, che salì al terzo cielo. Afferma che Dio ha in serbo tali cose buone che la mente umana non può concepirle: «L’occhio non ha visto e l’orecchio non ha udito, e non è neppure entrato nel cuore dell’uomo» (1Cor 2,9). Una tale vita attende l’uomo! Né la sua mente ha concepito, né il suo cuore ha provato questa felicità. Ne vale la pena! Le sofferenze del «tempo presente» (Rm 8,18) sono insignificanti rispetto alla gloria futura che sarà svelata ai figli di Dio. Ogni persona che sarà salvata sarà un figlio di Dio ed un erede del Suo Regno.

Non amiamo Cristo, e io per primo, perché se lo amassimo, non peccheremmo. Lo abbiamo dimenticato, ma Lui non dimentica mai noi. È l’unico che ama l’uomo fino alla morte, anche la morte sulla croce! (Fil 2,8). Ci visita continuamente, a volte con una malattia, a volte con un’afflizione, altre volte con prove diverse. È Cristo che bussa alla porta di ogni persona chiedendo: “Apri la porta perché io possa entrare e ti renderò felice, ti farò mio erede». Sfortunatamente, sbarriamo la porta in modo sicuro e non riusciamo a capire che è Cristo che bussa per salvarci. Dio perdona con grande facilità! — purché l’uomo si apra e ritorni a Lui con sincero pentimento. Dio non vuole il rimborso o il pagamento dall’uomo in cambio dei suoi doni eterni. No! Anche se l’uomo ha milioni o miliardi di peccati, per Dio non sono niente. Cos’è una manciata di sabbia in mezzo all’oceano? Tutti i peccati dell’umanità non sono altro che un puntino nell’oceano. Non c’è peccato capace di sopraffare la compassione di Dio.

Dal momento che abbiamo una tale infinita compassione che ci aspetta, perché dovremmo continuamente trascinare i piedi? Dovremmo correre e saltare nel Suo abbraccio per essere perdonati. Il diavolo cerca di tirarci indietro, mentre Dio e il nostro angelo custode ci spingono ad andare avanti. Andremo da chi obbediamo. Questo è ciò che ci insegnano il Santo Vangelo e i santi Padri. Non gettiamoli da parte; non restiamo indifferenti; non affoghiamo nelle preoccupazioni della vita. Le parole di Cristo sono chiarissime: “Solo una cosa è necessaria”. Mettiamo da parte le preoccupazioni terrene e concentriamoci sulla coltivazione della nostra anima per renderla feconda agli occhi di Dio. La morte verrà; ci raggiungerà. Che lo vogliamo o no, arriveremo al suo cancello nero e passeremo dall’altra parte. Non c’è altra strada; nessun altro percorso. Siamo certi al 100% che, in effetti, ognuno di noi morirà e, di conseguenza, comparirà in tribunale. Pertanto, dobbiamo essere attenti!

Quando qualcuno viene perseguito, soprattutto per un reato grave, sappiamo tutti quanto sia preoccupato di evitare la reclusione o addirittura la morte stessa. Una persona del genere cerca avvocati, cerca di trovare un avvocato preminente con collegamenti, garantisce che tutti siano pagati e fa ogni sforzo per trovare testimoni e avvocati per essere ritenuto innocente. Tanta preoccupazione, tanta angoscia per un caso temporaneo! Tuttavia, non prendiamo sul serio l’inevitabile corte di Dio che ci attende. Non ci pensiamo molto. La nostra vita e le nostre azioni lo dimostrano.

Che Dio ci conceda la grazia, che ci dia aiuto, che ci mandi l’illuminazione e la forza per intraprendere questa santa “preoccupazione”, che ci condurrà con successo nel Paradiso di Dio e lontano dall’Inferno.

L’inferno è qualcosa di inimmaginabilmente terribile! Non esiste solo nella coscienza dell’uomo. Dogmaticamente, secondo i Padri della nostra Chiesa, l’Inferno è spirituale, così come il Paradiso è spirituale. L’anima è spirituale e anche i demoni sono spirituali. Durante la sua seconda venuta, Cristo pronuncerà: «Allontanatevi da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25,41). L’inferno eterno è stato preparato per i demoni; tuttavia, vi saranno inviate anche tutte le persone che imitano le opere dei demoni durante la Seconda Venuta. I demoni sperimentano l’inferno quando fanno e non commissionano crimini contro Dio; conseguentemente, celebrano ogni volta che vengono commessi crimini contro di Lui. Per questo non sono bruciati o torturati dalla loro coscienza come l’uomo, anche se sono consapevoli delle loro azioni. L’uomo soffre e prova angoscia quando pecca contro Dio perché ha un’anima, ha una coscienza, che è il respiro di Dio. Al contrario, il diavolo non soffre, si rallegra. Di conseguenza, l’inferno non può essere semplicemente nella coscienza del diavolo, ma è esistenziale, e quindi è preparato per lui eternamente. Tuttavia, vi saranno mandate anche le persone che saranno trovate impenitenti nell’ora della morte.

La tradizione ascetica e patristica ha innumerevoli e preziosi esempi riguardanti l’esistenza spirituale sia dell’Inferno che del Paradiso nell’altra vita, che sono entrambi simili nel carattere rispetto all’eternità e alla spiritualità. I Padri hanno affermato che questo è un dogma e hanno insegnato che il Paradiso e l’Inferno non sono stati fisici ma spirituali, che sono vissuti dalle persone a seconda delle condizioni della loro anima. Le anime purificate vedranno Dio come luce, mentre le anime impure sentiranno Dio come fuoco.

Oggi molti, anche I teologi!, affermano che l’inferno esiste solo nella coscienza dell’uomo. Questo diminuisce il beneficio spirituale che deriva dalla consapevolezza e contemplazione dell’Inferno, e permette loro di dire: “Molto bene! Se sopprimo e attutisco la mia coscienza, diventerò indifferente e non soffrirò”. No, non è così. Non è semplicemente che la mia coscienza mi mangerà come un verme e mi oscurerà per le colpe che ho commesso contro Dio. No! Oltre alla coscienza, avremo l’Inferno spirituale. L’inferno è tangibile: è tenebre, è fuoco, è un verme insonne, oltre alle tante altre cose descritte nelle Scritture (Mc 9,48).

Poiché conosciamo la verità sull’Inferno e sul Paradiso, concentriamoci su come sfuggire all’Inferno e su come evitare di andare laggiù, perché non è un posto per l’anima dell’uomo. L’anima deve ritornare all’abbraccio di Dio e vivere eternamente con il Padre celeste. Che l’unico ad andarci sia colui che ha dato inizio alla ribellione, colui che ha commesso il delitto senza mai pentirsi: il diavolo.

Per questo, noi cristiani dovremmo pentirci, dovremmo versare lacrime, dovremmo tornare ora, oggi!, perché domani potremmo non avere la possibilità di pentirci. In questo momento, rivolgiamo il nostro cuore a Dio e gridiamo: “Dio mio, ho peccato contro il cielo e davanti a te, e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Rendimi come uno dei tuoi salariati” (Lc 15,18-19). Ritorniamo direttamente all’abbraccio del Padre! Se lo faremo, Dio subito ci laverà, ci pulirà, ci vestirà della sua grazia, ci darà il “vitello ingrassato” (Lc 15,23), ci guiderà al Banchetto della Chiesa, ci darà il suo Corpo e il suo Sangue, e noi diventeremo uno con Cristo. Allora, il diavolo non avrà più alcun diritto su di noi. Questa è la verità della nostra Chiesa Ortodossa, che nessuno può confutare!

Nelle nostre preghiere, dovremmo chiedere a Dio di concederci il pentimento, e una buona fine cristiana per la nostra vita: indolore, senza vergogna, con un eccellente resoconto davanti al Giusto Giudice, un giudizio che ci riterrà degni del Suo Regno. Amen.


[1] Questo verso è tratto da un inno (in 3° tono) che si trova nel servizio funebre e nel Paraklitiki. L’intero inno è: “Tutte le cose associate alla vita dell’uomo che cessano di esistere dopo la morte sono vanità. La ricchezza non rimane; la fama non segue. Quando arriva la morte, tutte queste cose svaniscono. Perciò, carissimi, gridiamo al nostro Re e Dio: Dona riposo a colui che si è allontanato da noi, o Amante dell’uomo».

[2] «Particolarmente per ogni cristiano», perché «il minimo è perdonato nella misericordia, ma il potente sarà duramente esaminato» (Sol 6,6). E come Cristo ha affermato: “Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone, ma non si è preparato né ha fatto secondo la sua volontà, sarà colpito con molte percosse. … A chi molto è dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, da lui chiederanno di più» (Lc 12,47-48). E anche l’apostolo Paolo ricorda: «Chi [Cristo] è il Salvatore di tutti gli uomini, specialmente di quelli che credono» (1 Tm 4,10).

[3] San Nicodemo l’Aghiorita insegna quanto segue commentando il versetto: “Eppure l’arcangelo Michele, quando litigava con il diavolo sul corpo di Mosè… disse: ‘Il Signore ti sgridi'” (Gdc 1,9): “Che cosa impariamo da questo evento? Che durante il tempo della morte e della separazione dell’anima dal corpo, il diavolo venga ad opporsi e a rivendicare l’anima. Sia i poteri angelici che una moltitudine di demoni vengono a incontrare l’anima ed esaminare le azioni di ogni persona. Se una persona ha buone azioni, gli angeli prendono l’anima; se sono malvagi, i demoni lo prendono. In quel momento, ogni anima è sopraffatta dall’incertezza e dalla paura perché il diavolo cerca di impedirle di ascendere al cielo. Gli angeli, invece, aiutano l’anima, proprio come vide sant’Antonio il Grande durante la sua visione e come leggiamo nella vita di san Macario … Questi spiriti abominevoli sono invidiosi quando vedono le anime degli umani mortali e fisici ascendere ai luoghi di riposo, mentre rimangono in luoghi di sofferenza e di reclusione. Non sopportano di vedere gli umani ereditare la loro precedente dimora in Paradiso, mentre essi stessi ereditano l’oscurità dell’Ade e il fuoco eterno dell’Inferno. San Giovanni Climaco conferma anche che c’è un temibile dibattito che si svolge al momento della morte con la sua narrazione del giusto Stefano che dimorò sul monte Sinai (passo 7). Se il diavolo fu presente durante la morte di un Dio-veggente, legislatore, re, sacerdote e arciprete come Mosè che vide le spalle di Dio, contendendo e disputando tenacemente [sul corpo di Mosè], cosa accadrà a noi i peccatori? Ma cosa sto dicendo? Se il diavolo spudorato ha avuto il coraggio di avvicinarsi allo stesso Maestro di Mosè, il Signore completamente senza peccato, durante il tempo della sua passione, sperando di trovare anche un piccolo difetto, come Cristo stesso ha attestato: “perché viene il principe del mondo. Egli non può nulla contro di me” (Gv 14,30), chi può credere che nell’ora della morte saremo esenti dalla presenza del diavolo? Anche San Basilio Magno conferma quanto sopra: «Appena prima della fine della loro vita, i valorosi atleti di Dio, che hanno combattuto e sono sfuggiti a tutte le trappole dei nemici invisibili, sono esaminati dal sovrano del presente tempo. Se si scopre che hanno ferite o macchie, o impronte di peccato, cerca di catturarli; se, invece, sono trovati incolumi e senza macchia, sono liberi, incapaci di essere detenuti e accolti nel riposo da Cristo’»” (Ἑρμηνεία εἰς τὰς 7 Καθολικὰς  Ἐπιστολὰς τῶν Ἁγίων Ἀποστόλων {Interpretation of the 7 General Epistles of the Holy Apostles}, Salonicco: Orthodoxos Kypseli, pp. 696-698). E san Giovanni Crisostomo afferma: «Non solo le anime dei giusti [sono prese dagli angeli], ma anche le anime di coloro che hanno vissuto nel male vi sono condotte [nell’Ade] da angeli malvagi. E questo diventa evidente da un altro ricco, che è il ricco stolto, al quale Dio ha detto: “Questa notte ti chiederò l’anima” (Lc 12,20). In tal modo, di Lazzaro si dice che «fu rapito dagli angeli» (Lc 16,22); riguardo al ricco stolto, che certi poteri temibili esigevano la sua anima… Ed essi [i demoni] fecero prigioniero uno [il ricco], mentre gli altri [gli angeli] girarono intorno al secondo [Lazzaro] come vincitore incoronato” (Patrologia Migne, Vol. 48, p. 984).

[4] Uno skete è una comunità composta da un numero di case indipendenti con una chiesa centralizzata. Questa impostazione consente un relativo isolamento per i monaci, ma offre loro anche servizi comuni e risorse condivise. Combina la vita comunitaria dei monasteri con il programma austero degli eremiti.

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